lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Sorpresa per Romney: vince in Michigan e viene arrestata una cronista
Pubblicato il 29-02-2012


Vittoria non scontata ieri per Mitt Romney alle primarie presidenziali americane in Arizona e Michigan. Se l’ex governatore del Massachusetts ha trionfato in Arizona, ottenendo tutti i 29 delegati che lo rappresenteranno nella convention di agosto a Tampa (dove si sceglierà il leader da opporre a Barack Obama), la battaglia per il Michigan se l’è giocata fino all’ultimo con l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum. È stato, almeno per il ricco candidato mormone, un segnale preoccupante, perché il Michigan è la sua terra d’origine. Qui è cresciuto e qui suo padre è stato governatore, perciò il successo sembrava ampiamente scontato. Invece per quasi tutta la notte si è assistito a un serrato un testa a testa tra Romney e Santorum, cattolico, già vincitore in Minnesota, Missouri e Colorado.

GIORNALISTA ARRESTATA – Oltre alla vittoria di Romney, l’altra sorpresa della sua campagna elettorale è stata l’arresto di una cronista. La giornalista in questione è Natasha Loder dell’Economist. Lei protestava perché, come altre volte, la sicurezza del miliardario Romney ha fatto una selezione troppo rigida dei giornalisti ammessi al party finale. L’inviata ha sostato sulla porta d’ingresso. A quel punto uno dei poliziotti le ha intimato: «Dobbiamo chiudere l’ingresso». E lei, davanti agli altri giornalisti che insistevano anche loro per entrare: «E allora arrestatemi». Neanche a dirlo è l’inviata dell’Economist è stata clamorosamente accontentata. Certo ha varcato la soglia del carcere e non quella del party superesclusivo

VITTORIA A SORPRESA – Solo dopo un’ora dalla chiusura dei seggi, lo stesso Santorum ha preso la parola per ringraziare gli elettori dell’inaspettato risultato, facendo però capire che non ce l’avrebbe fatta. La distanza tra i due è soltanto di circa 3 punti percentuali: Romney si è preso il 41% e Santorum il 38%. L’altro candidato della destra evangelica, Newt Gingrich, ha raccolto appena il 7 %  e il radicale libertario Ron Paul non è andato oltre il 12. «Siamo entrati nel ‘cortile’ di uno dei miei oppositori – ha detto Rick Santorum commentando i risultati dal suo quartier generale a Grand Rapids– in una gara per la quale tutti dicevano che non avevamo possibilità, invece la popolazione del Michigan ha guardato nel cuore dei candidati». «Non avremo vinto di molto – ha ribattuto Romney ai suoi sostenitori dal Diamond Center, vicino a Detroit – ma abbiamo vinto, e questo è quello che conta».

IL PESO DI DETROIT – Peraltro, come rilevano numerosi osservatori, Romney aveva investito moltissimo nel “suo” Michigan, dedicandogli tempo e risorse finanziarie, proprio perché qui una sconfitta avrebbe avuto pesanti conseguenze politiche e psicologiche. Probabilmente a pesare sulla risicata vittoria del mormone è stato lo stesso presidente uscente Barack Obama che ieri, da Washington, ha parlato ai lavoratori del settore automobilistico, ricordando che certa gente avrebbe voluto «lasciare andare Detroit in bancarotta» e citando l’ormai famoso articolo del “New York Times” con cui 4 anni fa Romney condannava i salvataggi dell’auto attuati da Obama.

SUPERTUESDAY – Di fatto – ed è una novità delle ultime ore – i democratici sono scesi in campo con l’obiettivo di far vincere Santorum, considerato molto meno pericoloso di Mitt Romney perché troppo a destra (ha posizioni fondamentaliste su aborto, famiglia e diritti dei gay) e quindi incapace di attrarre quell’elettorato moderato e indipendente che come al solito deciderà a novembre tra gli avversari. Per il momento, comunque, tutti gli occhi sono puntati sul Supertuesday, ovvero martedì 6 marzo quando si voterà in ben dieci Stati.

Luciana Maci

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