martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lega, il cerchio si spezza per Rosy e Cosentino
Pubblicato il 01-02-2012


 

Il famigerato “cerchio magico”, quello che avvolge il leader della Lega Umberto Bossi, si è spezzato per Rosy Mauro. La vicepresidente del Carroccio al Senato si è vista togliere l’incarico di commissario del partito in Liguria ed Emilia. Secondo il quotidiano Libero, la revoca dell’incarico sarebbe stata imposta da Roberto Calderoli. Nel corso di una riunione a via Bellerio, alla presenza della stessa Rosy Mauro, il senatore si sarebbe imbufalito contro la commissaria e contro Federico Bricolo, un altro esponente del cerchio. Per entrambi l’accusa sarebbe di aver combinato «dei casini» per colpa dei quali Roberto «Maroni sta acquistando spazio e visibilità».

EPURAZIONE – Calderoli ha smentito che la decisione sia stata sua. Ha spiegato la revoca dell’incarico in modo molto diplomatico. L’esperienza di Mauro come commissario, secondo il senatore, «è stata ritenuta conclusa dal movimento semplicemente perché sono terminate le condizioni che avevano determinato l’incarico». In Liguria ed Emilia, la senatrice Mauro aveva iniziato a svolgere i suoi compiti nel 2010. In due anni il risultato si è concretizzato in un paio di sospensioni e una cinquantina di espulsioni dal movimento. Nonostante questa epurazione non si sono raggiunti gli obbiettivi sperati da Bossi.

MARONI SI RAFFORZA – In Liguria dove quasi tutti i congressi provinciali si sono già celebrati, non è stato eletto nessun segretario in quota al cerchio magico. E Maroni si rafforza. Anche in Emilia la situazione si è complicata per il padrone del Carroccio. Lì Mauro era stata mandata per sedare una guerra intestina tra i leghisti di Bologna e quelli di Reggio Emilia. Ma sotto la sua sorveglianza – e secondo Libero grazie alla sua spinta – si è consumato un episodio di nepotismo che, come l’eredità del Trota, non fa bene all’attuale dirigenza di via Bellerio. L’episodio riguarda la nomina di Daniel Barigazzi a responsabile organizzativo aggiunto per l’Emilia. Si dà il caso che Daniel sia figlio di Franco Barigazzi, tesoriere del partito in Emilia – accusato tra l’altro di essersi pagato delle multe con i soldi del movimento – e di Emanuela Corradini, presidente dei probiviri che decidono sulle espulsioni.

NO A COSENTINO – Ma l’avanzata di Roberto Maroni si manifesta anche in Parlamento. Dopo il voto che ha salvato Nicola Cosentino dall’arresto, con i deputati leghisti che si erano divisi garantendo l’immunità al parlamentare del Pdl, ieri a Montecitorio è andato in scena l’ennesimo cambiamento di rotta leghista. Questa volta le coordinate le ha dettate Maroni.

L’Aula era chiamata a decidere se costituirsi in giudizio nel ricorso del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere contro il voto che ha impedito l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche dello stesso Cosentino. La Lega ha votato “no” insieme con il Pd, l’Idv, l’Api e Fli. Con questa decisione la Camera non manderà un suo avvocato davanti alla Corte costituzionale a opporsi al conflitto di attribuzioni sollevato dal Tribunale campano. Non era mai successo che Montecitorio smentisse, seppur indirettamente, una sua decisione in materia di utilizzo intercettazioni. Potere della Lega e dei suoi mal di pancia.

Nicola Bandini 

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