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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, Andò: sistema a doppio turno o modello spagnolo
Pubblicato il 07-02-2012


L’ex premier chiama a raccolta tutti i partiti per confrontarsi sulle riforme istituzionali e sulla modifica alla legge elettorale, il famigerato “Porcellum”. Mentrela Legateme l’ennesima spaccatura, il Terzo Polo sospetta accordi segreti in favore del bipartitismo e l’Idv ha paura di essere lasciata a casa dal Pd, Berlusconi, riconoscendo che il sistema in vigore alimenta la frammentazione, chiede soglie di sbarramento più alte, l’eliminazione dei meccanismi che portano una differente maggioranza tra Camera e Senato e si interroga sul sistema delle preferenze. È possibile che le forze politiche giungano ad una linea comune sulla riforma del sistema elettorale? Ad approfondire il tema è il professor Salvo Andò, giurista e politico.

Quali sono le criticità del sistema elettorale attuale?

Il sistema attuale è stato vittima dell’obiettivo perverso che ha perseguito: imporre un bipolarismo che non rispondeva alle esigenze del Paese. Bisogna uscire da questo equivoco e puntare a una legge elettorale che non tenga in vita artificialmente un sistema bipolare inadeguato. L’ideale sarebbe un sistema a doppio turno, soluzione che incontra molte resistenze. Credo che la strada più praticabile sia quella di fare ricorso a premi di maggioranza occulti, come avviene in Spagna, o a robuste clausole di sbarramento.

Anche il Pdl chiede l’innalzamento della soglia di sbarramento. Perché?

Forse è un prezzo che bisogna pagare per avere un proporzionale che si coniughi con la stabilità politica. Un’altra possibile strada da percorrere è quella di lavorare insieme alla modifica della forma di governo. A mio giudizio si può rimodellare il sistema di governo vigente attraverso il meccanismo della fiducia diretta al solo presidente del Consiglio e prevedere che la revoca possa avvenire solo con maggioranza assoluta, creando così una sfiducia costruttiva.

Quali sono le problematiche del bipartitismo?

Il bipartitismo è un tentativo andato male. Non ha garantito la governabilità, ha provocato l’aumento del numero dei partiti e ha portato ad una dequalificazione del ceto politico che non ha precedenti. Un assetto corretto per il sistema può essere quello multipolare, che dà una garanzia di migliore rappresentatività dei poli e una maggiore governabilità.

Cosa ne pensa della modifica al sistema delle preferenze?

Non è vero che le preferenze hanno fatto alzare il costo della politica. Il costo cresce perché i partiti si sono ridotti a larve di partito, tutto è affidato al rapporto diretto tra il leader e il Paese e le spese per la comunicazione sono diventate insostenibili. I partiti hanno perso il loro peculiare ruolo di mediatori.

A cosa punta Berlusconi con queste consultazioni, è possibile un accordo bipartisan su questo tema?

Berlusconi si trova costretto a sostenere il governo e non può essere tirato fuori da un accordo sulla legge elettorale. In questo contesto, con una maggioranza così larga, non si può ignorare la questione della rappresentatività in Parlamento. Non si può, per paura di guardare in direzioni diverse, ognuno a cucirsi il proprio abito su misura, non mettere mano alla legge elettorale. Se non altro per una questione di rispetto nei confronti della fatica degli elettori che si sono adoperati per il referendum.

Martina Perrone

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