lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Libano, viaggio tra mine e odore di morte
Pubblicato il 07-02-2012


Prima un piede e poi un altro. Lentamente. Procedo con il passo felpato del cacciatore, del ladro che prepara il suo agguato. Senza lasciare traccia. Nella parte sud del Libano, tra gli ulivi, la terra custodisce l’eredità più spregevole della guerra: le mine. Migliaia. Seminate lungo lo ‘pseudo confine’ con Israele. Sono di fronte al villaggio di Ramya, a centocinquanta metri dalla ‘technical fance’, la recinzione munita di sensori e telecamere. Il grande fratello israeliano.

ODORE DI MORTE – Passo dopo passo mi avvicino alle terribili bombe cluster. Basta allungare lo sguardo e poco distante si scorgono le zone infestate dalle mine. Ma anche le prime operazioni di sminamento lungo una “terra di nessuno” infestata di armi di micidiali, seppellite pochi centimetri sotto il suolo. Più ci mi avvicino alla zona rossa e più si avverte l’odore putrido della morte che ti strappa una gamba o un braccio d’improvviso. Prima un click, poi un lampo e infine il tuono assordante che ti lacera le carni e ti lascia disteso, tra la polvere e la consapevolezza di non avere più una vita normale. Lungo la blue line, la linea dove vige l’armistizio, gli uomini dell’Unifil, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, pattugliano affinché non ci siano violazioni della risoluzione 1701. Quella approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2006 che prevede la cessazione delle ostilità nel conflitto tra Israele e le milizie sciite libanesi di Hezbollah.

IL CONFINE – Al di là della rete, di notte si vedono le luci dei centri abitati. É Israele. Da questa parte, invece, il buio avvolge i campi minati. É il Libano. Un’immagine suggestiva e inquietante. Ho varcato il limite, la soglia al di la della quale il dolore è di casa, la lotta per la sopravvivenza scandisce le giornate come un fastidioso ticchettio che ti ricorda a cosa stai andando incontro. Passo dopo passo raggiungo il corpo speciale degli sminatori, la speranza fatta persone. Tutto quello a cui la gente del posto può ancora aggrapparsi. Gli sminatori. Il loro compito è quello di aprire una strada franca. In aree come queste, dove basta un passo falso e rischi di saltare allo scoppio di una mina cluster, l’unica salvezza è aprire un corridoio che porta al punto di posizionamento dei cosiddetti “blue pillar”.

BIDONI BLU – Quei bidoni di colore blu che delimitano il futuro confine. L’accordo per definire i punti dove posizionarli viene sancito in una riunione mensile, congiunta tra esercito libanese, israeliano e il comandante della missione Unifil. Dal 2006 siamo a quota 123 marker, ovvero il 20% degli obiettivi prefissati. Numeri che fanno capire come il processo sia lento e i tempi per completare l’opera altrettanto lunghi. Ma fare la guerra alla guerra è un’impresa ardua, ci si accorge dei passi avanti fatti solo dopo essersi fermato a guardare indietro. La sera ti assalgono i dubbi e ti arrovelli su quanto dolore possa celarsi in una mina cluster di pochi centimetri. (1. continua)

Elsa Toppi

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Commenti all'articolo
  1. Sapere che nel mondo ci sono ancora zone “minate” e pensare che i bambini sono spesso le vittime di questa “tecnica di guerra” è agghiacciante. Sono stata in Birmania e li mi hanno raccontato che nelle zone di confine usano le donne e i bambini come apripista, precedendo i militari che se tutto procede per il meglio bonificano i terreni infestati dalle mine, altrimenti … un altro innocente smembrato o mutilato su questo crudele pianeta.. non ci potevo credere.

    • svcire:Volevo commentare questo post, poi ho letto Massimo e mi sono detta: si e’ gia’ espresso lui e meglio di cosi’ non credo si possa. Quindi resto, perche’ senza FB e senza la lettera di Chiara e senza Internet e senza Ibridamenti non avrei mai scoperto Massimo. Vado via (da qui e momentaneamente) perche’ devo assolutamente chiedere amicizia a Massimo Giuliani. Ciao

  2. Purtroppo le guerre non finisco mai col grido di ‘cessate il fuoco’, magari. Si protraggono invece per lungo tempo e chi ne fa le spese sono tutti coloro che nemmeno la volevano una guerra. Poveri innocenti dilaniati prima dalla guerra stessa e dopo da una bastarda di una mina… :(

    • Comung gzriaj ass? uagli?, sieto proto fantastici, egnegn!Grazij a’vv? m sent kki? vucin a’kes mij, vucin a Sanzvir mij, ka ij m? steng o’ Canad? e m mang ass? ? paes.Vi abbraccio con tutto il cuoro e m raccumann, cundnuet a’cus? ka sit fort, ka s’nn? v skatt l’okkij .ci? fr? :)

  3. Franco. sivrce:FINI: ADESSO CON I SACRIFICI POSSIAMO RIENTRARE A TESTA ALTA NEL P.D.L. NON LO FACCIO PER BERLUSCONI MA PER L’ITALIA AH..AH STAVANO PER ESSERE EPURATI E SI SONO CAGATI SOTTO CAGATI SOTTO CONIGLI!!!!!

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