lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

A quanti fa gola la poltrona della Marcegaglia
Pubblicato il 03-02-2012


Da una parte la rottura decisa con il mandato di Emma Marcegaglia e dall’altra una discontinuità morbida. Da un lato l’idea di rivoltare Confindustria come un calzino e dall’altro l’obiettivo di un cambiamento graduale. Su un versante il desiderio di andare all’attacco dell’articolo 18 e sull’altro un approccio più pragmatico e dialogante con i sindacati.  La sfida tra Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi per la poltrona di comando di Viale dell’Astronomia è una contrapposizione tra stili d’azione e visioni del mondo. L’iter procedurale di elezione del successore della Marcegaglia è partito il 24 gennaio e l’investitura avverrà il 22 marzo, mentre il nuovo presidente di Confindustria entrerà in carica il 24 maggio.

DUE VISIONI CONTRAPPOSTE – Bombassei, 72 anni, patron della Brembo e attuale vicepresidente dell’associazione degli imprenditori, punta a rompere con certe pratiche e antichi riti che considera desueti e paludati: meno contrattazione nazionale e più servizi agli associati,  meno approccio istituzionale che fa tête-à-tête con i sindacati e più azione di lobby in grado di rappresentare tutti gli interessi delle quasi 150mila aziende iscritte (oltre 5milioni e mezzo di addetti). Bombassei, insomma, vuole rompere con gli schemi del passato. Non a caso per lui la via tracciata da Sergio Marchionne è quella da seguire: poche chiacchiere e pugno duro con i sindacati che non ci stanno, anche su un tema caldissimo come l’articolo 18. Giorgio Squinzi, 69 anni, amministratore unico della Mapei e già presidente di Federchimica, punta invece su un cambiamento morbido, senza traumi. Appare  meno decisionista e più dialogante di Bombassei e predica pragmatismo anche nel rapporto con le sigle dei lavoratori.

DUE METODI DIVERSI – La tempra e i metodi dei due personaggi sono molto diversi, non c’è che dire.  Bombassei ha già inviato una lettera ai presidenti di categoria in cui ha ufficializzato la sua candidatura e ha esposto un programma in dieci punti. Squinzi, invece, ha deciso di muoversi in modo più rituale, ascoltando tutti durante la campagna elettorale in modo aperto, applicando una sorta di maieutica allo scopo di tirar fuori idee e spunti.  Il patron Mapei non sconfessa l’operato della Marcegaglia che, infatti, lo appoggia sottobanco pur dicendosi ufficialmente neutrale e «contenta di tutti, checché se ne dica sui giornali». Dall’altra parte, Bombassei conta invece sul sostegno di nomi importanti come l’ex presidente di Confindustria Luca Montezemolo, il presidente esecutivo Telecom Franco Bernabè o Riccardo Illy, che aveva subito smentito una sua discesa in campo in prima persona.

RIELLO: IL TERZO INCOMODO – Stando ai sondaggi fatti fra le associazioni territoriali Bombassei sarebbe il favorito. Ma bisogna stare attenti al terzo incomodo che potrebbe essere rappresentato dalla candidatura di Andrea Riello, 50enne numero uno del gruppo Riello Sistemi. Il suo nome piace molto agli industriali veneti, lui ha annunciato un impegno in prima persona e poi si è detto disponibile a ritirarsi di fronte a una ricomposizione delle divisioni interne. In ogni caso, il suo profilo programmatico è meno delineato degli altri due concorrenti, ma la sua presenza potrebbe essere importante per il pacchetto di voti che Riello sarà in grado di far convergere su uno piuttosto che sull’altro dei suoi avversari.

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Commenti all'articolo
  1. Un momento delicato come questo per il paese necessità di una Confindustria attenta al dialogo con le parti sociali. Speriamo bene, anche perchè il Governo di Monti avendo una sponda con una Confindustria spostata a destra estrema potrebbe fare brutti scherzi.

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