lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Lega, il Pdl e l’inciucio del’uninominale
Pubblicato il 09-02-2012


Prosegue il confronto politico sulla modifica della legge elettorale e sulle riforme istituzionali. Oggi i tre esponenti del Pdl incaricati di intavolare la discussione hanno in agenda diversi incontri. IgnazioLa Russa, Gaetano Quagliariello e Donato Bruno si incontreranno con la delegazione del Psi guidata dal segretario Riccardo Nencini, con le rappresentanze della Federazione della sinistra, del movimentoLa Destradi Storace e con Grande Sud, la formazione “paraleghista” del Meridione guidata dall’ex luogotenente di Berlusconi in Sicilia Gianfranco Miccichè. 

IL TERZO POLO – Ieri, nella seconda giornata di incontri è stato ricevuto il Terzo polo, l’alleanza che raggruppa l’Udc di Pier Ferdinando Casini, il Fli del presidente della Camera Gianfranco Fini e l’Api di Francesco Rutelli. Con la forza composta per 2/3 da ex alleati il Pdl si è trovato d’accordo sulla necessità di «restituire ai cittadini la libertà di scegliere i parlamentari». Ma il terzo polo vorrebbe mantenere le mani libere per quanto riguarda le alleanze e non pregiudicare la possibilità di formare maggioranze diverse dal risultato delle urne. Per questo motivo, nel comunicato congiunto trasmesso alla fine dell’incontro, le due delegazioni si sono date l’obiettivo di una legge elettorale che «non obblighi a coalizioni politicamente forzate e senza vincoli programmatici».

SEL – Un punto sul quale non concorda la seconda delegazione che ieri è stata ricevuta all’Hotel Minerva, quella di Sel. Per Gennaro Migliore, coordinatore nazionale del partito di Nichi Vendola, è necessario che «prima di andare a votare siano già stabilite coalizioni e candidati, per evitare sorprese». Loredana De Petris, che insieme con Fabio Mussi faceva parte della rappresentanza di Sel, ha dichiarato che il suo partito sarebbe «assolutamente d’accordo su tutta una serie di proposte, tra le quali la riduzione del numero di parlamentari». Argomento che pure riscuote un certo gradimento di pubblico, ma contrasta con l’idea espressa da Migliore in una intervista a l’Unità. Dichiarandosi contrario a soglie di sbarramento alte, il coordinatore di Sel ha dichiarato che «il pluralismo va difeso», aggiungendo di aver visto «solo in Turchia sbarramenti al 10% e l’obiettivo era impedire la rappresentanza dei Curdi».

L’ASSE PDL-LEGA – Al di là del tavolo aperto dal Pdl, è volgendo lo sguardo all’asse Pdl-Lega che si può comprendere meglio la situazione. Dopo che Calderoli, due giorni fa, aveva tentato di imporre la riduzione del numero di parlamentari come pre-condizione per cambiare la legge elettorale.La Russa ieri avvisava: «Nessuno si illuda che dietro la difficoltà di fare le riforme ci sia la volontà di non fare la legge elettorale». Una bastonata al vertice del Carroccio, che gradirebbe tornare a votare col “Porcellum” per mantenere la supremazia di Umberto Bossi sulla scelta di chi mandare in Parlamento. Una necessità per il Senatùr, che con una legge che preveda le preferenze rischierebbe di veder eletti più candidati vicini all’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni.

ALLEANZE LOCALI – Ma il Pdl non vuole forzare troppo la mano per non far saltare l’alleanza col Carroccio a livello locale. Per questo il segretario Angelino Alfano si è affrettato a precisare che non c’è «nessuna volontà negativa nei confronti della Lega. Tutt’altro». Ma il rischio di rottura è sempre più concreto. Lo si intuisce dalla risposta di Bossi ai cronisti che gli chiedevano se alle prossime amministrative ci sarà l’intesa tra Lega e Pdl. «In Lombardia il consiglio nazionale ha detto no e così anche nelle altre regioni», ha dichiarato il leader del Carroccio. E a chi lo incalzava chiedendo se lui condivida, rispondeva che «dipende dalla legge elettorale e se Berlusconi sostiene questo governo».

IL COMPROMESSO – In sostanza, Bossi sa che la base del suo partito vorrebbe mettere una pietra sopra l’alleanza con Berlusconi, ma tenta di mantenere intatte le possibilità di ricucire l’idillio che fu. E dal Pdl arriva la sponda. Prima è una sibillina dichiarazione di Fabrizio Cicchitto, secondo il quale «per assicurare l’elezione dei deputati da parte degli elettori ci sono altre vie oltre le preferenze». Poi il concetto è specificato dallo stesso IgnazioLa Russa il quale, a proposito delle preferenze, sostiene che «non sono escluse, ma ci sono anche altri modi come ad esempio i collegi». L’idea è quella di spacciare per facoltà di scelta diretta di un candidato il sistema del collegio uninominale. In questo modo, è vero, gli elettori sarebbero chiamati a votare per una persona e non più per una lista bloccata. Ma i candidati verrebbero comunque scelti a tavolino dalle segreterie dei partiti, che imporrebbero i propri nomi con la logica della spartizione dei collegi all’interno delle diverse alleanze. Una soluzione che Bossi potrebbe accettare, proprio perché gli garantirebbe di mantenere un certo controllo sulla scelta dei parlamentari leghisti.

Nicola Bandini

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Commenti all'articolo
  1. In verità anche Bersani si è detto contrario alle preferenze e di conseguenza la scelta di un sistema basato sui collegi è, purtroppo per noi, il più propabile. L’altro punto pericoloso è quello della dimensione dei collegi per creare un forte sbarramento e quindi un impedimento a tanti Partiti di essere rappresentati. Infatti quando si parla del metodo Spagnolo è perchè rapportato a circa il 10%, mentre quello Redesco ha uno sbarramento al 5%. E’ vero che nel PD non è più Segretario Veltroni, che all’epoca si era accordato proprio con Berlusconi sul sistema Spagnolo, ma non credo che siano disposti a favorire una autonoma rappresentanza Socialista nel Parlamento. Dobbiamo evidenziare ad alta voce i pericoli esistenti e puntare sul sistema misto Tedesco, in quanto è da considerarsi giusto uno sbarramento che eviti l’eccessiba frantumazione.

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