martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Divorzio breve: la giurista Gilda Ferrando, divorzio neanche tanto breve
Pubblicato il 24-02-2012


L’accelerazione della legge sul divorzio breve, con il primo via libera della commissione giustizia alla Camera, va incontro a richieste formulate da più parti, ma minaccia di riaccendere contrasti in materia di diritto di famiglia. Il testo prevede due soli articoli. Riduce a un anno il periodo di separazione prima del divorzio (due in presenza di figli minori) e stabilisce lo scioglimento della comunione coniugale al momento in cui il giudice autorizza i coniugi a vivere separati.

UN PASSO AVANTI VERSO L’EUROPA – Sulla nuova normativa, abbiamo ascoltato Gilda Ferrando, ordinaria di Diritto Privato e specializzata in Diritto di Famiglia presso l’Università degli Studi di Genova. «Mi sembra una proposta molto ragionevole sia per quanto riguarda la riduzione dei tempi per ottenere il divorzio, sia anche per il secondo punto», dice Ferrando. Secondo la giurista, infatti «è molto importante per i coniugi poter ottenere lo scioglimento della comunione legale dal momento dell’udienza presidenziale, vale a dire all’inizio del procedimento, piuttosto che, come avviene adesso, alla fine, quando la sentenza di separazione passa in giudicato. Quanto ai tempi, un anno e due anni se ci sono figli, mi sembra molto prudente. Tenga conto che in altri Paesi (Francia, Germania, Spagna, ad esempio) per ottenere il divorzio non è necessario essere separati legalmente. Basta un periodo di non convivenza talvolta anche breve».

I DATI – In una materia tanto delicata, al punto di avere riconoscimento e tutela costituzionale, come il diritto di famiglia, anche sotto l’aspetto del divorzio i numeri sono significativi. Gli oppositori all’abbreviazione dei tempi di separazione sottolineano soprattutto che rendere più facile il divorzio significa banalizzare l’istituto matrimoniale. Le percentuali non sembrano dar loro ragione. Sono gli aspetti culturali, prima ancora che quelli legali a determinare la tenuta dei matrimoni. Nel 2009 al Sud 198,6 matrimoni su mille si sono conclusi con una separazione. Nel Nord Ovest, 374,9. Nel 1995 solo in Valle d’Aosta si registravano più di 300 separazioni per mille matrimoni mentre, nel 2009, si collocano al di sopra di questa soglia quasi tutte le regioni del Nord (Veneto escluso),la Toscana (329,2), il Lazio (406,4) e, nel Sud, l’Abruzzo (314,5). Nel 2009 i coniugi hanno scelto la procedura consensuale nell’85% delle separazioni e nel 72,1% dei divorzi. Prendendo in considerazione le sole separazioni giudiziali, l’80,6% di queste e’ concesso per intollerabilità reciproca della convivenza, il 16% con addebito al marito e il 3,4% con addebito alla moglie. Di contro a dimostrazione della difficoltà di accettare il divorzio, le coppie che risiedono al Sud ricorrono al rito giudiziale più frequentemente di quelle residenti nel Centro-Nord: nel 20,2% dei casi di separazione e nel 23% nei divorzi. Un procedimento consensuale di separazione si esaurisce in poco più di 150 giorni, uno di divorzio in 287. Se si chiude con rito contenzioso servono rispettivamente 909 e 516 giorni. Nel 2009 il 13,4% delle separazioni e il 14,7% dei divorzi si sono chiusi con un rito diverso da quello di apertura.

Diletta Liberati

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