lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Giovani disoccupati crescono. In nove mesi ottantamila posti in meno
Pubblicato il 17-02-2012


Giovani precari crescono. «A fronte di una moderata crescita complessiva, nella media dei primi tre trimestri del2011, l’occupazione giovanile ha subito una flessione del 2,5% (circa 80 mila unità)». Così Enrico Giovannini, presidente dell’ISTAT ha fatto il punto sulla gravosa situazione nella quale versano migliaia di giovani alla ricerca di impiego durante l’incontro, tenutosi ieri alla Camera tra governo e parti sociali, sulla riforma del mercato del lavoro. Nello stesso tempo, ha poi sostenuto Giovannini, «il tasso di disoccupazione dei giovani tra 18 e 29 anni è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia – ha sottolineato infine – se si considera la fascia di età 15-24 anni, come proposto dall’Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più alta dopola Spagna».

DONNE DISOCCUPATE – Nel nostro Paese lavora meno di una donna su due e solo il 30% al Sud, nonostante dal 1995 al 2008 si sia assistito a un aumento quasi ininterrotto dell’occupazione femminile, ha sostenuto Giovannini, che ha aggiunto: «Le donne continuano a essere occupate in lavori precari più frequentemente degli uomini e permangono in condizioni di precarietà più a lungo nel tempo». «La distanza dell’Italia dai principali Paesi europei nei tassi di occupazione, nonostante i progressi compiuti – ha sottolineato – resta estremamente elevata: circa 16 punti in meno rispetto a Francia e Spagna. Specularmente il tasso di inattività delle donne italiane rimane tra i più alti in ambito europeo, determinando un’incidenza relativamente modesta della disoccupazione femminile e pari a 9,6%, un punto al di sopra della media nazionale, anche se con una punta del 15,4% nel Mezzogiorno». Secondo il presidente dell’ISTAT, «è necessario, quindi, affrontare le criticità del rapporto delle donne con il mercato del lavoro». Esiste, ad esempio, una difficoltà delle donne a permanere sul lavoro in concomitanza con una gravidanza». Le ‘dimissioni in bianco’ «hanno riguardato 800 mila donne nel corso della loro vita».

FORNERO E APPRENDISTATO – «L’apprendistato deve diventare la forma tipica d’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. L’apprendistato è un veicolo per fare ‘formazione seria’». Questa è «una scommessa che se la vinciamo sarà importante per il mondo del lavoro». Così il ministro del lavoro, Elsa Fornero, ha sottolineato, al tavolo di confronto con imprese e sindacati, l’importanza dell’apprendistato all’interno della riforma del mercato del lavoro.

CAMUSSO – Di apprendistato –messo in relazione al precariato – ha parlato anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso in un confronto con studenti, giovani e lavoratori precari dal titolo «Liberi dalla precarietà». Camusso ha risposto a tutte le sollecitazioni che hanno toccato diversi temi: dalle cosiddette «finte partite iva» sotto cui si mascherano rapporti di subordinazione, al nodo delle dimissioni in bianco, fino al problema dell’istruzione che, secondo il segretario, ha avuto una battuta d’arresto con l’ultima riforma che ha abbassato ulteriormente gli anni di formazione obbligatoria. Il segretario della Cgil ha inoltre toccato il tema del welfare, oggi inteso in modo troppo «assicurativo» ed ha sottolineato l’importanza del nodo dei contratti nazionali in quanto «c’è il rischio che riguardino sempre meno persone». Il punto di riferimento per la precarietà è la relazione tra professionalità e retribuzione, ha commentato Camusso. «Il mondo della contrattazione tradizionale si deve accorgere, ha detto, che c’è un mondo parallelo intorno a lui che se non trova una soluzione, continuerà ad alimentare una contrapposizione tra precarietà e lavoro stabile».

MARCEGAGLIA – Sul tema è intervenuta anche la Marcegaglia, che sulle false partite IVA ha spiegato: «il ministro ci ha prospettato due possibilità: da una parte se c’è una falsa partita Iva si combatte e si dà il lavoro a tempo indeterminato; dall’altra parte c’è il meccanismo degli incentivi e dei disincentivi per cui si fa pagare di più». «Su questo – ha aggiunto – c’è una forte condivisione di tutte le associazioni, delle imprese e dei sindacati». «Lo stesso si può dire – ha evidenziato – per quanto riguarda l’apprendistato: «c’è una forte condivisione sul fatto che diventi il vero canale di ingresso dei giovani al mondo del lavoro». «Siamo d’accordo con il ministro – ha concluso – che questo sia lo strumento di ingresso e ci sia anche effettiva formazione, l’unico aspetto su cui siamo preoccupati e che non si aumenti il livello di burocrazia su questo strumento».

UGL – Sui contratti di apprendistato è intervenuta anche l’Ugl, pronta a discutere di come rafforzare i contratti di apprendistato e dei contratti di inserimento ma non di flessibilità in uscita perché l’articolo 18 è «fondamentale» e «la sua cancellazione non creerebbe alcun posto di lavoro». Lo ha detto il segretario generale dell’Ugl Giovanni Centrella al termine della riunione tra Governo e parti sociali a palazzo Chigi. «Non siamo pronti – ha detto – a discutere della flessibilità in uscita. Per noi l’articolo 18 è fondamentale e la sua cancellazione non creerebbe alcun posto di lavoro in più. Non è così che si crea nuova occupazione». La trattativa tra Governo e parti sociali proseguirà lunedì prossimo al ministero del Lavoro. All’ordine del giorno del prossimo tavolo i seguenti argomenti: politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali.

Diletta Liberati

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