martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

No della Lega alle preferenze per salvare Bossi
Pubblicato il 07-02-2012


«Cambiare l’attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti». È questo il punto d’incontro più importante raggiunto tra Pdl e Pd in materia di riforme al termine dell’incontro tenutosi ieri alla Camera. Peròla Legafrena, apre ai mal di pancia maroniani e dice no all’abolizione delle preferenze. Peccato che sia per motivi puramente strumentali e finalizzati alla difesa del feudo di Bossi. Intanto però la politica è tornata a discutere di legge elettorale e la sua possibile riforma. Dopo chela Consultaaveva bocciato i referendum sulla legge elettorale, in molti si stavano rassegnando a vedere il famigerato “Porcellum” ancora in vigore anche per le prossime elezioni politiche. Ma ciò che non è riuscito grazie a una sana spinta popolare – a sostegno dei referendum erano state raccolte 1 milione e 200 mila firme – potrebbe verificarsi su iniziativa dei partiti, che sulla modifica della legge elettorale sembrano aver iniziato a fare sul serio. Obiettivo del giro di consultazioni avviato dal Pdl è quello di sondare le differenti posizioni in materia. La delegazione pidiellina incaricata di avviare il dialogo con le altre forze è composta dal coordinatore IgnazioLa Russa, dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Donato Bruno e dal vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello.

LEGA NORD – Il primo incontro è stato riservato agli ex alleati di governo della Lega Nord. All’appuntamento si sono presentati il senatore Roberto Calderoli e i capigruppo di Camera e Senato. Al termine della discussione La Russa ha riassunto: «Con il Carroccio ci siamo trovati d’accordo sul fatto che gli attuali sbarramenti, e cioè il 4% con la coalizione e il 2% fuori dalla coalizione, sono esigui». Se ne deduce che la Lega, convinta di avere i numeri per superare abbondantemente la soglia, è disposta a ritoccarla al rialzo per escludere altri soggetti che avrebbero più difficoltà. Però col Carroccio è meglio non parlare di preferenze «perché non sarebbe d’accordo», spiega La Russa. Poi il coordinatore Roberto Calderoli sbotta con tono perentorio. «La Lega è categorica nel ribadire che prima si riduce il numero dei parlamentari e poi si affronta la materia elettorale. Non vorrei dover pensare che il dibattito sulla legge elettorale serva soltanto ad evitare la riduzione del numero dei parlamentari». Ma sotto il polverone alzato da Calderoli si nasconde il vero punto. Il congresso federale si avvicina e Bossi teme di perdere il controllo di posti chiave. Ecco che nella  baraonda sulle proposte di riforma della legge elettorale il Senatùr starebbe spingendo per mantenere l’attuale sistema. Perché? Semplicemente perché con l’attuale sistema a liste bloccate i candidati sono scelti e continueranno a esserlo dalla segreteria politica della Lega. E quindi dal cerchio magico di Bossi. Se invece dovesse passare un proporzionale che restituisca ai cittadini il diritto di scegliersi i propri candidati per il leader del Carroccio sarebbe la fine. La base della Lega sarebbe certamente più propensa a votare i maroniani. Politici più vicini al popolo leghista e meno ai palazzi romani.

NENCINI – L’esatto contrario della volontà popolare. Se si vuole dare ascolto a quel milione e passa di cittadini, «la strada maestra – come indica il segretario del Psi Riccardo Nencini – è solo una: restituire ai cittadini il diritto di decidere, attraverso il voto di preferenza dentro un sistema che renda chiare maggioranza e opposizione». Sul versante delle riforme costituzionali, invece, il Pdl può trovare un terreno comune con i leghisti discutendo di «superamento del bicameralismo perfetto e riduzione del numero dei parlamentari».

PD – Dopo gli esponenti del Carroccio è stata la volta della delegazione del Pd. Con Luciano Violante – l’ex presidente della Camera non è più parlamentare ma presidente del Forum Pd per la riforma dello Stato – si sono presentati all’appuntamento a Montecitorio il vicepresidente dei senatori Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa, componente della giunta per il Regolamento della Camera. Alla fine dell’incontro le due delegazioni hanno diffuso un comunicato congiunto. Il Pd e il Pdl hanno affrontato i temi «della riforma istituzionale e della riforma elettorale», si legge nella nota. L’obbiettivo è di «operare affinché entrambe le riforme possano ottenere il più ampio consenso parlamentare». Sulle modifiche all’assetto istituzionale, i due partiti hanno «discusso della possibilità di avviare il superamento del bicameralismo paritario, di ridurre il numero dei parlamentari, di rafforzare la stabilità di governo e il ruolo dell’esecutivo». Infine, le due delegazioni hanno convenuto «sull’opportunità di procedere rapidamente e concordemente» a riformare i «regolamenti parlamentari, favorendo soprattutto la celerità e la trasparenza del procedimento legislativo».

LA RUSSA – Per gli scettici tutta questa carne al fuoco è segno che Pdl e Pd non vogliano arrivare a nulla di concreto. Un po’ come successe con la commissione bicamerale di dalemiana memoria. In realtà, almeno sulla legge elettorale è probabile che alla fine una modifica arrivi compimento. Sul tema tutti provano a presentarsi come paladini della democrazia, desiderosi di rispettare la volontà di tutti quegli elettori che volevano l’abrogazione della legge Calderoli. Ma la verità è che se in Parlamento si metterà finalmente mano al Porcellum, lo si farà solo in virtù del “terremoto Monti” che ha sconbussolato schieramenti e alleanze. Ad ammetterlo, seppure involontariamente, è lo stesso IgnazioLa Russa. L’ex ministro della Difesa ha infatti dichiarato di sapere «benissimo che oggi i partiti non sanno ancora con quali alleanze si presenteranno alle prossime elezioni e in quale sistema politico. Proprio per questo – prosegueLa Russa – lavorare seriamente ora può portarci a fare una buona legge elettorale, senza retropensieri, senza interessi che siano solo di parte».

TERZO POLO E SEL – Intanto le consultazioni del Pdl proseguono. Oggi sarà la volta del Terzo Polo e di Sel. Domani il confronto conLa Destra, Grande Sud, Federazione della Sinistra e, se Antonio Di Pietro deciderà di accettare l’invito, anche dell’Idv. Parallelamente al tavolo politico aperto dal Pdl, il presidente della Camera sta provando a istituzionalizzare la discussione. Accettando gli inviti del Pd, Gianfranco Fini ha proposto la convocazione di una conferenza congiunta dei capigruppo di Camera e Senato per decidere come affrontare la modifica della legge elettorale e le riforme istituzionali. Un passaggio al quale, dopo questa prima tornata di confronti informali, si arriverebbe già con le idee più chiare.

Nicola Bandini

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