martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lo «zar» di Gubbio arrestato per associazione a delinquere e accusato di violenza sessuale
Pubblicato il 15-02-2012


Chissà come avrebbe affrontato il caso Don Matteo, il detective in tonaca e bicicletta più amato dagli italiani. La cronaca di questi giorni difatti ci porta proprio a Gubbio, ambientazione della nota fiction e non solo: l’ex sindaco di Gubbio in quota Rifondazione comunista, Orfeo Goracci, attuale vicepresidente del Consiglio regionale dell’Umbria, detto anche per il suo fare dispotico «lo zar», «il re», o addirittura «il padrone», è finito agli arresti insieme a altre otto persone del suo «gruppo», tutti ex amministratori, consiglieri in carica o funzionari del Comune. Le accuse a suo carico sono gravissime: associazione per delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio, concussione, falso in atti pubblici e soppressione di atti pubblici. Ma soprattutto violenza sessuale. 

LO ZAR DI GUBBIO – L’accusa è di associazione per delinquere, a partire dal 2002 «ed ancora in essere», finalizzata a commettere «una serie indeterminata» di reati: abuso d’ufficio, concussione, falso in atti pubblici e soppressione di atti pubblici. Tutto ciò, instaurando «un clima d’intimidazione e di paura all’interno del Comune di Gubbio». Secondo uno dei testimoni-chiave dell’inchiesta della procura di Perugia, condotta dai carabinieri dell’Arma territoriale e da quelli del Ros, Goracci, il sindaco «all’interno dell’Amministrazione si comportava come un dittatore, disponendo del Comune come di una cosa propria, rifiutando ogni consiglio che non fosse conforme alla sua volontà e penalizzando o favorendo a suo arbitrio i dipendenti, in particolare le donne».

AVANCES E CLIENTELISMO – Donne “avvantaggiate” in cambio di favori sessuali o amici degli amici spalleggiati in virtù del clientelismo imperante. Per capire la logica dell’ex primo cittadino di Gubbio basta ascoltare la testimonianza rilasciata agli inquirenti di una donna – vigile urbano con contratto a tempo determinato – che, illegittimamente esclusa dalle «stabilizzazioni» perché ritenuta «invisa» alla presunta associazione a delinquere promossa dall’ex sindaco di Gubbio: «La logica era chiara: o eri donna e cedevi alle avances del sindaco Goracci o eri uomo e avevi agganci politici o di amicizia con Goracci o con persone riconducibili al suo gruppo, oppure eri fuori dai giochi».

VIOLENZA SESSUALE – Le dichiarazioni della donna costituiscono un «riscontro», affermano gli inquirenti, alle affermazioni di una sua amica e collega, anche lei illegittimamente esclusa dal concorso per agente di polizia municipale a tempo indeterminato dopo aver respinto le presunte avances del sindaco (che per questo episodio è accusato anche di violenza sessuale). Goracci, in una occasione, stando a quanto si legge nelle carte dell’inchiesta, l’avrebbe «attirata a sé, abbracciandola per le spalle e cercando di baciarla sulle labbra». La donna però «si era ritratta ed era riuscita ad andarsene dall’ufficio». A questo episodio ne sarebbe seguito un altro analogo: pure in questo caso Goracci avrebbe tentato di baciarla e la donna gli avrebbe detto «ancora una volta di piantarla, ricordandogli che aveva una moglie e una figlia». Gubbio oltre la fiction, una cronaca ancora tutta da chiarire.

Emanuele Ciogli

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