lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Grecia salva. Aiuti per 130 mld di euro e stretta sul commissariamento
Pubblicato il 21-02-2012


Per ora la Grecia è salva. Dopo oltre 13 ore di estenuanti trattative i ministri economici e finanziari dell’Unione europea (Eurogruppo) hanno raggiunto un accordo per sbloccare i 130 miliardi di euro del secondo pacchetto di aiuti internazionali, da erogare fino al 2014, che dovrebbe consentire ad Atene di evitare il fallimento il mese prossimo. L’intesa prevede anche la cancellazione di una parte importante del debito greco – 107 miliardi di euro –  detenuto dai creditori privati. Tuttavia il commissariamento del Paese sarà rafforzato da una maggiore presenza della Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale), che sarà di fatto permanente.

MONTI SODDISFATTO – Iniziato alle 16.00 a Bruxelles, l’incontro si è prorogato fino alle 4 del mattino, con ulteriore conferenza stampa a partire dalle 5.20.  «L’accordo garantisce la tenuta della Grecia nell’euro e le dà il tempo di tornare su un percorso di crescita sostenibile, assicurando la credibilità della zona euro nel suo complesso» ha dichiarato al termine dei colloqui il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Junker. E anche il nostro presidente del Consiglio Mario Monti, membro del gruppo in quanto ministro dell’Economia, ha definito l’accordo «un bel risultato per la Grecia, per l’Eurozona e per i mercati». C’è voluto «un lungo lavoro», ha aggiunto ma alla fine «l’Europa è in grado di funzionare».

RIDUZIONE “VOLONTARIA” – Per dare via libera al secondo salvataggio in meno di due anni l’Eurogruppo ha chiesto ai greci  di portare il rapporto debito/Pil (Prodotto interno lordo, l’intera ricchezza prodotta da un Paese) dal 160% di oggi al 120,5% nel 2020, lievemente sopra l’obiettivo iniziale di 120%. In particolare, come spiegano le agenzie economiche, i creditori privati della Grecia (banche, assicurazioni e fondi) hanno accettato una riduzione “volontaria” del 53,5% nel valore nominale dei titoli di stato greci detenuti nei loro portafogli, mentre il piano iniziale prevedeva un taglio del 50%.

SWAP E FMI – L’accordo raggiunto rende inoltre possibile un’operazione di swap (scambio di flussi di cassa) tra bond greci e titoli a più lungo termine e con tassi di interesse più bassi: lo scopo è arrivare così a un taglio del debito pubblico greco di circa 100 miliardi di euro. Sempre per evitare il fallimento, la Banca centrale europea ha accettato di versare alle banche centrali nazionali dei Paesi dell’euro i profitti registrati sui bond greci negli ultimi due anni. A loro volta, le banche centrali nazionali trasferiranno i profitti ai rispettivi governi che li gireranno alla Grecia «per garantire ulteriormente la stabilità delle finanze pubbliche». Resta da capire come si muoverà Il Fondo monetario internazionale (Fmi). Christine Lagarde, alla guida dell’organismo finanziario, ha detto che i vertici si riuniranno la seconda settimana di marzo per decidere il loro contributo al nuovo salvataggio della Grecia. Il prossimo 20 marzo andranno in scadenza 14,5 miliardi di bond ellenici. Senza il salvagente europeo, il Paese non avrebbe avuto le risorse per rimborsarli e sarebbe ufficialmente andato in bancarotta. Ieri tutte le Borse europee avevano chiuso in rialzo, scommettendo sul sì agli aiuti, mentre questa mattina, dopo la maratona notturna, hanno aperto all’insegna della cautela.

LE TAPPE DELLA  CRISI – La crisi della Grecia, il cui debito pubblico ammonta oggi a circa 315 miliardi di euro, ha radici lontane e profonde.  Il patto di stabilità e crescita, ratificato nel 1997, stabiliva le norme per il bilancio degli Stati membri dell’Unione Europea ma quasi la metà lo hanno violato, tra cui il governo greco, che però ha nascosto la vera entità del debito per proteggere il Paese dalla crisi del  2008. A dichiarare il rischio di bancarotta è stato lo stesso presidente George Papandreou nel 2009 subito dopo le elezioni. Nel 2010 e 2011 il Paese è sprofondato nella crisi nonostante piani di austerità e manovre finanziarie, evidentemente non efficaci per scongiurare il default. A novembre 2011 il premier George Papandreu si è dimesso lasciando il posto all’economista Lucas Papademos, designato alla guida di un governo provvisorio di coalizione. In una lunga e contrastata seduta il 12 febbraio il parlamento greco ha approvato un nuovo, importante piano di austerity per scongiurare il default, in un’atmosfera segnata da disordini e scontri di piazza con centinaia di feriti. Il piano, che prevede tra le altre  cose il 22% di riduzione del salario minimo, pensioni più basse e tagli ai posti di 15.000 dipendenti statali, era conditio sine qua non  per ottenere dalla Troika i 130 miliardi di euro.

Luciana Maci

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Un’osservazione banale, da ingorante di cose economico-finanziarie. Per esportare, bisogna avere qualcosa da vendere: qualcosa che sia in grado di stimolare o soddisfare una richiesta. Se questo qualcosa manca, ci si dovrebbe chiederne il perche9. Perche9 si puf2 vendere pifa o meno in tutto il mondo una Audi, una BMW, persino una Ford o una Opel ma non una FIAT? Perche9 un turista nord-europeo va sempre pifa spesso in Spagna, e sempre meno in Italia o in Grecia? La risposta si nasconde, a mio avviso, nelle strutture, in cif2 che i singoli popoli hanno saputo sviluppare e creare nel corso della propria storia. Dopo la guerra, la Germania non si e8 rimessa in piedi a colpi di aiuti altrui: lo ha fatto (da Paese sconfitto, diviso e occupato) con una riforma monetaria (Ludwig Erhard) e con le stesse strutture di formazione professionale e di ricerca tecnico-scientifica che le avevano assicurato quasi cento anni di primati (nonche9 due guerre). Non piacere0, ma il tanto vituperato darwinismo sociale continua a condizionare l’evolversi del mondo. Chi ha strutture efficenti, e le sa mettere a frutto, resta in gara gli altri saltano . Se un Paese come l’Italia o come la Grecia ha ritenuto intelligente riversare 40 anni di lavoro nelle voraci fauci di un apparato statale ipertrofico, inefficente, clientelare e parassitario, invece di dotarsi di strutture (e infrastrutture) moderne non deve (ne puf2) lamentarsi dei risultati. L’idea di pretendere che altri subentrino a rilevare (a tempo indeterminato) i costi di questo sperpero, mi sembra per lo meno bizzarra. Invece di chiedere a Germania (e ad altri Paesi funzionanti) di venire a mantenere le prossime dieci generazioni di club MED (o qualcuno crede che questi popoli Grecia, Portogallo, Sud-Italia siano realmente in grado di diventare autosufficenti?) perche9 non si fa invece un bel referendum in Piemonte-Lombardia-Veneto, chiedendo alla popolazione se sia ancora entusiasta di continuare a pagare magari per altri cinquant’anni 50-70 miliardi all’anno nelle casse della Grecia italiana ? Neanche la pifa brutale cecite0 euromaniacale puf2 pensare che qualcuno sia disposto a lavorare una vita per mantenere gente che per mancanza di volonte0 o di capacite0 non e8 evidentemente in grado di mantenersi da sola. L’Italia settentrionale e8 prigioniera del resto del Paese e non puf2 sottrarsi al salasso a vita ma il Centro-Nord Europa ha ancora (almeno in teoria) la possibilite0 di strapparsi l’ago da trasfusione che Bruxelles tenta di cementargli in vena. La soluzione e8 semplice: basta dare alle popolazioni colpite (dalla follia eurocratica delle rispettive elite9 governative) la possibilite0 di votare. Penso che nessuno dubiti dell’esito di un referendum pro/contra Europa: finis europae.

Lascia un commento