mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il funambolo con la luna storta
Pubblicato il 17-02-2012


Il 17 febbraio 2005, a San Nicolás de Los Arroyos, scompariva uno tra più grandi della storia del calcio. Come tutti gli artitsti del pallone, Omar Sívori, ha unito genio e sregolatezza. Estroso sul campo da gioco, con la sua fantasia, un dribbling imprevedibile e quel vizio del tunnel che deliziava i tifosi almeno quanto indispettiva l’avversario, era introverso fuori, dove aveva il brutto vizio di dire sempre quello che pensava, senza mezze misure. Era uno di pancia, El Cabezón, e mi piace ricordarlo con le sue parole: “l’unico modo per far divertire sessantamila spettatori è divertirmi,” diceva, “se non mi diverto io è difficile che faccia divertire il pubblico”.

Argentino, come Diego, anche lui ha giocato nel Napoli. Non ha vinto altrettanto e non gode dello status divino che ancora oggi i partenopei attribuiscono al Pibe ma, chiunque l’abbia visto giocare, giura che era altrettanto fenomenale. Forse a Napoli i campioni veri sono stati pochi e abbiamo quel feeling particolare con l’Argentina, penso. Però, prima di indossare la maglia azzura, El Cabezón, aveva giocato nella Juve e, anche a Torino, dove i campioni ci sono sempre stati, la gente ricorda Sívori con uguale amore. Lo stesso Gianni Agnelli stravedeva per lui, annoverandolo con Platini, Baggio e Del Piero, tra i suoi favoriti di sempre.
Poco dotato atleticamente, non amava allenarsi – “se si fosse allenato sarebbe stato il più grande di tutti,” ricorda Pesaola – Sívori era un concentrato di tecnica e agilità. Predeva palla a centrocampo e la conduceva accarezzandola fino al limite dell’area di rigore, superava uno dopo l’altro gli avversari, quasi fossero birilli, con la cadenza caracollata, quelle finte e quei movimenti rapidi e imprevedibili. A quei tempi, dicono, c’erano difensori che minacciavano di spaccarti le gambe se t’azzardavi a superarli; proprio con loro El Cabezón s’intestardiva nei dribbling, danzava sul pallone in eterno fino a che non decideva di superarli con un tunnel e li lasciava seduti sull’erba a cercare invano di capire come ci fosse riuscito. Lo faceva di proposito, ma non per cattiveria: si divertiva e divertiva il pubblico. Quello era il suo modo di fare spettacolo.
Omar Sívori era un guascone che non temeva nulla, prendeva i calci ma li restiuiva sempre, anche più forte. Questo sì, era un tipo nervoso, s’infiammava facilmente. Quando c’era da litigare in campo non s’è mai tirato indietro, ma lo faceva con schiettezza ed eleganza. Come la volta in cui ruppe il ginocchio a Grani. “Lo stopper del Catania,” ricorda Gianni Mura, “gli disse: al ritorno ti rompo una gamba. E Sívori, calmissimo: va bene, ma cerca di fare presto altrimenti te la rompo prima io. E così andò, col piede di Sívori a martello sul ginocchio di Grani”. Oppure quando si vendicò di Heriberto Herrera, che l’aveva allontanato dalla Juve. Giocava nel Napoli, sullo zero a zero servì l’assist e Altafini la mise dentro. Sívori prese il pallone dalla porta e, lemme lemme, s’avviò verso le panchine per tirarlo addosso ad Herrera. Senza violenza, però, lo fece con un toccco preciso e felpato. Oppure il giorno in cui litigò furiosamente con l’arbitro Concetto Lo Bello e ricevette sei giornate di squalifica. Fu così che terminò la sua carriera.
Pallone d’Oro nel 1961, vinse tanto con la Juve e poco nel Napoli, ma in fondo in bacheca non ha tanti trofei. Ugualmente, uno come lui, avrebbe meritato di diritto un posto nell’empireo del calcio. Nella classifica IFHSS, invece, compare solo al numero 36. Che non fosse all’altezza di divinità come Diego, Pelè e Cruijff, lo capisco benissimo. Ma trovarlo alle spalle di Matthaus, Weah, Milla, Sanchez, Gento, Charlton – fortissimi, sia chiaro, ma, secondo me, non più di lui – dà un po’ fastidio. Sarà stato per quel suo carattere lunatico, non lo so. So invece che calciatori irriverenti come lui nascono raramente e, di questi tempi, ancor di più. Gente come Cantona, Romario, Gascoigne, lo stesso Cassano, l’ho vista giocare e la ricordo benissimo. Purtroppo, per ovvie ragioni anagrafiche, di Sívori mi vengono in mente solo gli interventi alla Domenica Sportiva, con quegli occhialoni enormi e fuori dal tempo. Da quello che ho visto e m’hanno raccontato, ho l’impressione d’essermi perso un gran bello spettacolo; e mi dispiace.
Ma la colpa non è tua se sono nato troppo tardi: grazie lo stesso, Omar.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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