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Opinioni e commenti
 

La finanza senza pudore che distrugge l’economia
Pubblicato il 06-02-2012


A volerla buttare sul sarcastico, si potrebbe dire che persino gli squali della finanza cominciano a subire le conseguenze della crisi provocata proprio dalle loro speculazioni. Per esempio, Lloyd Blankfein, l’amministratore delegato di Goldman Sachs, che per il 2011 ha avuto come bonus “solo” 7 milioni di dollari in titoli della banca, in netto calo rispetto ai 12,6 milioni di dollari del 2010. Ne ha dato notizia la Sec, l’ente di controllo della Borsa statunitense, dalle cui comunicazioni  emerge che Blankfein ha ricevuto l’1 febbraio 61.702 azioni di Goldman Sachs, quotate a quella data a 113,45 dollari. Peraltro, lo stipendio di Blankfein è stato più che triplicato, dai 600.000 dollari del 2010 ai due milioni del 2011. Inoltre, la banca non ha specificato se Blankfein abbia ricevuto per il 2011 un bonus in contanti oltre a quello in azioni. Nel 2010 aveva avuto cash 5,4 milioni di dollari. Anche James Gorman, l’amministratore delegato di Morgan Stanley ha ricevuto un bonus di 5,1 milioni, dimezzato rispetto al 2010. Invariato, invece, il bonus di 17 milioni di Jamie Dimon, l’amministratore delegato di JPMorgan. In ogni caso, l’unico anno in cui Blankfein e gli altri manager del genere non aveva ricevuto bonus era stato il 2008, quando le diverse banche d’affari avevano ottenuto aiuti dal Governo per fronteggiare la crisi che avevano provocato e avevano avuto il pudore (ma in realtà era un obbligo) di non usarli per ingrassare i propri padroni e dirigenti.

LA MALATTIA ARROGANTE – Nelle primarie repubblicane in corso, attacchi su questo argomento non se ne sono sentiti. In compenso, non sono mancati quelli al presidente Obama, il democratico reo di voler aumentare i sussidi di disoccupazione. Come sempre, cioè, in America ci sono i “portatori sani” della malattia del dollaro che pretendono di rappresentare la cura e ritengono un’elemosina indegna impedire che milioni di persone muoiano di fame. Del resto capitò anche nel 1929, quando i repubblicani del capitalismo finanziario crearono la crisi e poi cercarono di ostacolare gli sforzi del democratico Roosevelt che la risolsero.

Nello scorso fine settimana, Obama aveva ricordato che l’economia statunitense si sta rafforzando e il Paese comincia a vedere l’uscita dalla crisi, come dimostra la creazione di tre milioni e settecentomila dall’inizio della sua presidenza. «Ci sono ancora troppi americani che hanno bisogno di un lavoro o bisogno di un lavoro che paghi meglio di quello che hanno adesso. Ma l’economia si sta rafforzando. La ripresa  sta accelerando», ha detto Obama, ammonendo però che «non possiamo tornare alle politiche che hanno portato alla recessione» e facendo appello al Congresso, oggi a maggioranza repubblicana,  a non rallentare «la ripresa sulla quale siamo avviati».

NIENTE RIPRESA SENZA LAVORO – Anche i dati più recenti, quelli del mese di gennaio, confermano che l’economia statunitense ha incominciato l’anno con nuovi progressi nel curare l’aspetto più drammatico della crisi stessa, cioè appunto la disoccupazione, che costituisce non solo un gigantesco problema sociale, ma anche un freno alla ripresa. I nuovi posti di lavoro in gennaio sono stati 243.000, quasi il doppio rispetto alle previsioni di tutti gli analisti. Sotto questo aspetto, si è trattato del mese con il miglior risultato dall’aprile scorso.

La ripresa occupazionale fa registrare negli Stati Uniti da novembre una media di duecentomila nuovi posti al mese, quasi il doppio dei 106.000 tra maggio e ottobre scorsi, il che porta a una riduzione annua della disoccupazione totale di oltre un punto percentuale. Tuttavia, Obama e il suo Governo non nascondono la persistente gravità della situazione, con ancora quasi tredici milioni di lavoratori disoccupati, per il 43 per cento da un periodo più lungo di sei mesi. «Continuiamo a sanare le ferite provocate dalla crisi – ha detto il consigliere presidenziale per l’economia, Alan Krueger – ma resta cruciale perseguire politiche che aiutino la ripresa, dagli sgravi fiscali alle estensioni dei sussidi di disoccupazione».

Odisseo

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Commenti all'articolo
  1. L’operato di Obama è stato pragmatico e quindi attento a gestire una situazione economica che richiedeva soluzioni in grado di mantenere una certa coesione sociale e questo, in una difficile fase in cui i repubblicani hanno preso la maggioranza al Senato. Penso sia favorito alle prossime elezioni pure nei confronti di un Romney ormai lanciatissimo alle primarie conservatrici.

  2. Bravo Odisseo, stavolta ci hai colto in pieno. Non sarà la finanza a salvarci dai distrastri che la finanza ha provocato. Obama sarà pure pragmatico, come scrive Alessandro, ma le speranze che aveva suscitato, al punto da fargli ottenere il Nobel per la pace prima ancora di incominciare il suo mandato, per ora restano tali. Ma viva Obama, se le alternative sono i Roney o i teocom. Qui in Italia di Obama non mi sembra di vederne. Vorrei sapere cosa ne pensa Odisseo, che mi pare sempre concentrato sull’estero.

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