mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I bambini nativi digitali vanno a scuola con le app dei tablet e degli smartphone
Pubblicato il 02-02-2012


Nella grande geografia di internet i protagonisti assoluti sono i nativi digitali, quelli che sono nati sotto l’emblema del www e che hanno visto da sempre un mondo governato da internet prima e dal potere delle app digitali in seguito. Quella dei bimbi digitali e’ insomma una nuova categoria a cui anche il mondo dell’educazione deve abituarsi se non vuole correre il rischio di offrire un sistema di nozioni di apprendimento vetusto e fuori contesto. Per l’industria delle app un mercato sicuramente allettante a cui prestare particolare attenzione. Anche nel nostro paese c’è chi si sta attrezzando con fiabe, giochi e album da colorare. Mentre dagli USA arriva una classifica delle 10 applicazioni per iPhone più adatte per i bambini dai 3 ai 12 anni.

JEKOLAB – Un laboratorio creativo che sviluppa applicazioni per l’infanzia. Questo vuole essere JekoLab, lavorando su app per tablet e smartphone completamente Made in Italy. Nato a Torino nel 2011 dalla collaborazione tra Fargo Film e AppyMob, il lab interattivo vuole unire la dimensione dell’intrattenimento con quella dell’apprendimento per creare applicazioni (suddivise per fasce d’età comprese tra i 3 e i 12 anni) attraenti per i bambini. Sfruttando le enormi potenzialità che i tablet e gli Smart phone offrono sia dal punto di vista dell’intrattenimento che dell’apprendimento, JekoLab propone applicazioni utili per lo sviluppo cognitivo dei bambini e che presuppongono un loro uso con la presenza dei genitori.

APP – Un nuovo mercato fatto per i più piccoli. E’ esattamente questo che rappresenta in termini di numeri e di potenzialità il settore delle applicazioni digitali per palmari e tablet. Un mercato in continua evoluzione a cui ormai sono dedicate top ten specifiche. Come quella redatta dal sito americano How Stuff Works specializzato in news hi tech. Una battaglia alle app più scaricate di cui i genitori sono complici essenziali. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i colori e alcune sono veramente divertenti. Al numero 7 per esempio troviamo quella per piccoli ingegneri in erba che vogliono imparare a costruire un robot. Ballonimals e’ al numero 3. Soffiando nel microfono si devono gonfiare dei palloncini che scuotendo il tablet assumono le sembianze di animali di vario tipo fatti annodando i palloncini tra di loro. Al numero 1 invece c’e quella dedicata all’estro musicale di chi si volesse cimentare nel fare il dj con le canzoni dell’infanzia.

APPLE – Chissà se le case editrici dei libri scolastici hanno veramente capito la portata di tutto questo. Mentre l’offerta di app per l’eta prescolare e’ ampia, sono ancora poche le applicazioni legate ai veri e propri programmi scolastici. La Apple ne ha annunciata una nei giorni scorsi. Con iBook2 per iPad anche questa fetta di mercato sembra andare incontro ad una rapida evoluzione. Sui tablet gli studenti potranno lavorare con sistemi di apprendimento interattivi che consentiranno loro di imparare tutto dal sistema solare all’architettura dei grattacieli. Anche le case editrici ovviamente si stanno adeguando. Mentre nei forum dedicati si discute sulla capacità del corpo docente di tenere il ritmo di questo vorticoso cambiamento. Anche in Italia siamo già pronti per la scuola 2.0?

MIUR – Effettivamente alcune sperimentazioni in questo senso sono già in corso anche nel nostro paese. Già per questo anno scolastico sono attivi alcuni progetti pilota del MIUR volti all’introduzione delle tecnologie digitali lungo tutto quello che può essere definito l’universo scuola. Tredici scuole del nostro paese sono state dotate di device interattivi su ogni banco e della connessione wifi garantita in tutta la scuola. Sono questi i contenuti del progetto del Ministero. Secondo recenti studi per i bambini digitali la tecnologia è parte integrante del loro paesaggio quotidiano. Dietro il mondo di internet e delle app ci sono infinite possibilità di sviluppo anche occupazionale, allora ben vengano programmi scolastici indirizzati anche in questo senso. I risultati di una recente ricerca internazionale mostrano come i bambini “vedono la tecnologia come quasi umana e sono capaci di concepire dispositivi, giochi e piattaforme potenzialmente in grado di risolvere alcune delle sfide più grandi del nostro tempo”.

Marco Bennici

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