lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Blitz di Greenpeace a Londra: l’Artico non si tocca
Pubblicato il 22-02-2012


Uno striscione lungo quaranta metri all’entrata del National Gallery di Londra. Questa la forma di protesta di Greenpeace nei confronti di Shell. Perché? Scopo degli attivisti è quello di fermare il via alle trivellazioni lungo le coste del circolo polare artico da parte della nota azienda distribuzione d’idrocarburi. Il rischio ambientale è altissimo. Se dovesse capitare un incidente con versamento di petrolio, sarebbe impossibile ripristinare l’ecosistema. Mentre in Usa lanciano lo spot contro la Shell, i ragazzi di Greenpeace prendono la palla al balzo e denunciano la situazione: la Shell infatti sta ospitando un evento proprio nel noto museo. Uno dei manifestanti, Hannah Davey, ha dichiarato: «Siamo qui per dire a Shell, e ai loro ospiti, che le compagnie petrolifere si devono tenere fuori della regione artica. La regione è troppo fragile per rischiare una perdita di petrolio che secondo gli esperti sarebbe quasi impossibile da pulire».

IT’S NO OIL PAINTING – Nessun arresto a detta di Scotland Yard, sei i manifestanti sul tetto. Il suddetto cartello parla chiaro, ‘it’s no oil painting’, il gioco di parole è drammaticamente eloquente: mentre sempre più persone riconoscono il volto mutevole della regione artica come un severo avvertimento sul cambiamento climatico (prima di oggi, molti scienziati ha fornito prove in tal senso per l’inchiesta parlamentare, Proteggere l’Artico), Shell vede il ghiaccio che si scioglie come una opportunità di business – la possibilità di perforare in zone recentemente accessibili per trovare più dell’olio che ha causato la fusione in primo luogo. L’allarme è grave: gli orsi polari – come le altre specie artiche tra cui balene beluga, narvali e trichechi – sono già sottoposti a forti pressioni a causa del cambiamento climatico. In soli 30 anni, l’Artico ha perso il 75% del ghiaccio marino, e le temperature nella regione artica stanno crescendo più velocemente che in qualsiasi altro luogo sulla Terra. Il fatto potrebbe costituire un precedente e potrebbe autorizzare anche altri produttori. Considerando che il ghiaccio artico funge anche da specchio per il sole e per noi da condizionatore contro il surriscaldamento globale, questo tipo di speculazioni interessano e interessano tutti.

Diletta Liberati

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