lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dior: il sogno spezzato
Pubblicato il 09-02-2012


Per Oriana Fallaci, che nel febbraio 1957 lo intervistò in occasione dei dieci anni del marchio, «era simile a un impiegato di banca o a un professore di liceo». Per Gianfranco Ferrè, che fu direttore creativo della maison dal 1989 al 1997, «aveva l’aspetto di un diplomatico». Per Giuseppe Trevisani «era un artista che lavorava come un ingegnere diligente». 

Christian Dior – sempre vestito di grigio, dal viso rotondo e dall’espressione mite, visto come un rivoluzionario della moda – il 13 febbraio 1947, fu l’artefice del mito Dior e di quello che l’allora direttrice di Harper’s Bazaar, Carmel Snow, battezzò «New look», mentre il couturier lo aveva modestamente chiamato «Linea a corolla». Abiti dalla vita sottilissima e gonne esuberanti (dai 25 ai 40 metri). Uno choc per chi era abituato alle restrizioni e all’austerità della guerra, alle divise, alle giacche diritte, alle spalle squadrate, alle gonne al ginocchio.

Christian Dior riprese tutto quello che era stato ibernato dal conflitto bellico. Il ghiaccio si sciolse, e fu a questo punto che il ritmo di Dior esplose nell’intuito, nella creatività, nel gusto, nel lavoro dei talenti speciali che hanno raccolto lo scettro del maestro. Dall’amatissimo delfino Yves Saint Laurent, all’italiano Gianfranco Ferrè, fino a quel tanto chiacchierato John Galliano, ingiustamente rimosso dalla direzione artistica, a causa di un’esternazione di cattivo gusto in un momento di non lucidità. Oggi, a muovere i fili della maison, c’è Bill Gaytten: ex braccio destro di Galliano. La sua haute couture, nonostante il meticoloso lavoro artigianale, non convince. Chilometrici rotoli di tulle, di seta e di organza. Silhouette a corolla. Contrasto nero su bianco e bianco su nero. Vita stretta, maxi gonne, plissè e balze. Anche la linea a sirena «grand soirée» sembra un romanzo privo di punteggiatura.

E’ chiaro che Gaytten – ricorrendo a rivisitazioni calme e senza ingegno, e a déjà vu pallidi e senza emozione – dimostra di non avere carte migliori. Monsieur Christian Dior amava la fantasia. Anche a lui quel genio folle di John Galliano sarebbe continuato a piacere.

Martina Alice De Carli 

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