martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il super-giudice Garzon condannato e la Spagna si spacca in due
Pubblicato il 13-02-2012


Dopo aver tentato di incastrare l’ex dittarore cileno Augusto Pinochet per aver ordinato la sparizione di migliaia di cittadini spagnoli con un mandato di cattura, dopo aver chiesto un processo a carico di Osama Bin Laden a seguito degli attentati di Madrid del 11 marzo 2004, dopo aver accusato l’ex premier Silvio Berlusconi di violazione della legge antitrust e frode fiscale nell’ambito dell’inchiesta sulla rete televisiva spagnola Telecinco, il 9 febbraio la carriera del giudice più famoso e importante di Spagna, Baltasar Garzon ha subito un durissimo colpo, i sette giudici del Tribunal Supremo lo hanno condannato a undici anni di inibizione dalla magistratura e alla perdita definitiva della carica che ricopriva e degli onori connessi. 

IL VERDETTO – Garzon è stato ritenuto colpevole di aver ordinato delle intercettazoni illegali nel 2008 fra tre detenuti e i loro avvocati nell’ambito della “Trama Gürtel”, una fitta rete di corruzione tra gli esponenti e faccendieri del Partido Popular attualmente a capo del governo e imprenditori spagnoli. Emesso il verdetto, la stampa e l’opinione pubblica hanno iniziato a dividersi. Immediatamente a Madrid sono scattate le manifestazioni fuori dal tribunale e in Puerta del Sol indetta dalla piattaforma e delle organizzazioni che sostengono Garzon sin dagli esordi quando riuscì a dimostrare che l’allora partito Herri Batasuna era il braccio politico dei terroristi del ETA (Euskadi Ta Askatasuna – Paese Basco e Libertà), i manifestanti in piazza gridano al linciaggio politico e personale, le accuse nei confronti di Garzon sarebbero motivate solo politicamente. Una sentenza politica e vergognosa per eliminare una toga scomoda, si legge nei cartelloni esposti.

LA FOLLA SOLIDALE – Un giudice simbolo, Baltasar Garzon che al processo ha continuato a indossare la sua toga da magistrato. Simbolo e protagonista, dalle manifestazioni in piazza agli adesivi con su scritto I love Garzon fatti stampare nel 1998 dalle associazioni cilene per i Desaparecidos spagnoli all’epoca dell’arresto di Pinochet a Londra. Molti cittadini non comprendono come sia possibile, a seguito dell’assoluzione di Francisco Camps (PP), ex Presidente delle comunità Valenciana, che mentre i principali attori della Trama Gurtel siano ancora in attesa di giudizio sia proprio il giudice che ha indagato sul caso il primo a essere condannato. La morte dello stato di diritto.

LA STAMPA DIVISA – Come la gente anche la stampa spagnola, si divide sulla vicenda. “La Corte Suprema neutralizza Garzon” si legge su El Pais, contestando la decisione, il cui scopo sarebbe quello di  cancellare Garzon come giudice. Il quotidiano conservatore El Mundo invece dalle sue colonne sottolinea l’unanimità della decisione, criticando aspramente anche il comunicato emesso da Baltasar Garzon nel quale rifiuta la sentenza, definendolo un megalomane. Megalomania condivisa dall’altro quotidiano di destra ABC, secondo cui Garzon pagherebbe per i suoi eccessi e il desiderio di fama. Si affida a un lapidario “Giustiziato” il quotidiano di sinistra Publico, riassumendo con una frase «la sinistra critica la decisione, la destra l’applaude».

ONU PREOCCUPATA – Una vicenda spagnola di rilievo internazionale tanto che l’alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani ha espresso, tramite le parole del suo portavoce Rupert Colville, ”preoccupazione” per la sorte del giudice spagnolo. Maria Garzón, figlia del giudice, ha diffuso ai media una lettera aperta diretta “a tutti quelli che brinderanno con champagne”. «A tutti voi dirò che mai ci farete abbassare la testa, che mai spargeremo una sola lacrima per voi. Non vi daremo questa soddisfazione. Ci avete toccato, ma non affondato;… ci avete dato maggiore forza per continuare a lottare per un mondo in cui la Giustizia sia autentica, senza settarismi, non guidata da invidie, da accordi di corridoio».

PROCESSI IN VISTA – La sentenza emessa però potrebbe non essere l’ultima, Garzon è infatti coinvolto in altri due processi, ancora per abuso di potere, per aver dato il via alle indagini sulle terribili violazioni dei diritti umani e gli atroci crimini commessi durante la guerra civile (1936 – 1939) e durante la dittatura di Francisco Franco, affrontando per la prima volta i fantasmi del passato forse ancora troppo vivi nella politica presente spagnola, violando l’aministia del 1977. La Legge di Amnistia, promulgata dopo la morte di Franco, non permette di investigare e giudicare i crimini commessi del franchismo. Nell’altro caso Baltasar Garzon è chiamato a motivare la decisione di aver lasciato cadere le accuse contro Emilio Botín – Presidente del Banco Santander –  portato a processo per “comportamento non etico nel mondo finanziario”- inchiesta iniziata a seguito di pagamenti ricevuti da Garzon per un totale di 260mila euro per una serie di conferenze svolte nel Centro Rey Juan Carlos dell’Università di New York. I pagamenti, secondo l’accusa sarebbero tangenti travestite da finanziamenti e provenivano da una filiale di New York della banca di Botin.

Sara Pasquot

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