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Opinioni e commenti
 

Erri De Luca, i rifugiati non li fermerebbe neppure la pena di morte
Pubblicato il 14-02-2012


I rifugiati possono essere una risorsa. E’ l’idea emersa ieri, alla chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, durante il dibattito sul tema dei rifugiati politici cui hanno preso parte la portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) Laura Boldrini e lo scrittore e poeta Erri De Luca. E’ stato Shokou, un rifugiato della Guinea, a prendere per primo la parola. «Siamo padri e mariti che lavoravano per mantenere una famiglia», ha esordito Shokou. Il suo accento francese ammorbidiva la commozione della sua voce mentre spiegava che «un giorno, per motivi politici, siamo spofondati nel buio dell’umiliazione e della tortura». L’unica possibilità, per chi come Shokou ce l’ha fatta, era fuggire lasciando la propria casa, la propria famiglia e la propria terra.

ERRI DE LUCA – Secondo Erri De Luca questo fenomeno «non si può fermare con ostacoli. Né gli accordi con altri Stati né respingimenti in mare possono funzionare per fermare queste persone». Provocatoriamente, lo scrittore si è spinto fino a ipotizzare che «se anche introducessero la pena di morte per chi entra clandestinamente nel nostro Paese non funzionerebbe, perché queste persone affrontano già la morte. Lo fanno quando attraversano il Mediterraneo» ha spiegato De Luca, aggiungendo che «lo scorso anno, solo dalla Libia, sono partite 1.500 persone mai giunte a destinazione, sono state inghiottite dal mare».

ALTRO CHE CLANDESTINI – Per Laura Boldrini «dobbiamo umanizzare questi numeri». La porta voce dell’Unhcr ha evidenziato come «si continui a parlare di “clandestini” come se in tutti questi anni non avessimo avuto la possibilità di conoscere queste “persone”». E Boldrini invita a guardare ai rifugiati come «una risorsa, anche in tempo di crisi. Basti pensare al fatto che non avranno, nel breve termine, la possibilità di tornare nei loro paesi di origine. Quindi, investire sul loro inserimento, anche nel tessuto produttivo, significa investire su persone che rimarranno qui garantendo un ritorno di quell’investimento».

ARTE DA RIFUGIATI – Proprio ciò su cui punta Refugee scArt, l’iniziativa a sostegno della quale è stato organizzato l’incontro. Il progetto è stato avviato dalla collaborazione di Laboratorio 53, del Centro Astalli e della Spiral Foundation, con il patrocinio dell’Unhcr. «E’ una occasione per mostrare che i rifugiati possono contribuire al bene comune», spiega Marichia Arese della Spiral Foudation. L’idea è nata lo scorso hanno: i rifugiati raccolgono plastica e altri materiali di scarto per le strade di Roma, contribuendo alla pulizia della città. «Solo in sei mesi – fa notare Marichia – abbiamo riciclato una tonnellata e mezza di plastica». Con questi materiali vengono realizzati simpatiche borse, lampade variopinte, resistenti buste per la spesa da riutilizzare. Poi ci sono orecchini e bracciali fatti con la gomma di vecchie camere d’aria, sapientemente intagliata con decori degni di maestri orafi. Tutti prodotti che, oltre a influire in modo positivo sullo smaltimento dei rifiuti, rappresentano una opportunità di lavoro per i rifugiati. Alla fine ci guadagnano tutti.

Nicola Bandini

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Commenti all'articolo
  1. we heared These great words,of you from long time a go and we put our Hopes in your illusion. but we have Discovered That, as it is deceived for the international community. That meaningless fabrication please stop. 2010 when i had a meeting with the spokesman for the UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) Laura Boldrini i thought that our problem will solve. but until now we don’t see any things. in stead of that, today our problems is brutal, than yesterday. please if you can’t do something don’t cheat us and the international community.

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