martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Imu alle private, Preside Collegio S. Giuseppe: La fine degli istituti paritari
Pubblicato il 28-02-2012


Imu e Chiesa, un tema che continua a far parlare. Difatti, la commissione Bilancio del Senato ha ieri espresso parere favorevole all’emendamento del governo al decreto liberalizzazioni che prevede il pagamento dell’Ici-Imu anche per le associazioni no-profit, ivi compresa la Chiesa. Il presidente della commissione, Antonio Azzollini, ha voluto sottolineare che il punto critico rimane invece la norma sulla tesoreria unica, per la quale rimane la richiesta di riformulare l’articolo. Azzollini ricorda infatti che tale norma sottrarrebbe denaro agli enti locale e consisterebbe in una svolta storica dopo 30 anni di provvedimenti all’insegna del decentramento. La commissione Industria attendeva il parere dei colleghi della Bilancio per ricominciare a votare gli emendamenti al decreto e tornerà a riunirsi alle 15. «La nuova disciplina sull’Imu riferita alla Chiesa rappresenta una prima svolta per ristabilire equità e un bel passo in avanti. Lo è per i tanti soldi che rientreranno nelle casse dello Stato». Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini. «Negli ultimi quindici anni -aggiunge- i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie sono arrivati a pesare sulle casse dello Stato fino a 520 milioni di euro l’anno, a fronte di tagli pesantissimi alle nostre scuole pubbliche. A pagare fino ad ora sono stati solo i cristiani; da questo momento in poi a pagare sarà anche la Chiesa». A tal proposito abbiamo chiesto il parere di Fr. Pio Rocca, preside del Collegio San Giuseppe de Merode.

«Per le scuole è necessario precisare. Sono esenti dall’Imu quelli che svolgono attività secondo modalità non commerciali». Quale la vostra reazione alla puntualizzazione di Monti?

Siamo indignati e preoccupati. Viene a essere perpetuato l’ennesimo sopruso contro istituti e congregazioni, che da secoli sono al servizio di giovani, bisognosi e disagiati. Svolgiamo compiti oratoriali e di sostegno che dovrebbero portare avanti lo Stato e che invece sono svolti con sacrificio da persone religiose e laiche. Già la crisi vocazionale ha ridotto il numero del personale religioso, la tassa farebbe chiudere molte strutture.

Quale il danno effettivo?

Parlare di danno è riduttivo, a stento si riesce ad andare avanti. Dal 2000 gli istituti privati sono diventati paritari, ma solo dal punto di vista della regolarità scolastica. I genitori quindi sono costretti a pagare il doppio delle tasse, quella per l’istituto italiano e quello per la retta.

Quindi vi sostenete sono con la retta?

Sì, non abbiamo altri finanziamenti. Utilizziamo i soldi della retta per gli stipendi dei nostri dipendenti: abbiamo un centinaio dipendenti retribuiti con circa 1.300 euro, se calcola che un ragazzo paga 3.000 euro di retta, si accorgerà che resta ben poco e quel che resta viene speso per la manutenzione della struttura e le spese ordinarie. Calcolando anche il costo per l’adeguamento della struttura alla legge 626 – e parliamo di milioni di euro – un’altra imposta ci strozzerebbe.

Voi auspicate finanziamenti pubblici per la scuola privata?

Sono vent’anni che lo diciamo. Abbiamo sperato in finanziamenti conseguenti la parità almeno per gli insegnanti, ma siamo lontani da questo nonostante lo Stato si professi laicista.

Diletta Liberati

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