martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il sindaco-spalatore e la cricca delle Olimpiadi
Pubblicato il 10-02-2012


E menomale che le Olimpiadi si fanno in estate. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno attende nervosamente il verdetto che entro il 15 febbraio il premier Mario Monti emetterà sulla sostenibilità economica di Roma 2020. Ma tra alluvioni e nevicate degli ultimi tempi, la città eterna non si presenta certo all’appuntamento con un’immagine organizzativa sfolgorante, tutt’altro. Il primo cittadino con la pala in mano ha denunciato in questi giorni il complotto del Nord contro la candidatura olimpica dell’Urbe. Forse, però, il complotto vero sta ancora più a Nord di quanto sospetti Alemanno: è risaputo infatti che il Burian siberiano è più «polentone» dei leghisti e da sempre ce l’ha a morte con i sindaci «terroni» che vanno in tilt per 20 centimetri di neve. Vabbè, lasciamo perdere.

LE GESTA DELLA CRICCA – Per fortuna, come detto, le Olimpiadi si celebrano nei mesi caldi. E quando il tempo è bello, si sa, Roma tira fuori il meglio di sé, per cui gli appuntamenti sportivi celebrati nella Capitale hanno il sapore di eventi unici. Come dimenticare le gesta di Federica Pellegrini e Alessia Filippi ai mondiali di nuoto 2009? Sono paragonabili solo alle gesta della «cricca» degli appalti che divorò milioni e milioni di euro per tirar su piscine come quella di Valco San Paolo, struttura costata 16milioni e considerata a rischio crollo per il modo in cui era stata realizzata da Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’imprenditore del «sistema gelatinoso» targato Anemone-Balducci-Bertolaso che rideva la notte del terremoto all’Aquila.

GIOCHI DA 10MLD – Si dirà: ma perché recriminare sempre sul passato? Ok, guardiamo avanti. Roma 2020 dovrebbe costare circa 10miliardi di euro: due e mezzo per l’organizzazione in sé, 2,8miliardi per le infrastrutture urbane e di mobilità, 1,4miliardi per il nuovo villaggio olimpico e un altro miliardo e mezzo per il centro tv-stampa. Ben 8,2miliardi devono essere garantiti dallo Stato mentre 1,6miliardi per l’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino sono a carico di Aeroporti di Roma. Gli organizzatori contano, tuttavia, di abbattere la spesa pubblica effettiva a 4,7miliardi di euro. E soprattutto giurano su uno scenario di crescita impetuosa che dovrebbe derivare dall’evento: un impatto sul Pil di 17,7miliardi e un totale di 170mila posti di lavoro generati da qui al 2020 e anche negli anni successivi.

I FLOP DEL PASSATO – Una vera manna, insomma, a sentire i fautori della candidatura romana. Peccato che la storia recente delle Olimpiadi dica tutt’altro. Lasciamo stare il caso estremo di Atene, che soffiò proprio a Roma i Giochi del 2004 e con quello sforzo organizzativo si mise in cammino sulla via del baratro economico in cui oggi la Grecia sta sprofondando. Uno dei flop più clamorosi che si ricordi resta quello di Barcellona 1992: nei tre anni successivi i turisti in città diminuirono, il Pil frenò e in compenso si creò una bolla immobiliare con rincari per le case di oltre il 200% tra la metà degli anni ’80 e i primi ’90. Anche dopo Sidney 2000 l’economia australiana subì una contrazione e la crescita mostrò addirittura il segno negativo (-0,5%) all’inizio del 2001. Per Pechino 2008 si spesero invece 40miliardi in infrastrutture, ma il vice direttore del turismo della città, Xiong Yuemi, dichiarò che solo il 45,5% delle camere degli hotel a 4 stelle era stato prenotato e il 50% delle stanze a 3 stelle. Persino Torino 2006, infine, non ha brillato per l’afflusso di pubblico. Negli ultimi 60anni solo Melbourne 1956, Tokyo 1964, Los Angeles 1984, Seoul 1988 e Atlanta 1996 non hanno generato contraccolpi negativi all’economia nazionale del Paese organizzatore.

L’ESEMPIO DEL ’60 – A Roma si torna costantemente a evocare lo spirito del ’60 e il «miracolo» organizzativo di quella Olimpiade. Si dimentica, però, che l’Italia era in pieno boom economico e la ricchezza cresceva del 5% l’anno. Al tempo venne realizzata l’intera autostrada del Sole in appena 8 anni, oggi il cantiere della Salerno-Reggio (lunga poco più della metà) va avanti da 50 anni e non si vede ancora luce in fondo al tunnel. Ci si incoraggia allora sostenendo che Londra 2012 sarà un successo economico e di immagine: sì, ma Londra è da sempre pronta per un evento del genere, da quelle parti hanno iniziato a fare le metropolitane 150 anni fa e non esiste un cantiere come la Metro C, iniziato negli anni ’90 e intanto lievitato da 1,9 a 5miliardi di euro. Siamo sicuri, allora, che Roma possa permettersi questo lusso? Forse un’altra nevicata aiuterà il sindaco-spalatore a rinfrescarsi le idee.

Ulisse Spinnato Vega

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento