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Opinioni e commenti
 

L’inchiesta: a Napoli rivenditori ufficiali fanno la “cresta” sui biglietti della Champions
Pubblicato il 21-02-2012


Accanto alla celebre cresta di Hamsik, un’altra “cresta” fa impazzire Napoli. È l’ultima scoperta in un panorama d’illegalità sempre più diffusa: con soli 5 euro in più è possibile “prenotare” il biglietto per le partite di Champions League. Con mesi d’anticipo, prima che siano ufficialmente messi in vendita e, soprattutto, senza fare alcuna coda. Com’è possibile? Alcuni dei quaranta rivenditori autorizzati presenti in città, noti ai tifosi e rintracciabili solo tramite passaparola, offrono questo speciale servizio alla modesta cifra di 5 euro. Si fanno, come dicono appunto a Napoli, la “cresta”. Non è bagarinaggio, e non si rischia di ricevere il “pacco” – parliamo di biglietti e rivendite ufficiali. Certo non è lecito, ma chi se ne frega: siamo a Napoli, no?

CHAMPIONS MANIA – Da quando è arrivata la Champions i tifosi napoletani sono impazziti di gioia e in città è scoppiato il delirio. Già a settembre, con il primo incontro, è scattata la corsa al biglietto: ore di fila al botteghino e alle rivendite ufficiali, disservizi, folla imbufalita, risse e la polizia costretta a caricare i tifosi davanti allo stadio San Paolo. Qualcuno deve averlo notato e ha pensato immediatamente di risolvere il problema. Sin dalla partita successiva, quella col Villareal, è stato infatti possibile “prenotare” in anticipo il tagliando ed evitare code e delusioni.

40.000 EURO PER OGNI PARTITA – Parliamo di circa 60.000 mila tagliandi che vanno letteralmente a ruba. Ogni rivendita ne vende in media 200 e dunque ad ogni partita ci sarebbe un ricavo extra di 1000 euro per rivenditore. Informati da fonti attendibili e confidenziali, siamo andati a verificare. E le voci, come spesso accade, trovano conferme. Già a fine dicembre si potevano “prenotare” i biglietti per l’incontro di stasera tra Napoli e Chelsea. Al momento, ci risultano almeno due rivendite che offrono questo “servizio” ma se, come è presumibile pensare, il business fosse esteso anche a tutti i rivenditori della città (senza contare quelli della provincia) parleremmo di un giro di affari che supera i 40.000 euro, garantiti e ovviamente evasi al fisco.

LA MANO DELLA CAMORRA – L’affare, non c’è che dire, è appetitoso. Non è ancora chiaro se si tratti solo dell’idea “geniale” di pochi esercenti, che hanno intravisto l’opportunità e l’hanno colta al balzo, o se la faccenda sia in mano alla camorra – che da tempo ha messo le mani anche sul calcio. Una cosa è certa: oltre ai cittadini, a rimetterci sono Lottomatica, che gestisce il servizio, e la SSC NAPOLI, che glielo lo appalta.

LOTTOMATICA PROMETTE VERIFICHE – A quanto pare l’azienda, che prima apparteneva ai Monopoli di Stato e gestisce, tramite LIS, le rivendite ufficiali e il servizio Listicket, non è a conoscenza della minitruffa: «faremo le dovute verifiche», fanno sapere attraverso l’ufficio stampa, «ma se fosse vero, sarebbe un fatto estremamente grave».

AURELIO S’ARRABBIA – Alla vigilia di un incontro fondamentale, la SSC Napoli, che da tempo si batte contro il bagarinaggio e, pare proprio per questo, negli ultimi mesi è stata al centro di strani episodi – ripetuti furti e minacce a i danni dei calciatori e delle loro famiglie – è all’oscuro della faccenda e ha preferito non commentare la notizia. Ma è probabile che, qualora ci fossero ulteriori sviluppi, il vulcanico De Laurentiis colga l’occasione per sottolineare ancora una volta le disfunzioni e disservizi di una città in cui, a suo parere, solo il calcio va bene.

I TIFOSI SI DIVIDONO – Nel frattempo i napoletani si sono già schierati. Da un lato quelli che si scandalizzano e si lamentano perché «è uno schifo, in questa città non funziona niente», sostiene L. G. studente di ingegneria e tifoso del Napoli, «ogni cosa diventa una speculazione e tutto finisce in mano alla camorra». Dall’altro quelli che se ne fregano dell’illegalità e ritengono giusto pagare 5 euro in più per avere il biglietto garantito ed evitare le file. «Se vuoi vedere la partita di Champions devi andare all’alba davanti al botteghino», racconta G. M. che allo stadio ci va sempre, «e rischi pure di non trovare il biglietto. Si fanno la cresta? Amico, ‘cca nisciuno è fesso…». Insomma, stasera c’è la partita: se il Napoli dovesse battere il Chelsea e poi passare al prossimo turno in città continuerebbe la festa. Per tifosi innamorati della cresta di Hamsik e, soprattutto, per i rivenditori che si fanno la “cresta” sui biglietti.

Alessio Aragno

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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Commenti all'articolo
  1. a napoli in un modo o in un altro si è sempre “tirato a campare”. la furbizia, il raggiro, sono stereotipi legati alla figura del napoletano che spesso non si discostano molto dal suo vero modo di essere. questo pseudo servizio offerto da rivenditori disponibili a venire incontro alle esigenze dell’utenza va però a discapito di quei tifosi che dopo ore di fila al botteghino, ed aver resistito alle cariche della polizia, si sono sentite dire che i biglietti erano terminati. il calcio è una passione ardente e come tale ha bisogno di sacrifici per essere alimentata, quindi sono certo che sia chi ha aspettato pazientemente il proprio turno o chi ha sborsato i 5 euro soverchi, dal momento in cui ha avuto il biglietto tra le mani, ha avuto stampato sul volto un sorriso da innamorato che lo ha accompagnato per i giorni successivi

  2. caro luca, condivido in toto la tua passione per il calcio. d’altra parte qui nel blog si parla prevalentemente di questo. sullo stereotipo del napoletano “che tira a campare”, un cliché che purtroppo trova conferme frequenti nella vita quotidiana della città, non mi trovi d’accordo. è una realtà che va necessariamente sovvertita. napoli è una città stupenda che andrebbe assolutamente protetta e tutelata. ma il cambiamento può partire solo dai cittadini. solo loro possono e devono farlo. anche e sopratutto rifiutando quest’etichetta di “simpatici cialtroni”, quest’immagine pittoresca di una città che si arrangia come può ma in fondo non ha voglia di cambiare. indignarsi, opporsi, denunciare. certo, è difficile, ma è l’unica strada per rendere giustizia alla millenaria di Napoli e restituirle un futuro.

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