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Opinioni e commenti
 

Confindustria, chi la spunterà tra il “chimico” e il “metalmeccanico”?
Pubblicato il 24-02-2012


Il duro e il mite, il falco e la colomba. O più semplicemente il metalmeccanico e il chimico. Sta entrando nel vivo la sfida tra Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi per la successione a Emma Marcegaglia alla presidenza di Confindustria. E i toni tra i due non possono che inasprirsi malgrado le visioni e gli stili di comunicazione praticamente opposti. Bombassei ha appena presentato il suo manifesto che promette di rivoltare Viale dell’Astronomia come un calzino. Squinzi preferisce l’ascolto e la mediazione, nessuna rottura con la gestione Marcegaglia e piuttosto un cambiamento dolce, senza traumi.

BOMBASSEI E LA «SPINTA» FIAT – I differenti settori industriali di provenienza dei contendenti contano, eccome. Bombassei, patron della Brembo, ha sempre a che fare con i «duri» del metalmeccanico e dunque, per contrasto, ha un approccio ruvido con i sindacati. L’altra sera in tv, a La7, ha negato di essere un falco e ha stroncato la dura uscita di Marcegaglia contro le sigle dei lavoratori che difenderebbero «gli assenteisti cronici, i ladri e chi non lavora».  Però, chi lo conosce sa di che pasta è fatto. E d’altronde gli endorsement che ha incassato, a cominciare da quello di Sergio Marchionne, non hanno bisogno di ulteriori commenti. Dopotutto Brembo è fornitore privilegiato Fiat e grazie al Lingotto raggranella un decimo dei suoi 600milioni di fatturato. Mentre la mossa di Marchionne («Bombassei è innovativo, con lui potremmo rientrare in Confindustria») rappresenta un elemento di pressione sugli imprenditori che dovranno votare, visto che Fiat, andandosene, ha lasciato un buco di quasi 5milioni di euro (contributo che equivale all’1% della dotazione totale di Viale dell’Astronomia).

GLI ALTRI SPONSOR – Gli altri vip-sponsor del patron Brembo sono pezzi da novanta che rispondono al nome di Luca Montezemolo (suo socio in Ntv), Marco Tronchetti Provera o Carlo De Benedetti. Inoltre c’è tutta una rete di grandi imprese che appoggiano da tempo Bombassei e non va dimenticato lo scontento dei «piccoli» che sperano in una svolta dopo aver visto Confindustria appesantirsi sempre più a livello di struttura o impantanarsi nei riti della contrattazione collettiva e in un rapporto spesso considerato troppo ravvicinato con la politica.

SQUINZI SOTTOTRACCIA – Eppure Squinzi, dall’altra parte, sta giocando bene le sue carte. Il patron della Mapei (2,1miliardi di fatturato con 7.500 dipendenti in 59 stabilimenti ovunque nel mondo) lavora sottotraccia: meno visibilità mediatica e niente manifesti programmatici, ma una campagna elettorale pancia a terra, condotta in modo capillare sul territorio e sempre pronta all’ascolto delle istanze locali dell’impresa. Naturalmente l’imprenditore chimico ha l’appoggio di Emma Marcegaglia, ma al tempo stesso presidia bene lo snodo fondamentale di Assolombarda, che in un primo momento sembrava più favorevole a Bombassei. Poi c’è da considerare la destinazione dei voti veneti, rimasti orfani della candidatura di Riello: non è così scontato che possano andare in massa al patron della Brembo. Inoltre, pare che anche gli imprenditori emiliano-romagnoli simpatizzino più per Squinzi, che tra l’altro è presidente del Sassuolo calcio, squadra che sta ottenendo ottimi risultati.

PARTITA APERTA – La partita tra i due candidati, insomma, rimane aperta e in molti giurano che i favori del pronostico non sono tutti dalla parte di Bombassei. Per lui un altro segno non proprio rassicurante arriva dalla linea tenuta dal Corriere della Sera che, dopo essere stato lungamente vicino all’imprenditore vicentino, appare ora decisamente più tiepido. Per di più, la lotta interna a Confindustria non può non avere riflessi sull’atteggiamento che Viale dell’Astronomia sta tenendo rispetto alla delicata trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. Le vicende si intersecano e lo scontro tra il chimico e il metalmeccanico ha uno spettatore esterno molto interessato: il governo.

Ulisse Spinnato Vega

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