lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il corvo bianco
Pubblicato il 10-02-2012


A volte i ritardi dei treni possono portare qualche beneficio. Penso che la vita attorno alla stazione ferroviaria di una grande città ci dice molto sull’anima della gente. Dagli aromi riesci a intuire il grado di integrazione delle varie etnie. I paraggi di Genova Principe, per esempio, sono una specie di osservatorio sull’immigrazione. Questo da sempre. Genova è una città unica. Non è una città per turisti. Non c’è nulla da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Là, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora ciò che c’è da vedere si lascia vedere. Ciò che c’è da capire, si lascia capire. Voci di piante, odori di persone.

Il negozio di Chen è anfrattato in mezzo alle stamberghe dei carruggi. Chen arriva a tutte le ore; ha una macchina vecchissima, con gli sportelli alti come le porte e finestrini che sembrano feritoie. Non ho mai capito che razza di marca sia. Qui viene a fare la spesa l’altra metà di Genova, quella che cerca foglie di banana e salamini halal. Ma anche massaie progressiste che cercano un’alleanza pericolosa tra il pesto e il cous cous. Fuori c’è uno zerbino che troppo ottimisticamente dice “Benvenuti”.

All’interno il negozio trabocca di parole. Ognuno ci porta i suoi quattro soldi di saggezza. Tra gli avventori ci sono anche quelli che possono permettersi di pagare le derrate solo con mucchi incredibili di monetine da due centesimi o il venditori ambulanti che barattano il prezzo del pesce surgelato con due ombrelli. Ma anche l’imprenditore pachistano o il professore libanese.

I mediatori culturali definiscono un posto come il negozio di Chen, adatto per quelli che condividono “la cultura del riso”, intendendo con questo non solo l’affinità di gusti alimentari, ma anche la propensione all’allegria tipica di quei paesi in cui, in mancanza d’altro, ci si regala almeno un sorriso.

Una volta da dietro gli scaffali di pesce essiccato ho sentito una voce con una cantilena xeneise, supplicare la signora Chen di trovargli una buona moglie cinese. “Le nostre mogli hanno troppi grilli per la testa. Voi siete gran lavoratrici, mangiate poco e rispettate anche l’uomo”. La signora Chen non si è spazientita. Tanti anni passati nel negozio le hanno insegnato che vendere i sapori significa anche assaggiarne i dissapori.

Ho tergiversato per i bancali che esponevano creme schiarenti e balsami per domare i ribelli ricci africani. Non ero per nulla interessato a quei prodotti, ma volevo vedere almeno la faccia di quell’italiano maschilista. Da dietro lo scaffale, invece, è sbucato un uomo dalla pelle nerissima. Al mio stupore, la signora Chen ha recitato un proverbio cinese: tutti i corvi del mondo sono neri. Ovvero, gli stereotipi universali, sono duri a morire…

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

More Posts

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. IL DOMATORE DI GRILLI
    i grilli in testa ! le donne italiane, secondo il maschilista di cui sopra,hanno troppi grilli per la testa! non entro nella diatriba … a Firenze in ricordo di una antica invasione di grilli, per l’Ascensione c’era “la festa del grillo” , i grilli maschi venivano catturati nei campi intorno a Firenze erano quelli che cantavano di più, poi venivano portati al parco chiamato Cascine fin dai tempi dei Medici, contenuti in grossi scatoloni con qualche foglia di lattuga e questi grilli cantavano a più non posso sfregando le loro elitre, i bambini sceglievano la gabbietta di mille colori. Questi grilli venivano tenuti in gabbia, ma mangiavano come re , fino a che venivano liberati in qualche giardino.
    Intervennero un po tutti a dire che era una festa crudele contro questi neri insetti , al pari delle corride e molto più del palio di Siena, insomma i grilli furono salvati dalle gabbiette !
    La festa c’è ancora ma senza grilli, io non ci vado più da anni mi fa tristezza!
    ORA… ditemi voi : una donna senza grilli! ma chi la vuole ? mancherebbe l’allegria, l’imprevedibilità, la complementarietà, ma che mondo sarebbe?
    lL tizio non era maschilista, quello proprio non aveva capito nulla ! e come può capire una donna?
    Certo che non si arriverà mai a capire completamente una donna; perchè le donne sono come puzzle da 100.000 pezzi di un quadro astratto tutto sul celeste chiaro, non riuscirai mai a finirlo, ma deve essere l’impegno della tua vita caro uomo . Anche l’uomo per la donna è un puzzle, ma composto da un pezzo solo ! lei lo capice subito, ma non c’è nessun posto in cui vada bene ! e lei lo vuol mettere da tutte le parti e si arma di forbici e lo stagliuzza per adattarlo, ma taglia che ti ritaglia non va mai bene, fino a che non gli rimane più nulla in mano ed a quel punto la frase fatidica: ma tu non sei più quello di prima, non sei il pezzettino che avevo conosciuto ! URKA !
    MORALE : una donna con i grilli in testa è meravigliosa così come è ! un uomo sceglilo come ti pare pensaci bene, ma lascialo come è; perchè è facile che diventi un sapiente , dolce, leggero, domatore di grilli

Lascia un commento