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Opinioni e commenti
 

Al volante non si beve!
Pubblicato il 02-02-2012


Siamo tutti d’accordo che guidare da ubriachi non va bene. E’ pericoloso e incosciente. Negli ultimi anni in Italia la lotta alla guida in stato di ebbrezza si è molto intensificata, con la nascita di nuove rigide leggi, numerosi controlli, e migliaia di patenti ritirate. L’attuazione di queste nuove normative prende spesso spunto da leggi applicate per il medesimo reato in altri paesi, primi tra tutti l’Inghilterra e gli Stai Uniti, dove la cultura del bere è molto più diffusa che in Italia. 

Con un livello massimo di tasso alcolemico di 0,50 per litro di sangue, le pene inflitte dalla legge italiana vanno da un ritiro della patente minimo di tre mesi fino ad anni. Oltre poi alla confisca del veicolo e relativa multa, il conducente si dovrà sottoporre a tutta una serie di test di laboratorio, e non solo, per la durata di cinque anni. All’estero le pene applicate per il reato son prevalentemente le stesse come in Italia, ma con un’unica differenza che io ritengo sostanziale: la prevenzione e l’educazione. Fin da giovani infatti i ragazzi, che siano inglesi o americani, vengono educati alla sicurezza stradale, ed è cultura comune organizzare ad esempio che un passeggero a turno non beva durante la serata di baldoria e riconduca a casa sana e salva la combriccola che ha bevuto.

I servizi pubblici poi sono efficienti al massimo: durante la notte, e sopratutto nei week end, le strade di molte metropoli sono affollate di taxi, principalmente fuori dalle discoteche, per riaccompagnare a casa chi non è in grado di guidare; lo stesso vale per metropolitane e bus, efficienti tutta la notte ed affollati, parola del sottoscritto, di giovani coscienziosi che decidono di non prendere la macchina ma hanno una alternativa sicura per rincasare. A fronte di questo ventaglio di possibilità che viene offerto al consumatore di bevande alcoliche per tornare a casa sano e salvo, chi si ostina a trasgredire la legge e guidare ubriaco viene giustamente punito severamente.

Ora, non ritengo che questo accada pure in Italia. Sono infatti solo pochi anni che le leggi verso il fenomeno si sono, giustamente, inasprite, ma senza alcun tipo di organizzazione di mezzi alternativi né alcun tipo di educazione preventiva verso il cittadino. Se si esce la sera da una discoteca, e parlo di Roma, non di un qualsiasi paese sperduto tra le campagne, sfido chiunque a trovare un taxi: ore di attesa al telefono che non fanno altro che demotivare il prudente bevitore. Mezzi pubblici nemmeno a parlarne: le metropolitane serrano i battenti verso mezzanotte e trovare un autobus si rivelerà una impresa alquanto ardua.

Per chi poi malauguratamente viene pizzicato ubriaco al volante, l’iter da seguire per riconseguire la patente è alquanto bizzarro e losco. A cadenza prima di sei mesi, poi un anno poi due e così via, il malcapitato dovrà sia effettuare una analisi del sangue che tre test delle urine per rilevare il tasso alcolemico nel fegato e l’eventuale presenza di stupefacenti. Costo circa duecento euro. Dopodiché si passa dallo psicologo: prima visita con quiz attitudinali al costo sempre di circa cento euro e, seconda visita da un altro psicologo per commentare e ricevere l’esito dei test, circa altri cento euro. Alla fine della fiera quindi, indifferentemente se superati i test o no, il malcapitato si troverà a sborsare all’incirca la cifra di quattrocento euro. A questa spesa aggiungerei poi i disagi del caso nel non avere la patente: problemi per recarsi al lavoro, spese per eventuali taxi o spostamenti alternativi.

Non esiste poi una distinzione di uffici e laboratori tra chi è stato fermato a causa di guida in stato di ebbrezza e chi per droga. Questi laboratori sono infatti indistintamente affollati da comuni cittadini, anche signore che avevano ingenuamente bevuto due bicchieri di vino al ristorante, che da veri delinquenti o drogati recidivi. Alquanto bizzarro. Come al solito un semi-pasticcio all’italiana, una legge giusta ma macchiata da ombre che rendono il tutto alquanto grottesco.

Ma dato che oramai il danno è fatto, perché le istituzioni non si impegnano nel contempo ad educare anche il cittadino al fine di rendere questi eventi sempre più rari? Perché non si impegnano a rendere la mobilità più efficiente al fine di dare vere alternative per tornare a casa a chi ha bevuto? Ma sopratutto perché non vengono semplificate le procedure per il riconseguimento della patente? Non tutti hanno la disponibilità economica per sostenere tale iter, e sopratutto distinguerei i reati più gravi da quelli commessi da gente che raramente beve ed agisce in assoluta buona fede.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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Commenti all'articolo
  1. Personalmente penso che tutti sanno che bere fa male, tutti sanno che guidare da ubriachi é pericoloso. Non sono italiana e nessuno mi ha “educato” a non bere quando guido. Sono semplicemente responsabile per i miei errori, e nel mio paese il ritiro della patente costa miliaia di euro, rispetto ai 400 vostri. Penso che é più dovuto ad una questione culturale, che effettivamente di mezzi pubblici ( anche se ammetto la loro inefficienza)! Il/la ragazzo/a italiano/a é viziato/a e ha sempre il culo parato dai genitori. I nord europei hanno la testa un po’ piú sulle spalle perché ad ogni sbaglio sono proprio i genitori che li puniscono per primi. In secondo luogo, spesso noi ragazzi del nord siamo “educati” a lavorare ogni estate dall’età di 16 anni, e a comprarci pazialmente o interamente la macchina con i nostri soldi. Anni sudati a risparmiare, la macchina ha ovviamente più valore di una macchina regalata!

  2. Ci sono ultraottantenni alla guida che bevono solo l’acqua ma è come se avessero sempre 1,5. E nessuno dice niente.
    Al volante non si beve, al conducente non si parla, al cuor non si comanda.

  3. Comunque bere o drogarsi per poi mettersi alla guida è da incoscienti: non si buttano così i soldi!
    Vi pare che uno si fa una canna e poi se la deve vivere nel traffico in mezzo agli stressati, che se poco poco provi ad andare piano calmo e rilassato, come si addice al cannarolo, cominciano a maledirti perché loro, i sani, devono arrivare in tempo a casa per il grande fratello?
    Oppure dopo un diverbio provi a riconciliare dicendo a uno “Bella frate'” e quello che non si droga ed è aggressivo ti risponde “Fratello dillo a tu’ fratello” e ti rifila una coltellata?
    Non vale proprio la pena.

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