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Opinioni e commenti
 

Giovani, italiani e disoccupati
Pubblicato il 01-02-2012


Due Paesi manifatturieri, due potenze esportatrici. Eppure le distanze tra Italia e Germania sono enormi su molti dei fondamentali economici, a partire dalla disoccupazione. I numeri in tal senso sono impietosi: da noi i senza lavoro sono saliti a dicembre all’8,9%, massimo storico dal gennaio 2004. E senza l’effetto di ammortizzatori come la cassa integrazione (Cig) straordinaria saremmo intorno all’11%. I tedeschi disoccupati sono invece al 6,7% a gennaio, meno delle attese e minimo assoluto da vent’anni. La percentuale dei giovani (15-24 anni) senza lavoro, invece, è al 31% in Italia, uno dei risultati peggiori della Ue, mentre i tedeschi sono i primi della classe con appena il 7,8% di disoccupati under 26.

LE RIFORME DI BERLINO – E pensare che all’inizio degli anni 2000la Germania era considerata il grande malato d’Europa. Tuttavia, con la socialdemocrazia di Gerhard Schröder al potere, Berlino ha fatto quelle riforme e quei sacrifici cui noi stiamo mettendo mano solo adesso. Alcune rinunce sindacali sul fronte delle dinamiche salariali, revisione degli ammortizzatori sociali, contratti di solidarietà per lavorare meno ma lavorando tutti nelle fasi di vacche magre e poi il modello di cogestione, con le sigle dei lavoratori che rivestono un ruolo importante nelle decisioni dell’impresa.La Germania, inoltre, ha potuto fare un grande balzo in avanti utilizzando i surplus di bilancio per stimolare quegli investimenti che hanno portato alla riconversione e ristrutturazione del suo sistema industriale, generando produttività e competitività, qualità dei prodotti ed efficienza dei processi.

LA POTENZA DELL’EXPORT TEDESCO – Oggi le aziende tedesche sono dimensionalmente molto cresciute, il numero delle multinazionali è altissimo ed esse aggrediscono i mercati esteri con una forza che è pari soltanto a quella cinese (a volte anche superiore). L’export di Berlino ha sfondato quota mille miliardi di euro, mentre quello italiano – che pure si difende – vale circa 400miliardi. Noi dovremmo prendere esempio su molti fronti, ma soltanto adesso stiamo iniziando a fare qualcosa per avvicinarci alla Germania. La differenza, in ogni caso, è che da quelle parti hanno agito per tempo, mentre noi abbiamo avuto bisogno di arrivare a un passo dal baratro del default per darci una scrollata. Risultato? I salari reali del nostro ceto medio continuano a perdere potere d’acquisto e un operaio Fiat guadagna 1.100 o 1.200 euro al mese. Mentre un omologo che lavora in Volkswagen ne prende 1.600 o 1.800.

IL FOCUS UE SUI GIOVANI – Tra l’Italia ela Germania c’è l’Europa con le sue fragilità e le sue ansie. Il tasso medio di disoccupazione nella zona dell’euro a dicembre era al 10.4% (più alto anche di quello italiano), mentre nell’Ue a 27 il dato è del 9,9%.La Spagna è il fanalino di coda con il 22,9%, mentrela Grecia si attesta oltre il 19%. La vera preoccupazione di Bruxelles, però, è la disoccupazione giovanile: quasi 5,5milioni di ragazzi under 26 senza un lavoro nell’Ue a 27, che equivalgono al 22,1%. Un portavoce della Commissione, una volta letti i dati, ieri ha detto: «Dobbiamo agire ora, è inaccettabile che ci sia un livello così allarmante di giovani senza lavoro».

I FONDI DISPONIBILI – E il presidente Manuel Barroso ha adesso l’obiettivo di mettere in piedi «squadre d’azione» composte da autorità nazionali, parti sociali ed esperti della stessa Commissione per definire strategie atte a ridurre la disoccupazione giovanile da qui ad aprile. Fondamentale sarà il combinato disposto tra i fondi Ue già utilizzabili ma da riorientare in questo settore e i cofinanziamenti nazionali. L’ammontare complessivo a disposizione sarebbe di oltre 80miliardi e di questi circa 8miliardi toccano all’Italia. Ora si tratta di investirne una buona parte su politiche di formazione e inserimento professionale per quegli under 26 che la crisi ha messo all’angolo.

Ulisse Spinnato Vega

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