mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Eternit, condanna esemplare per l’azienda
Pubblicato il 13-02-2012


Una sentenza storica per le migliaia di vittime italiane dell’amianto, i tantissimi condannati a morte della Spoon River di Cavagnolo e Monferrato. Colpevoli di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Così sono stati riconosciuti gli imputati del processo Eternit sulle vittime dell’amianto dal tribunale di Torino. I due dirigenti al vertice della multinazionale svizzera, Stephan Schmidheiny (64 anni) e il barone belga Louis de Cartier (90 anni) sono stati però condannati solo per il disastro di Casale Monferrato e Cavagnolo, mentre i giudici hanno dichiarato di non doversi procedere per quelli di Rubiera e Bagnoli per estinzione del reato. L’accusa aveva chiesto per i due una condanna a 12 anni. «Quello che conta è la parola colpevoli, poi avremo il tempo per capire bene il valore di questi risarcimenti ai singoli e ai vari enti»: è stato il primo commento di Assunta Prato, casalese, vedova da 15 anni di Paolo Ferraris, ex assessore regionale morto per mesotelioma.

RISARCIMENTO – È in corso di lettura l’ammontare del risarcimento provvisionale disposto dal tribunale per le parti civili coinvolte nella tragedia. A percepire la somma più alta è stato proprio Casale Monferrato, il comune con il maggior numero di vittime, che riceverà 25 milioni. Venti milioni andranno poi alla Regione Piemonte e 15 all’Inail. I parenti delle vittime percepiranno dai 30 ai 60mila euro, mentre 35mila andranno agli ammalati di patologie connesse all’amianto e 100mila euro a sindacati e associazioni.

UNA STRAGE SILENZIOSA – La tragedia si è consumata in maniera sotterranea per oltre cinquant’anni: gli effetti dell’avvelenamento da amianto, infatti, non sono immediatamente visibili. La sostanza velenosa si insinua molto lentamente, fino a compromettere in modo irrimediabile la salute di chiunque ne sia venuto a contatto. Anche a decenni di distanza. Si contano così quasi 2.100 morti, più 800 colpiti da malattie, fra gli operai che hanno avuto la sfortuna di lavorare negli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Oggi, finalmente, si è giunti alla conclusione di questo maxi processo: ben 65 sono state le udienze tra il 2009 e il 2011 e 6.392 le persone che si sono costituite parte civile.

LA GENEROSA OFFERTA DELL’IMPUTATO – Il comune di Casale Monferrato, uno dei più colpiti dalla strage, aveva recentemente manifestato l’intenzione di accettare l’offerta di Stephan Schmidheiny, un maxirisarcimento da 18 milioni di euro in cambio del ritiro della costituzione in parte civile del comune. L’offerta è stata poi rifiutata dopo che associazioni di vittime e sindacati si erano ribellati. Oggi il sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, ha dichiarato poco prima della sentenza: «Mi aspetto una condanna esemplare e mi auguro che ci sia la riconciliazione della città».

IL PM, PROCESSO STORICO – «Comunque vada è un processo storico. Lo aveva dichiarato in mattinata Raffaele Guariniello, pubblico ministero nel processo Eternit.  «È il più grande processo nella storia e nel mondo – ha precisato – in materia di sicurezza sul lavoro. E dimostra che un processo si può fare. Bisogna lavorare per dare giustizia e su questo abbiamo avuto aiuto da quasi tutte le istituzioni. Siamo di fronte a una grande ingiustizia internazionale – conclude il magistrato –  ci sono Paesi in cui se si tocca l’amianto bisogna farlo con lo scafandro, altri in cui ancora si tocca con le mani».

FAMILIARI DELLE VITTIME – «Quello che conta è la parola colpevoli, poi avremo il tempo per capire bene il valore di questi risarcimenti ai singoli e ai vari enti»: lo ha detto Assunta Prato, casalese, vedova da 15 anni di Paolo Ferraris, ex assessore regionale morto per mesotelioma. Quando il presidente del Tribunale, Giuseppe Casalbore ha letto il nome dei suoi tre figli orfani, Assunta, che è uno dei membri più attivi della Afeva, tra le principali associazioni di familiari delle vittime d’amianto, si è commossa. «Questo è un primo passo verso la giustizia – ha detto – Paolo ne sarebbe felice, ma ancora lunga e’ la strada, se si pensa che il picco di morti per amianto, a Casale sarà tra una decina d’anni». Per parlare del rischio amianto ai bambini Assunta Prato ha scritto un libro a fumetti “Eternit, dissolvenza in bianco”. Nell’aula del Palazzo di giustizia di Torino dove è in corso la lettura della sentenza, non sono presenti i due imputati, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier, condannati a 16 anni di reclusione ciascuno e, in solido con gli altri responsabili civili, a maxirisarcimenti alle parti civili.

LEGAMBIENTE – «Una sentenza esemplare che restituisce giustizia a migliaia di persone e famiglie che hanno sopportato e sopportano ancora un vero calvario». Così il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, commenta la sentenza del processo Eternit emessa oggi a Torino. «Ci sono voluti più di trent’anni di lotta per affermare che l’amianto uccide e finalmente, da oggi, questo non potrà più essere messo in dubbio. Il caso italiano sia ora d’esempio – prosegue – e faccia giurisprudenza nel mondo, soprattutto nei Paesi dove l’amianto continua ad essere estratto e lavorato e continua silenziosamente a mietere vittime». Anche Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, costituitasi parte civile al processo e presente alla lettura della sentenza insieme a centinaia di persone tra cui moltissimi francesi, esprime soddisfazione per il verdetto di primo grado.

Raffaele d’Ettorre

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