lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Garante detenuti Lazio, il carcere italiano è incostituzionale
Pubblicato il 09-02-2012


Tasso di sovraffollamento che sfiora il 200 percento, tre metri quadri a cella per detenuto, alto rischio di trasmissione di patologie e condizioni di vita disumane. Al di là delle recenti polemiche parlamentari, il decreto “svuota-carceri” del ministro Severino si propone di metter mano alla drammatica condizione nella quale versano i penitenziari italiani. A fare il punto sull’attuale stato di salute del sistema carcerario è intervenuto Angiolo Marroni, Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio. 

Se dovesse individuare un unico problema di fondo nel sistema dei penitenziari italiani, quale sarebbe?

Per il codice penale, la pena eccellente è sempre il carcere. Oggi si sente il bisogno di una pena diversa. Bisogna modificare il codice penale. Ci sono state quattro proposte di riforma che prevedevano pene alternative, pene che in nord Europa già si applicano.

E qui da noi?

Il carcere in Italia non è più costituzionale: la pena è divenuta solo punizione. Non c’è più il concetto della riabilitazione. La civiltà di un Paese si vede dallo stato delle sue carceri, e noi siamo indietro persino rispetto a Beccaria: leggendo “Dei delitti e delle pene” viene quasi da sorridere, pensando che oggi succedono fatti peggiori di quelli denunciati da lui.

Il decreto “svuota-carceri” proposto dal ministro della Giustizia può funzionare o è solo un palliativo?

Voglio credere alla buona volontà del ministro ma ci sono tanti problemi concreti sui quali porre l’attenzione, per evitare leggi cosiddette “manifesto”: quelle leggi, cioè, che prevedono gli obiettivi ma non le modalità per raggiungerli. L’intenzione del ministro Fornero è quella di non portare troppe persone arrestate in carcere ma consegnarle subito al giudice, affinché siano processate il prima possibile. Mandare il detenuto in una camera di sicurezza presso i commissariati, dove rimarrà in attesa del procedimento, evitando i famosi fermi di quarantotto ore, che incidono in modo pesante sul sovraffollamento. E questo, almeno in linea teorica, va anche bene.

In linea teorica. E nella pratica?

Il problema è che non tutte le camere di sicurezza sono in grado di ospitare queste persone. Non tutti i commissariati hanno stanze adeguate: c’è un problema di potenziamento delle forze di polizia. E questo si ricollega al secondo punto del decreto: c’è un’idea di finanziamento, sette miliardi per potenziare le infrastrutture e le risorse umane. È un buon prospetto, ma la sua attuazione concreta dovrà essere vigilata attentamente.

Quindi lei è fiducioso circa l’efficacia del provvedimento, almeno nel breve periodo.

La differenza fra un ottimista e un pessimista è che il pessimista ha più informazioni. Se calcoliamo che 48% dei detenuti è in attesa di una sentenza definitiva allora sì, forse il decreto può tamponare la situazione. Il problema del sovraffollamento però si risolve in modo definitivo solo affrontando due questioni: quella dei tossicodipendenti, che vanno necessariamente consegnati a strutture diverse dal carcere, e i tempi lentissimi della giustizia italiana.

Raffaele d’Ettorre

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