martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Costa Concordia, ritrovata la piccola Dayana
Pubblicato il 22-02-2012


 

Risultavano ancora 15 dispersi dal giorno del naufragio della Costa Concordia e oggi i vigili del fuoco hanno estratto, dalla parte sommersa della nave, altri quattro corpi. Tra i cadaveri rinvenuti sul ponte 4, anche quello di una bambina di 5 anni, Dayana Arlotti, e quello di una donna e di un uomo non ancora identificati.

LA STORIA DI DAYANA – Era la più piccola dei dispersi, aveva solo 5 anni. Era in crociera sulla Costa Concordia con il papà Williams e la sua compagna, Michela Maroncelli, per quella che doveva essere “una vacanza stupenda”. Al padre, con la sua nascita, aveva restituito la gioia di vivere, dandogli la forza di lottare contro il diabete. La mamma Susy Albertini ha sperato fino alla fine in un ultimo miracolo ma oggi il suo sogno di riabbracciare la piccola Dayana è stato spezzato. «La tomba di Dayana non puo’ essere il mare – aveva detto pochi giorni fa – se non ci sono più speranze di trovarla viva, almeno voglio una tomba su cui portare dei fiori».

LA MAMMA ORA IN VIAGGIO – Venuta a conoscenza della morte della piccina, la mamma di Dayana, Susy Albertini, è adesso in viaggio con il legale, per dirigersi a Grosseto. «Ci stiamo preparando per partire – dichiara l’avvocato –  Andrò a prendere Susy ed il compagno. Durante il viaggio contatteremo chi di dovere. La notizia del ritrovamento del corpo della piccola l’ho data io alla madre. Quindi, c’è stata una brevissima telefonata in cui ci siamo detti “partiamo”. La prima direzione – ha concluso l’avvocato – sarà verso Grosseto. Poi, durante il viaggio decideremo la destinazione finale».

LEGALE TURISTI RUSSI IPOTIZZA COLPA DELLO STATO – «Il personale della Capitaneria di porto sapeva chela Costa Concordia aveva già in precedenza fiancheggiato l’isola lungo la stessa rotta, lungo il percorso, che alla fine ha portato al naufragio», ha detto in un’intervista a un’emittente russa il legale Francesco Grasso, avvocato dei 20 passeggeri russi della Costa Concordia. La capitaneria di porto quindi era a conoscenza dei cosiddetti “inchini” e, secondo l’avvocato dei 20 passeggeri russi della Costa Concordia, la responsabilità della tragedia potrebbe adesso ricadere sullo Stato italiano. «In questo caso – prosegue il legale –  il capitano può apparire tra gli imputati, ma, paradossalmente, tale responsabilità può essere estesa allo Stato italiano, poichè le Capitanerie di porto sono divisioni del Ministero dell’Ambiente».

Raffaele d’Ettorre

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