martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Caso Unipol: Berlusconi rinviato a giudizio
Pubblicato il 07-02-2012


Per Silvio Berlusconi il “regalo di natale” del 2005 è diventato il quarto processo in corso presso il tribunale di Milano. Oggi la giudice per l’udienza preliminare (gup) Maria Grazia Domanico ha rinviato a giudizio l’ex presidente del Consiglio per la vicenda delle intercettazioni tra Piero Fassino e Giovanni Consorte sul tentativo di scalata Unipol a Bnl. L’ormai famoso dialogo in cui l’allora segretario dei Ds chiedeva al manager di Unipol: «Allora, abbiamo una banca?».

L’ACCUSA – Per l’ex premier l’accusa è di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio. L’allora capo dell’esecutivo avrebbe favorito una fuga di notizie su una indagine all’epoca ancora in corso. Quando l’intercettazione fu pubblicata da Il Giornale, il 31 dicembre del 2005, la telefonata non era ancora stata acquisita agli atti dell’indagine, né era stata trascritta o riassunta in brogliacci. Fu la stessa gip Stefania Donadeo, nella richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi, a definire “regalo di natale” il nastro che sarebbe stato fatto ascoltare a Berlusconi pochi giorni prima del 25 dicembre 2005.

I FATTI – Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Roberto Raffaelli – amministratore della società Research control system cui la procura aveva affidato le intercettazioni sulla mancata scalata a Bnl – si sarebbe recato ad Arcore per far ascoltare al Cavaliere e a suo fratello Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, la telefonata tra Consorte e Fassino. L’incontro sarebbe stato organizzato dall’imprenditore Fabrizio Favata. Il 10 giugno dello scorso anno, Raffaelli patteggiò 20 mesi di reclusione, mentre Favata fu condannato a 2 anni e 4 mesi e a un risarcimento di 40mila euro nei confronti di Fassino.

I PERSONAGGI – Per l’ex presidente del Consiglio la prima udienza del nuovo processo si terrà il 15 marzo presso la seconda sezione del Tribunale di Milano. Oltre a Silvio Berlusconi, nella vicenda è coinvolto suo fratello Paolo, che in qualità di editore de Il Giornale è stato già rinviato a giudizio la scorsa estate con la stessa accusa di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio. Anche Maurizio Belpietro, all’epoca direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi, è indagato. La sua posizione è però stata stralciata perché nel suo caso esisterebbe un’altra ipotesi di reato, quella di mancato controllo del direttore sulla pubblicazione.

Nicola Bandini

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