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Opinioni e commenti
 

La parte femminile del creato
Pubblicato il 17-02-2012


Mi ritengo una persona fortunata, per un ventaglio di motivazioni. Lasciando perdere per un attimo il fattore principale che è la salute, la mia fortuna risiede nel fatto che sono stato educato da donne. Non allevato, ma educato. Prima di tutto da quelle che formavano la mia famiglia, poi le donne che con il passare degli anni mi sono state accanto.

Sono cresciuto sotto la sguardo di mia madre e delle mie nonne, poi sono maturato guardando negli occhi giovani donne alle prese con le rivendicazioni femministe. Due sguardi diversi, ma in egual misura formativi. E so, sono fermamente convinto, che la parte migliore di me viene proprio da lì, dalle donne. So che sono capace di sensibilità che altrimenti ignorerei, di un rispetto per le vite che altrimenti sarebbe stato molto più sbadato. Come tutti gli altri maschi – compresi quelli che hanno troppo orgoglio per ammetterlo – ho accumulato un gran debito con la parte femminile del creato che non potrò mai estinguere del tutto.

Ricordo quanto ho imparato della vita dalle donne che combattevano per la parità. Per riconquistare la loro dignità, il rispetto, i diritti di una società misogina. E la disperazione quando sbattevano la faccia contro un muro di gomma fatto del disprezzo, dell’insensibilità, della bestialità con cui reagivano i maschi al potere. Ma ricordo anche le vittorie – tante – che le hanno salvate. Ma hanno salvato anche me: dalla parte peggiore di me stesso.

Chi ha creato la mia personalità è vissuto anche nella zona neutra della sessualità. In quella del sesso non detto. Ho avuto tanti amici e amiche omosessuali. È da loro che ho imparato quel poco di sensibilità che mi riconosco, quel gusto del bello che mi addolcisce la vita, quella generosità che mi dipinge la giornata.

È per questo che l’infelice battuta di quel infelice politico offende anche me, la parte migliore di me. Per difendere “quella” parte sarei disposto anche a combattere.

Ricordo le battaglie a fianco delle donne, ricordo lo scudo che facevamo ai nostri amici “diversi”. A volte spero ancora di essere quel ragazzo e di imparare ancora dalla parte femminile del Creato. Sarei onorato di combattere ancora per loro. E per me…

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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Commenti all'articolo
  1. Ciao aldo, un affetto e un riconoscimento migliore non si potevano tributarea al mondo femminile. Un tributo che solo una persona sensibile e rispetosa avverte di fare, ricordando non nostagica gratidudine la formazione dovuta al loro impegno e al loro affetto.
    Le nostre esèrienze, in parte comuni, pwrché ho avuto tanto da donne importanti della mia vita:mia madre, le mie insegnanri e profesoresse, le mie amiche sagge e mature, le donne con problemi che mi hanno fatto conocere la vita più dura, mia moglie che mi ha insegnanto come si muore con difnità e un sorriso sulle labbra, alla quale ho donato il mio amore, L’incontaminato sorriso dell’unica mia nipotina che ha riemepito il vuoto lascato da mia moglie, dopo la sua morte, tutteledonne che si sono donategenerosamente per gli ultimi e ci sarebbe ancora un lungo elenco.
    Sono garto a loro e a te pe avermi prmesso di ricordarne l’importanza e la loro insostituibile presenza
    Antonio lanza

  2. Caro Aldo leggendo sorridevo, mi facevano sinceramente piacere le tue parole.
    Un uomo che non si rende conto della fortuna che lo avvolge trovandosi a far parte di un gioioso, serio, intelligente carosello di donne, ancora deve imparare il gran ballo della vita.
    Francamente devo dire che la vita mi ha donato il mio migliore amico Dario alla soglia dei sessant’anni, per il resto mi ha concesso il grande onore di accostarmi solo a donne, ognuna con una caratteristica peculiare, tutte con una caratteristica in comune, la grande pazienza nel sopportarmi e nello spiegarmi, sia con la parola, ma soprattutto con l’agire, il loro perché.
    Probabilmente questo è avvenuto in quanto da sempre mi nutro dei perché profondi e non delle apparenze, ma tutto ebbe origine nel 1952 quando arrivando alla luce erano lì ad aspettarmi una mamma, una nonna ed una levatrice, mio padre fu chiamato dopo, “a cose fatte”, subito dopo le zie …. uuuhhh quante zie ! in effetti erano le zie della mamma … ma sempre zie erano! e poi le cugine della mamma (le figlie delle zie), e da li capii subito al volo … O BERE O AFFOGARE ! decisi di bere .
    Il Nonno era così convinto che un uomo doveva dare se stesso per la famiglia e per la società che ad un controllo della finanza gli corressero la denuncia dei redditi … diminuendola! Un uomo di oggi! Mio padre era molto pratico e la sua vita si può riassumere con due soli verbi “lavorare e risparmiare” per il resto avevano ambedue la ferrea regola “massima fiducia nelle donne.
    Non era una fiducia come conseguenza di una procura speciale, in quanto una procura viene comunque “concessa” , no, era una fiducia conseguenza di un sincero credere profondamente nella indipendenza della donna di casa, pur nel suo essere indispensabile.
    Ero bambino quando, non capendo domandai al nonno se era più importante lui o la nonna e lui mi spiegò così : vedi quelle pietre sopra ed intorno alla porta? Se ne togli una il muro cade, ecco questa quaggiù in basso a destra, bella grande, sono io che sono il nonno; quest’altra in basso a sinistra è tuo babbo, quella grande in alto al centro della porta è la nonna (si chiama chiave di volta, ma questo lo scoprii più tardi) e poi, insieme, ad ogni pietra demmo un nome, quella accanto al babbo si chiamò “mamma” e quella subito sopra Stefano, vicino al nonno mettemmo le zie e le cugine, ridevo contento per il bel gioco, ma stavamo per rientrare in casa dal giardino, quando il nonno, con la sua aria serissima, ma con un leggero sorriso sulle labbra che interpretavo come … ora ti farò una domanda e ti prenderò in castagna, formulò la domanda che arrivò dolce, ma implacabile : potresti togliere una pietra senza far crollare tutto? Lui aveva tempo ed io dovevo, proprio dovevo, trovare la risposta giusta, non dovevo far trasformare il suo moderato sorriso in una fragorosa risata, era trascorso circa un minuto da quando avevo iniziato a fissare quelle pietre, lui prese una cesta di lamiera zincata che serviva per trasportare le bottiglie di latte e la usò a mo di sgabello: Allora! Disse con un aria falsamente spazientita, aspettai un attimo e le mie parole uscirono leggermente tremolanti: nonno mi viene da piangere come faccio a togliere una pietra col nome, vanno via anche tutte le altre! Fu una delle poche volte che il nonno Sabatino mi prese in braccio e mi baciò.
    Vedi Stefano, tu hai capito che queste pietre sono come la nostra famiglia e che non ce ne sono di più importanti ed altre di minore importanza, hanno tutte la stessa importanza ognuna con la sua funzione e ci devono esser tutte.
    Ogni pietra rimane se stessa, differente dalle altre, ma ognuna contribuisce per la sua parte e tu devi apprezzarle tutte in ugual misura, ma il rispetto che devi alla nonna è diverso a quello che devi alla mamma solo per il fatto che avendo più anni ha più bisogno di te, dunque l’importanza che devi dare alle persone non è per quanto loro possono dare a te, ma per quanto tu puoi e devi dare a loro.
    Ma cosa posso dare io alla nonna? Ascoltala in silenzio ed obbedisci subito se ti chiede qualcosa.
    Misi in pratica l’insegnamento del nonno e mi accorsi che funzionava a meraviglia ed iniziai ad usare lo stesso sistema con ma mamma … funzionava!
    Allora con le zie e poi via via con tutte quelle donne che la vita mi ha dato l’onore di conoscere: funziona sempre!
    Ogni donna è una persona a se stante, indipendente da me, che ha la sua funzione e la sua importanza, ma non perché gliela do io, no ce l’ha di suo, punto e basta.
    Per questo motivo non vorrei mai usare l’aggettivo possessivo “mia” mia moglie, mia figlia, mia mamma, ecc. mi suona strano! Non sono mie, eventualmente sono io che mi sento di appartenere a loro e deve essere per questo motivo che mi la vita probabilmente mi ha concesso il dono di farmi capire.
    Mi stupisco davvero quando un uomo dice che è difficile capire le donne, in effetti così dicendo, mi racconta che non vuole capirle.
    Se volesse davvero lo volesse, sarebbe sufficiente che lui si impegnasse a farsi capire da loro e come per incanto si aprirebbero come enciclopedie sfogliate da una leggera brezza primaverile.

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