mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il rispetto secondo Marotta (e Sergio Marchionne)
Pubblicato il 20-02-2012


Da settimane, dirigenti e tesserati juventini invocano “maggior rispetto” da parte dei direttori di gara, alla fine hanno ottenuto quel che volevano: sabato sera le decisioni arbitrali sono state tutte a loro favore. Ma dove finisce l’equità di giudizio inizia la sudditanza psicologica? E, sopratutto, cosa intendono per rispetto, a Torino?

Intanto mi preme mettere in chiaro due cose: la Juventus di quest’anno – quasi sempre – gioca maledettamente bene al calcio; si vede che ha un’idea, sa cosa vuole e sa come ottenerlo. È in condizioni atletiche e psicologiche invidiabili e non giocando le coppe europee – è un vantaggio ma non una colpa – potrebbe resistere a lungo. Complimenti a Conte e al suo staff dunque. E che, a differenza di altre squadre, la Juventus ha pagato il conto di Calciopoli.

Detto questo, un po’ di fatti. Un paio di settimane fa, subito dopo l’incontro col Siena, in cui a suo parere l’arbitro non avrebbe concesso un rigore “trasparente”, Marotta ha chiesto al designatore Braschi “maggiore rispetto” da parte degli arbitri. La settimana scorsa, dopo il match col Parma, Antonio Conte s’è lamentato (su uno ha ragione, sull’altro no) per due rigori mancanti e la società l’ha spalleggiato con un comunicato ufficiale. E alla fine sabato sera, tra polemiche e lamentele, a Torino è arrivato il Catania. Nostante l’impegno dei bianconeri, appannati sia dal punto di vista del gioco che della condizione, la partita s’è messa subito male: sin dall’inizio la squadra di Montella s’è difesa in maniera ordinata per poi colpire con ripartenze letali e la difesa juventina per un bel po’ non ci ha capito nulla. Così Barrientos, dopo un’azione stupenda, ha infilato Buffon alla Del Piero e, poco dopo, Gomez ha rischiato il raddoppio. Solo a quel punto è arrivata la reazione d’orgoglio della Juve: difensori e mediani hanno iniziato a puntare le caviglie degli avversari. Puntuale è arrivato anche il contributo dell’arbitro Brighi: ha consentito un’aggressività che spesso sconfinava nella scorrettezza e nel fallo sistematico a Chiellini e soci, fischiando al minimo contatto a parti invertite.

Risultato: la Juve ha ripreso coraggio e il Catania lentamente lo ha smarrito. Ma per pareggiare c’è voluto comunque un colpo di genio: la punizione di Pirlo era magistra, peccato arrivasse due passaggi dopo un fallo identico non fischiato a favore della difesa siciliana. Dopo il pareggio la Juve ha ripreso coraggio e, poco dopo, sugli sviluppi di un corner Chiellini ha raddoppiato: Brighi, ovviamente non ha visto il fallo plateale del difensore bianconero che, pur di metterla dentro ha brutalizzato un avversario. Insomma, alla fine i dirigenti e lo staff bianconero hanno ottenuto quel che volevano.

La cosa curiosa è che, ogni volta tirano in ballo Calciopoli per fare vittimismo. È vero, la Juve ha pagato con una discreta penalizzazione e gli ex-dirigenti sono stati radiati. Ma la proprietà? La famiglia Agnelli vuole davvero farci credere che non ne sapeva nulla? Forse a Vinovo hanno una strana idea di cosa siano il rispetto, l’equità e la giustizia. O forse, servi dello stesso padrone, su questi argomenti condividono i principi di Sergio Marchionne.

Fosse così, mi auguro che, dell’AD Fiat, condividano anche le scelte e vadano a giocare negli USA. Ah, già… Non gli converrebbe: da quelle parti, chi imbroglia e viene scoperto, paga il conto. E pure salato.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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