lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dall’Africa una lezione di civiltà in fatto di donne
Pubblicato il 16-02-2012


Quote rosa, pari opportunità, un welfare che sia di supporto alle donne: sono tante le previsioni che tendono a equiparare le occasioni e le posizioni di rilievo tra uomini e donne. E forse ancora non sono abbastanza. In Italia gioiamo per la presenza di ben tre ministri del gentil sesso al Governo e lottiamo ancora per gli asili nido aziendali. Cosa succede nei paesi dove il trattamento riservato alle donne è nettamente più discriminatorio? Mutilazioni, schiavitù, sudditanza nei confronti dell’uomo: questo è quello che viene in mente pensando ai paesi in via di sviluppo, come l’Africa. Eppure è proprio dall’Africa – precisamente dalla Liberia – che arriva una grande novità in materia di questione femminile, raccontata e dibattuta nell’ambito del convegno “L’Africa ha un volto nuovo: quello delle donne. Un esempio per l’Italia”, organizzato dal presidente della Commissione giustizia Giulia Bongiorno e da Roberto Rao,capogruppo Udc nella commissione, tenutosi ieri pomeriggio a Montecitorio.

BONGIORNO – «Sembra strano, ma è così: un esempio per l’Italia può venire dall’Africa. Per me è stata una scoperta straordinaria fatta attraverso il reportage Liberia. La repubblica delle donne, nel quale la giornalista Carmen Lasorella intervista il presidente liberiano, Ellen Johnson Sirleaf, e illustra un modello politico, sociale ed economico del tutto inedito in cui una squadra di donne, guidata dall’unico presidente donna del continente, già al suo secondo mandato, sta risanando un paese devastato dalla guerra civile». È quanto ha dichiarato l’avvocato Bongiorno in riferimento alla situazione della Liberia, da prendere come esempio per il nostro Paese. «Dall’osservazione di questo modello nascono una serie di domande: una reale partecipazione delle donne alla vita politica, economica e sociale di un paese è possibile solo con la presenza di una donna ai vertici dello stato? Perché, in un paese come l’Italia in cui i giovani e le donne avrebbero in linea teorica abbondanza di strumenti e risorse per affermarsi, di fatto rimangono sempre al palo?»: queste le riflessioni della presidente della Commissione giustizia, condivise con gli ospiti chiamati ad intervenire, tutti uomini, per scelta, dato che, sottolinea Bongiorno, «purtroppo sono quasi sempre le donne a parlare dei problemi delle donne».

FINI – «Se il Continente africano può oggi sperare nel proprio futuro – ha dichiarato il presidente della Camera, Gianfranco Fini – è soprattutto grazie alle donne che popolano le città e i villaggi; alcune di esse hanno conquistato ruoli di primo piano nei settori della politica, della cultura, dell’economia, dell’attività imprenditoriale». In Liberia si è infatti affermata una nuova generazione di donne competenti e motivate. E se un Paese in ginocchio, senza scuole, luce, acqua, si è a poco a poco risollevato dallo stato di prostrazione in cui la guerra l’aveva sprofondato è stato proprio grazie a loro, le donne, che fanno funzionare istituzioni, banche, ospedali, scuole, centri sociali, uffici della pubblica amministrazione: una realtà che ai nostri occhi ha già del miracoloso.

TERZI SANT’AGATA – «La scelta di investire sul ruolo delle donne nei paesi in via di sviluppo – ha spiegato Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli Affari esteri – è un elemento fondamentale della politica estera italiana nella convinzione che un mondo in cui c’è equità tra i generi è un mondo più sicuro». Nell’ambito del convegno, a cui hanno partecipato anche il professor Domenico De Masi e il direttore del TG la7 Enrico Mentana, la giornalista Carmen Lasorella ha presentato il suo reportage Liberia. La repubblica delle donne, sul nuovo modello politico, economico e sociale introdotto dal presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf: un modello in cui le donne hanno spazio, visibilità e autorevolezza e che indica all’Occidente una strada possibile da percorrere. «Non abbiamo ancora la massa critica che serve a cambiare una società, dominata dagli uomini. Le donne africane sono orgogliose, competitive, ne servirebbero di più» sostiene il presidente della Liberia, nel documentario. Chissà se i nostri tre attuali ministri donne sono tanto orgogliose e competitive, da riuscire a dare il via a un cambiamento nella società, a una classe politica e dirigenziale guidata dal sesso “debole”.

Martina Perrone

 

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