martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Attentato a Ratzinger, scoop o bufala anticlericale?
Pubblicato il 10-02-2012


Resterebbero solo 12 mesi di vita a Benedetto XVI. Questo è quanto risulta da un documento “strettamente confidenziale” consegnato il 30 dicembre scorso dal cardinale Dario Castrillón Hoyos alla segreteria di Stato vaticana, pubblicato da “Il Fatto”. Il cardinale sarebbe venuto a conoscenza di conversazioni segrete tra l’arcivescovo di Palermo, cardinal Paolo Romeo, e alcune persone che ha incontrato a titolo personale durante un viaggio in Cina lo scorso novembre.

ATTENTATO AL PAPA – Nei colloqui, ritenuti sicuri, l’arcivescovo avrebbe fatto rivelazioni sui rapporti tra il segretario di Stato, il cardinal Bertone, e il Pontefice, sulle ipotesi di successione a Benedetto XVI, ma soprattutto, come si legge nel documento, «sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Le dichiarazioni del cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento che sia in programma un attentato contro il Santo Padre».

DOCUMENTI INQUIETANTI – Non è la prima volta che “Il Fatto” pubblica nelle sue pagine documenti ufficiali provenienti dagli uffici vaticani. È stata resa pubblica dal quotidiano una lettera del monsignor Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato vaticano, con le denunce del prelato su ammanchi, corruzione, presunto sistema di malaffare in appalti e forniture del Governatorato. Lo scorso 31 gennaio, è stato pubblicato un documento confidenziale e riservato dal titolo “Memo sui rapporti IOR-AIF”, contenente indicazioni che di fatto smentirebbero la collaborazione tra la banca vaticana e l’organismo per la trasparenza finanziaria voluta da Benedetto XVI. Nel documento, invece di essere riportate considerazioni per la collaborazione contro il riciclaggio, viene posto il divieto di fornire all’autorità per la trasparenza informazioni bancarie precedenti all’aprile 2011. 

DUBBI – Ma, in questo caso, la genuinità del documento, redatto interamente in lingua tedesca, riportante le ipotesi di complotto contro il Pontefice, viene minata da importanti dubbi: innanzitutto non riporta alcun timbro che attesti il protocollo presso la segreteria di Stato vaticana. In secondo luogo il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, ha dichiarato che si tratta di «una cosa talmente fuori dalla realtà e poco seria» che non vale la pena nemmeno prenderla in considerazione. Tuttavia se il documento era indirizzato direttamente alla persona di Benedetto XVI, non avrebbe avuto bisogno del protocollo della Segreteria di Stato quanto di quella papale, ma allo stesso tempo non avrebbe ragione di provenire proprio dalla prima. E, se il documento fosse vero, è stato consegnato solo per premura nei confronti del Papa o per “dispetto” al cardinale Romeo? Schierato apertamente per la legalità, il cardinale è impegnato nella lotta alla mafia nella sua diocesi, quella di Palermo. È probabile che qualche imprenditore non proprio lontano dalle file mafiose abbia approfittato della notizia, veritiera, del suo viaggio in Cina, per screditare la figura dell’arcivescovo, con lo scopo di allontanarlo dal territorio siciliano. E, se il documento fosse falso? Forse qualcuno ha tirato un brutto scherzo, non tanto al cardinale, quanto al quotidiano.

Martina Perrone

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Commenti all'articolo
  1. La vicenda, con gli ulteriori sviluppi di ieri sera (l’ammissione di Lombardi che il documento è in effetti arrivato in Vaticano) riferiti oggi dal Fatto Quotidiano, sembra ancora poco chiara e, forse, non da circoscrivere nelle mura vaticane. Consiglierei di approfondire, magari con un’inchiesta a Palermo, l’ipotesi prospettata da Martina Perrone su una possibile manovra di ambienti mafiosi per screditare Romeo e la Chiesa siciliana, da tempo – basti ricordare il Cardinale Pappalardo – impegnata in un contrasto alla criminalità organizzata che si è liberato di ogni equivoco del passato. Lo stesso Romeo, quando diventò cardinale (con un ritardo di qualche anno rispetto alle previsioni di molti) indicò alla sua diocesi un solo nome come esempio di ciò che deve essere un cattolico e un cittadino: quello di don Pugliesi, il prete martire assassinato dalla mafia.

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