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Opinioni e commenti
 

Dopo l’amianto è l’uranio impoverito il “male oscuro” da combattere
Pubblicato il 14-02-2012


«La sentenza di Torino rende finalmente giustizia alle vittime dell’amianto alle quali esprimiamo la nostra solidarietà. Un discorso analogo può essere fatto per le vittime di un’altra sostanza killer, l’uranio impoverito, oltre 200 i militari italiani morti e oltre 2500 quelli gravemente malati». Lo afferma Bruno Ciarmoli, legale dell’Associazione Vittime Uranio, sulle pagine del blog Vittimeuranio.com. «Anche in questo caso – continua l’avvocato – ci si trova di fronte alla inapplicazione di misure di protezione per il personale italiano che non era al corrente dei rischi, diversamente dai vertici militari. Quindi auspichiamo, anche alla luce delle ormai numerose sentenze di condanna in sede civile inflitte alla Difesa, che in Italia si proceda all’apertura di un’inchiesta penale che accerti le responsabilità di questa strage silenziosa».

RAPPORTO DEL PENTAGONO – Quella dell’uranio impoverito e dei danni che questo causa ai soldati è una storia lunga, che inizia nel 1943, allorquando un rapporto del Pentagono, oggi declassificato, avvia le  ricerche necessarie per l’uso militare di materiale radioattivo. I primi dubbi sulla possibile tossicità di questo materiale arrivano nel 1984 anno in cuila FAA (Federal Aviation Administration) diffonde ai propri tecnici delle informazioni riguardanti i rischi dovuti alla presenza di uranio impoverito come contrappeso in molti aerei a uso civile. Nel 1989, durante l’invasione di Panama, gli U.S.A. sperimentano molte armi e tecnologie nuove, si sospetta anche l’uranio impoverito. L’esplosione del caso, arriva però negli anni Novanta: il rapporto della Science Applications International Corporation descrive i rischi radiologici ai quali sono esposti i soldati sul campo di battaglia in caso respirino polvere di uranio impoverito, e, nonostante questo, tra il gennaio e il febbraio del 1991, durante la guerra del Golfo, 286 tonnellate di uranio impoverito vengono rilasciate in Kuwait, Iraq, Arabia Saudita.

SINDROME GUERRA DEL GOLFO – Da qui in poi si comincia a parlare di una nuova patologia, la “Sindrome della Guerra del Golfo”, caratterizzata da sintomi cronici, come affaticamento, cefalea, dolori muscolari e osteoarticolari, insonnia, sintomatologie neuropsichiatriche, perdita della memoria, limitazioni della visione. Dalle condizioni fisiche dei veterani della Guerra del Golfo risulta evidente, sulla base dei dati di Fukuda del 1998, la contaminazione da uranio impoverito. La storia prosegue fino ad arrivare al1996. In questo anno viene rivelato dalla DU Citizens’ Network il rapporto dell’esercito statunitense fino allora tenuto nascosto, “Health and Environment Consequences of Depleted Uranium Use in the U.S. Army”.

MORTI ITALIANI – Nel rapporto si legge: «Se l’uranio impoverito entra nel corpo umano, può generare gravi conseguenze per la salute, con rischio sia chimico che radiologico». Ancora, secondo i dati forniti dalla Direzione di sanità militare e rei noti dall’allora ministro della Difesa Arturo Parisi nel 1996 «sono in totale 255 i militari che hanno contratto malattie tumorali e che risultano essere stati impegnati nei Balcani, in Afghanistan, in Iraq e in Libano nel periodo dal 1996 al 2006. Di questi militari, 37 sono morti». Dei 255 militari malati di tumore che risultano essere stati impiegati in missione all’estero, 161 appartengono all’Esercito, 47 alla Marina, 26 all’Aeronautica e 21 all’Arma dei Carabinieri. Dei 37 morti, 29 erano dell’Esercito, 1 dell’Aeronautica e 7 dei Carabinieri.

SENTENZE E VERITÁ NASCOSTE – Ad oggi le sentenze emesse sono solo di stampo civile, come quella recentissima del Tribunale di Cagliari: Valery Melis, caporalmaggiore di Quartu Sant’Elena in provincia di Cagliari, contaminato dall’uranio impoverito utilizzato nei Balcani a fine anni Novanta, colpito dal linfoma di Hodkin e deceduto nel 2004 dopo una lunga agonia, è morto a causa della negligenza del ministero della Difesa, che viene costretto a risarcire i suoi familiari, pagando 233.776 euro a ciascun genitore e 55.444 ad ognuno dei due fratelli, più 23 mila euro di spese processuali. Quella dell’uranio impoverito, il killer silente è dunque una storia lunga, che non può non urlare la sua rabbia e cercare giustizia. Al momento restano tante domande: può una somma di denaro ripagare la perdita di un figlio? Può un rimborso risarcire la mancanza di un fratello? La nostra società civile può continuare ad avallare tutto questo? Quando sarà fatta vera giustizia?

Diletta Liberati

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