martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Arrivare secondi alle primarie
Pubblicato il 14-02-2012


«Credeteci o no, non brucia». Per il segretario Pier Luigi Bersani nessun dramma, una sconfitta che non brucia quella dei candidati del Pd alle primarie del centrosinistra per la corsa alla poltrona di sindaco a Genova. Il candidato indipendente, ma sostenuto da Sel, Marco Doria ha vinto con il 46% dei voti battendo Marta Vincenzi (27.5%), il sindaco uscente e la senatrice Roberta Pinotti (26.3%). Il segretario rassicura e invita a «lavorare con entusiasmo» perché si «vince con Doria». Ma poi a leggere bene le dichiarazioni rilasciate dal leader del Partito democratico si direbbe il contrario. Pier Luigi Bersani sarebbe favorevole a una revisione dello statuto del Pd così che si posa scegliere un candidato del partito in caso di primarie di coalizione.

ADDIO PRIMARIE? – «Sarebbe cosa buona e logica che il Pd selezionasse la sua candidatura per vie interne», ha spiegato il segretario rispondendo ai cronisti alla Camera. Anche perché come lui stesso ha ricordato lo statuto prevede che «il meccanismo delle candidature non è nelle mani del segretario nazionale, ma è affidato alle federazioni locali». E allora addio al principio democratico delle primarie inventate in Italia proprio dai cosiddetti “democrat”? Si ritornerebbe alle candidature dall’alto? Intanto dal basso l’esito fallimentare delle candidature democratiche ha sollevato un vespaio, polemiche difficili da dirimere se non con quello che è stato: le dimissioni dei segretari provinciale e regionale Pd Victor Rasetto e Lorenzo Basso.

LE DIMISSIONI – «Abbiamo deciso di rimettere il mandato – commenta Victor Rasetto – per senso di responsabilità e per consentire che si apra una discussione politica vera. Non vogliamo fare i capi espiatori. Al termine delle assemblee, prenderemo le nostre decisioni». Per Rasetto i termini della questione sono chiari. «In primo luogo – sottolinea il segretario provinciale – bisogna sostenere Doria, senza se e senza ma, visto che qualcuno lo sta già mettendo in discussione. Poi bisogna analizzare le ragioni per cui i cittadini hanno scelto Doria. C’è una richiesta di cambiamento e innovazione profonda che il PD non ha saputo interpretare. E se non lo fai, ti innovano gli elettori. I nodi sono venuti al pettine e non si può più far finta che il partito non abbia problemi. Poi si può discutere dello strumento ‘primarie’, che va regolamentato meglio, ma le regole ci sono e sono semplicissime. Vince il miglior candidato sindaco e può accadere che sia qualcuno che non è prevedibile che vinca».

LE RAGIONI DELLA SCONFITTA – Circa ragioni della sconfitta dei democratici, i più hanno puntato il dito sulla scelta di aver schierato due candidate, il sindaco uscente e Roberta Pinotti, dando quindi un segno evidente di divisione interna del partito. Neanche a dirlo, Rasetto è sulla stessa lunghezza d’onda affermando che «non c’è dubbio. Ma – aggiunge – il meccanismo delle primarie prevede le auto candidature. Si può cercare di persuadere le persone, ma – conclude Rasetto – non sempre funziona». E sulle dimissioni dei segretari liguri il leader Bersani ha detto: «Sono gesti che aiutano la discussione, aiutano a fare il punto per poi ripartire. Adesso vediamo, ci sarà il chiarimento necessario».

I FALCHI DEL PD – Tra i falchi del Pd l’onorevole Gero Grassi che ha ribadito con forza come sia «dovere di chi perde fare un’analisi attenta dell’accaduto, per capire dove si è sbagliato. Il PD non può considerare le primarie un capitolo chiuso e andare avanti. Le Primarie a Genova hanno registrato un calo dei votanti, ciò dimostra che la politica attiva e partecipata inizia a non catalizzare più l’attenzione dei cittadini. Interroghiamoci sul perché ed invertiamo la rotta. La linea politica del PD è giudicata dai cittadini poco chiara e poco incisiva. Il PD si allea conla Sinistra ma sostiene il Governo Monti e sul territorio crea alleanze a macchia di leopardo. Quale garanzia il PD può offrire ai suoi elettori con questa situazione frammentaria e disomogenea?». E poi il democratico Gero Grassi ha sottolineato quanto la sconfitta della candidatura dell’ex sindaco sia un chiara bocciatura di un’esperienza amministrativa, ritenuta, evidentemente, non proficua per la città. Al Partito servirebbe una maggiore apertura al confronto più confronto, alla coesione, una maggiore capacità di aggregazione e volontà reale di aprirsi ad alleanze larghe e costruttive.

BUFERA SICULA – Fatto sta che se parliamo della necessità di una maggiore coesione interna alle molteplici voci del partito e poi dalla Liguria abbassiamo lo sguardo alla Sicilia democratica le cose non cambiano, anzi. Nell’occhio del ciclone e per di più in piena campagna elettorale è questa volta il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo contro il quale è stata presentata una mozione di sfiducia che il segretario provinciale di Palermo del Pd, Vincenzo Di Girolamo, ha bollato come «un atto violento contro il partito e non ne risolve i problemi. E’ un fatto politico grave, un trauma per il partito. Se dipendesse da me farei l’Assemblea regionale del Pd per discutere della sfiducia a Lupo dopo le primarie». Un allarmistico “mea culpa” arriva dal parlamentare regionale del Partito Democratico Bernardo Mattarella che ha parlato di «un’iniziativa politica dirompente che certifica una condizione di crisi all’interno del partito, di cui bisogna prendere atto. Bisogna trovare il modo che non si rifletta negativamente sulla campagna elettorale». A questo punto l’auspicio per il Pd è quello di raggiungere, nei fatti e non solo nelle intenzioni, una maggiore coesione sia. Nazionale e democratica, soprattutto.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Finchè il PD non si decide a sciogliere i nodi delle ambiguità che sono alla sua origine la sinistra riformista, tra cui il PSI, assisterà a un’altalena di risultati. Con chi sta il PD? Con Monti o con i post-comunisti di Vendola e i giustizialisti di Di Pietro? Verrebbe naturale da pensare che il mix cattocomunista preferisce quest’ultimo, e se non dà un taglio netto Bersani non scenderà più dalla graticola in cui si è cacciato: Anche il PSI farebbe bene a pensare ad un avvicinamento alle forze del dialogo, magari assumendo una connotazione di sinistra dentro ad un’intesa con i moderati.

  2. Le primarie restano comunque un buon strumento di partecipazione. Tutto è possibile, vedi l’esempio di Genova e questo dimostra che se ci si impegna e si è credibili difronte ai cittadini è possibile creare condizioni diverse rispetto al duopolio di PD e PDL.

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