martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Concordia, ecco tutte le sostanze tossiche a bordo
Pubblicato il 14-02-2012


Qualche giorno fa avevano protestato davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con tute bianche sporche di petrolio, per chiedere la regolamentazione del traffico marittimo nella zona vicina al relitto della Concordia. Oggi, a più di un mese dal tragico incidente, gli attivisti di Greenpeace rendono pubblico il documento “Toxic Costa”, un inventario delle sostanze pericolose presenti a bordo del relitto e che rischiano di compromettere l’habitat incontaminato dell’isola del Giglio. Una lista che l’associazione ambientalista definisce però incompleta: «Siamo partiti dall’elenco fornito dall’armatore al Commissario delegato per l’emergenza naufragio della Costa Concordia. Pur apprezzando la trasparenza – dichiarano gli attivisti di Greenpeace nel documento – leggendo l’inventario che è stato pubblicato dalla Protezione Civile lo scorso 27 gennaio, qualcosa non torna. Parlare di50 litridi insetticida liquido e di 1,8 chili di insetticida gel senza specificare di quale insetticida si tratti non ha senso».

RISCHIO CARBURANTE – Oltre alla grande quantità di detergenti, pitture e insetticidi presenti a bordo, gli attivisti però si sono concentrati nel sottolineare l’importanza di una sorveglianza continua dei serbatoi di carburante, per impedirne la fuoriuscita. Un combustibile, l’IFO 380, del quale sono già noti i tristi effetti. «Per dare un’idea – si legge nel rapporto –  lo sversamento di sole quattrocento tonnellate dello stesso carburante dalla portacontainer “Rena”, che si è incagliata in una barriera corallina della Nuova Zelanda, ha ucciso circa 20mila uccelli marini e inquinato chilometri di costa».

APPELLO ALLA PROTEZIONE CIVILE – «L’impatto ambientale che questo relitto potrebbe causare non è di facile stima – incalza Greenpeace –  anche se avere un quadro completo ed esaustivo di oggetti e sostanze presenti a bordo permetterebbe una più approfondita analisi del rischio. La Protezione Civile dovrebbe pretendere dall’armatore tutte le informazioni necessarie, conoscere dove i prodotti erano stoccati a bordo prima del naufragio, in particolare per quanto riguarda detergenti, vernici, insetticidi. È – sostengono gli attivisti –  un dato essenziale allo scopo di rimuoverli dalla nave il prima possibile».

UN MARE SENZA PROTEZIONE – L’ultimo, spinoso punto toccato da Greenpeace riguarda i trattati internazionali che dovrebbero tutelare la zona. Quello vicino all’isola del Giglio è, secondo gli ambientalisti, un mare che «da dieci anni attende di essere protetto da un Accordo internazionale tra Italia, Francia e Monaco che nel 1991 istituiva il Santuario dei Cetacei, per tutelare l’area tra Toscana, Liguria e Costa Azzurra. Peccato – concludono – che in dieci anni non si sia riusciti a definire alcuna misura di protezione contro le numerose minacce, tutte ben documentate, compresa quella di un traffico navale intenso e pericoloso».

Raffaele d’Ettorre

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