lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Forum vs Forum?
Pubblicato il 01-02-2012


Il Forum sociale mondiale di Porto Alegre e il Forum economico mondiale di Davos, tenuti come sempre contemporaneamente, anche quest’anno sono stati raccontati come una sorta di duello tra i difensori degli oppressi e il gotha del capitalismo. C’è indubbiamente del vero, ma forse non tutto il vero. Tra l’altro, rispetto agli anni scorsi, la crisi finanziaria è sembrata unire più che dividere i partecipanti ai due appuntamenti, per la sintonia sia delle tematiche in discussione sia persino di alcune soluzioni proposte, soprattutto in materia di sviluppo sostenibile con la tutela ambientale. Il che conferma come il Forum di Porto  Alegre, nato soprattutto su un rifiuto, quello della globalizzazione gestita dal potere finanziario, si è via via affermato come un luogo di confronto della società civile non solo al suo interno, ma anche con i rappresentanti di Governi e di varie istituzioni sovranazionali. Significativa, in questo senso, è stata per esempio la scelta di partecipare all’appuntamento a Porto Alegre e di disertare quello a Davos fatta dalla presidente del Brasile, Dilma Rousseff. La nuova leader brasiliana, continuatrice delle politiche del predecessore Lula, ha in parte anticipato la posizione del suo Governo sugli argomenti che saranno dibattuti alla ventesima conferenza mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile in calendario il prossimo giugno a Rio de Janeiro. A loro volta, gli organizzatori del Forum a Porto Alegre lo hanno considerato anche come un incontro  in preparazione al loro “Vertice dei Popoli” convocato parallelamente alla conferenza di Rio de Janeiro.

CAPITALISMO E INQUINAMENTO – Tra le proposte uscite da Porto Alegre, ma che qualcuno ha ventilato anche a Davos, c’è quella di creare una specifica agenzia dell’Onu che si occupi di contrastare l’inquinamento e di favorire modelli di sviluppo compatibili con la tutela dell’ambiente. La differenza è che negli ambienti ufficiali si pensa all’ennesima struttura chiamata a interfacciarsi con i Governi, mentre nelle intenzioni dei partecipanti al Forum di Porto Alegre dovrebbe farlo anche con i rappresentanti dei movimenti e delle organizzazioni della società civile. La questione ambientale e la critica di sistema ai modelli di sviluppo del capitalismo avanzato, cioè i tradizionali punti di massima attenzione dei no global, si ritrovano nella decisione di convocare per il prossimo 5 giugno, cioè  due settimane prima dell’appuntamento a Rio de Janeiro, una giornata di “mobilitazione globale contro il capitalismo” e “in difesa della giustizia sociale e ambientale”. L’intenzione è di ripetere quanto accadde il 15 febbraio del 2003, quando circa 15 milioni di persone marciarono per le strade di centinaia di città del mondo per protestare contro la guerra in Iraq. Nel comunicato finale sottoscritto da tutti i movimenti e organizzazioni intervenute all’Fsm di quest’anno, si afferma che “tutti i popoli del mondo subiscono gli effetti dell’aggravamento della profonda crisi del capitalismo” e si accusano gli “agenti del sistema”, cioè banche, multinazionali, corporazioni mediatiche, istituzioni internazionali e Governi, di puntare a incrementare i loro benefici con politiche neocoloniali a danno dello sviluppo dei popoli. Per i no global non è una novità, ma fa riflettere che posizioni non molto dissimili si siano sentite a Davos.

Di Redazione

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