lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

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Pubblicato il 21-02-2012


 

 

 

 

 

 

 

 

Un universo, quello della Moda, composto da industria, progettazione, studio, mercato, ricerca, pensiero. Gli scettici, sempre più annoiati dalla vita, che giocano a infangare il sistema e gli stilisti – per la sciocca paura del diverso che, ai loro occhi incerti, assume sembianze di un mostro a nove teste – pensano che tutto sia un baraccone  immorale di superficialità e malessere esistenziale. Nonostante tutto, incoraggianti fatturati alla mano, una nuova settimana della Moda sta per iniziare. Sette giorni – da domani – scanditi dal ritmo incessante di settantadue sfilate, di cinquantatre presentazioni, di eventi mirati a valorizzare i simboli culturali e a suggellare sempre di più il patto di alleanza tra il Comune di Milano e la Camera nazionale della Moda italiana. Cosa c’è dietro la Moda? Dietro questo cosmo rutilante e demonizzato crudelmente? Potrebbe bastare la lirica sublime di Miranda Priestly de «Il Diavolo veste Prada» sulle mille coniugazioni cromatiche del ceruleo, a render l’idea? Probabilmente, sì: in fondo la creatività applicata e il consumo di massa, che prevede notevoli investimenti e forti immobilizzazioni di capitali, sono la vera forza della Moda.

E la concorrenza tra le imprese? Non solo velette e veleni: si fonda sul comune interesse a immettere sul mercato stili nuovi che inducano l’orientamento di consumo a sentire come urgente e necessaria la sostituzione dei vecchi prodotti, e sulla costante esigenza di anticipare i contenuti stilistici della produzione, sintonizzandosi su quella che sarà la moda dell’anno, o meglio della stagione.

«La moda cambia, lo stile resta», insegna Gabrielle Chanel, e circa due anni prima dell’uscita ufficiale di una moda, gli addetti ai lavori procedono a una mirata raccolta d’informazioni tese all’acquisizione di tutti gli elementi necessari a concordare cosa si dovrà proporre sul mercato. Decisa la linea di produzione e la tendenza da seguire, ogni stilista, in base al potere che detiene sul mercato, e al riconoscimento internazionale, dà libero sfogo al proprio gusto per non trovarsi fuori dal trend. Gli accordi sulle nuove collezioni avvengono tra gli industriali tessili che necessitano di prevedere con larghissimo anticipo gli acquisti e le lavorazioni dei tessuti. Nel quadro complessivo di questi processi, si delinea una filiera produttiva che prende avvio con gli incontri tra i comitati delle industrie tessili, prosegue con gli scambi informativi tra le aziende di moda, si realizza in prima istanza con la presentazione delle collezioni, continua con la produzione dei capi di abbigliamento, e infine procede con la distribuzione nei punti di vendita e con la finale conseguente: il consumo. Fondamentale, per il successo di ogni marchio, oltre al gusto degli stilisti, la supersonica creatività degli stylist che, sulla scia de «la bellezza salverà il mondo», generano e trasformano le idee in valore economico. Improntato su innovazione, campagne editoriali e pubblicitarie, il loro intuito non è soltanto la fonte ma soprattutto la base per il processo di sviluppo. La settimana della Moda Donna per il prossimo inverno ri-prende vita con il solito famelico entusiasmo, la consueta predisposizione a schivare i colpi dei nemici, e la sempre in voga voglia di promuovere le eccellenze che hanno conferito all’Italia credibilità internazionale: gli stilisti (non i politici). In conclusione, parafrasando la leggendaria Anna Wintour – direttore di Vogue America, che ha ispirato il personaggio di Miranda Priestly – «C’è qualcosa nella moda che fa innervosire le persone».

Martina Alice de Carli

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