lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Interpol contro Anonymous, 25 in manette
Pubblicato il 29-02-2012


Guerra ai pirati informatici: venticinque persone, sospettate di far parte del collettivo hacker di Anonymous, sono state arrestate in una maxi-operazione di polizia internazionale in Europa e America Latina. A riferirlo è la stessa Interpol. Dei venticinque hacker finiti in manette nel mese di febbraio, quattro sono stati arrestati  in Spagna, dieci in Argentina, sei in Cile e cinque in Colombia. Gli arrestati hanno tutti un’età compresa fra i 17 e i 40 anni. L’operazione, denominata “Unmask” dalle stesse forze di polizia, ha portato anche al sequestro di 250 computer e cellulari, nel corso di 40 perquisizioni in 15 città. Per quanto riguarda la pena, le accuse portano da un minimo di 541 giorni fino ad un massimo di cinque anni di reclusione.

ATTACCO ISTITUZIONALE – Scopo degli hacker era quello di sferrare attacchi informatici contro alcune istituzioni: fra gli obiettivi di spicco risultano infatti i siti web di alcuni partiti spagnoli, della presidenza colombiana, del ministero della difesa di Bogotá, della compagnia elettrica cilena Endesa e molti altri. L’attacco che ha scatenato il blitz di arresti sembra essere quello sferrato proprio contro il sito dell’Agenzia internazionale di coordinamento delle polizie. «I sospetti sono stati accusati di avere alterato siti web, tra cui quello della biblioteca nazionale cilena», ha detto il procuratore Marcos Mercado, che sta seguendo il caso e «di avere coordinato attacchi di negazione del servizio (NoS) ai siti delle compagnie elettriche Endesa e Hidroaysen».

VITTORIA O RIVINCITA? – A spingere le forze di polizia ad intervenire con il maxi-blitz però potrebbe essere stata la pubblicazione su Wikileaks, nel mese di dicembre, di circa 5 milioni di e-mail di Stratfor. L’agenzia statunitense di intelligence avrebbe infatti messo sotto sorveglianza, per conto di alcune multinazionali, diversi gruppi di boicottaggio. Wikileaks non si è lasciata sfuggire l’occasione e, aiutata presumibilmente da Anonymous, è entrata in possesso degli account di circa 4.000 utenti, dei quali sono stati trafugati tutti i dati, comprese alcune email considerate “bollenti” da Julian Assange. 

CAPO INTERPOL, INTERNET NON È RIFUGIO PER CRIMINALI – «Quest’operazione dimostra che il crimine perpetrato in maniera virtuale ha, per i trasgressori, conseguenze concrete anche nel mondo reale». Lo ha dichiarato Bernd Rossbach, direttore dell’Interpol, precisando che «la rete di Internet non può essere vista come un rifugio sicuro per i criminali e le loro attività, indipendentemente dall’origine e dal bersaglio dell’attacco».

Emanuele Ciogli

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