mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La fiera della Maddalena è un G8 che “stupra” a colpi di arsenico
Pubblicato il 24-02-2012


I 30 milioni di euro stanziati per la bonifica del mare antistante la Maddalena non sono bastati. Anzi, se possibile, il livello di inquinamento registrato in uno dei paradisi marini della Sardegna, è ulteriormente aumentato proprio dopo il tentativo di decontaminazione, voluto dal Governo Berlusconi dopo lo spostamento del G8 del 2009 dall’arcipelago sardo all’Aquila, a seguito del terremoto che sconvolse l’Abruzzo.  E’ l’amara conclusione alla quale sono giunti gli inquirenti delle Procura di Tempio Pausania che, stando alle relazioni dei periti Fabio Poletto e Sandro Demuro, sono ormai certi che l’area inquinata sia ora addirittura più estesa rispetto a quella indicata prima della bonifica, dai sette ettari iniziali agli attuali dodici.

LE PAROLE DEL PROCURATORE – Siamo quindi di fronte a un danno ambientale dalle proporzioni enormi, ben riassunto dalla parole del sostituto procuratore di Tempio Pausania, Riccardo Rossi: «Nell’area antistante l’ex Arsenale, dalle indagini tecniche effettuate, abbiamo trovato la presenza di materiale fortemente inquinante in misura rilevante, metalli pesanti e idrocarburi». Si parla di arsenico, zinco, piombo e mercurio. Quest’ultimo, come confermato dal direttore del dipartimento di Sassari dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna, Antonio Furesi, sarebbe presente in quantità dieci volte superiori a quelle consentite dalla legge. L’ipotesi, sempre secondo Rossi, è che «buona parte della zona sia stata inquinata a causa di errate manovre di bonifica, come quando si vuole spazzar via la polvere ma la si mette sotto al tappeto». Azioni che hanno portato, come specificato ancora da Furesi, ad un «inquinamento distribuito a macchia di leopardo legato alle correnti o ai lavori prima della bonifica».

LE INDAGINI – L’inchiesta, che va avanti da più di due anni, vede sotto indagine per inquinamento ambientale, falso e altri reati, i rappresentanti della società alla qualela Protezione civile, diretta allora da Guido Bertolaso, aveva a suo tempo affidato l’opera di bonifica, oltre alle ditte subappaltanti che lavorarono per il mancato G8. Ora Rossi ha deciso di aprire però un’altra inchiesta, volta a verificare se lo stato di inquinamento interessa anche i terreni sui quali sono state effettuate altre opere di bonifiche

LE CONSEGUENZE – Ogni attività antistante il Main Center, l’edificio che sarebbe dovuto essere il centro nevralgico del mancato G8, è quindi interdetta. E’ vietata la balneazione, ma sono anche impossibili la pesca e il semplice transito all’interno dell’area. Uno dei paradisi d’Italia si ritrova quindi a pagare caro, in termini di immagine e di turismo, le scelte avventate del Governo Berlusconi.

Fabio Casu

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