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Opinioni e commenti
 

Lusi via dal Pd, Pm rifiutano il patteggiamento
Pubblicato il 01-02-2012


 

Luigi Lusi, ex  tesoriere della Margherita, è stato oggi espulso dal gruppo Pd a Palazzo Madama. Il senatore, indagato per essersi appropriato di 13 milioni di euro dalle casse del partito tra gennaio 2008 e agosto 2011, era stato invitato a dimettersi ma, non avendo il accettato, il gruppo si è visto costretto ad espellerlo. «L’Ufficio di presidenza del gruppo del Pd al Senato – si legge in una nota – ha deliberato all’unanimità, su proposta della presidente Anna Finocchiaro, l’esclusione di Luigi Lusi dal gruppo stesso».

RIFIUTATO IL PATTEGGIAMENTO – Indagato per appropriazione indebita aggravata, Lusi aveva proposto di patteggiare un anno di pena, ma i pm non hanno accolto la richiesta, ritenendola «non congrua». Il massimo della pena prevista per questo reato è di tre anni di reclusione, ma l’accordo potrebbe chiudersi con una condanna a due anni, compresa la sospensione condizionale. Lusi ha anche depositato in tribunale una bozza fideiussoria con la quale si impegna a restituire subito cinque dei tredici milioni sottratti.

FASSINA (PD) – «Chiedo le dimissioni di Luigi Lusi da senatore e mi impegno pubblicamente a non subentrargli al Senato e lasciare il seggio a Brunella Ricci». Lo ha scritto, sulla sua bacheca di Facebook, Stefano Fassina, poco prima che Lusi fosse espulso dal gruppo del Pd. «Sono in conflitto di interessi a chiedere le dimissioni da senatore di Lusi. Gli subentrerei in Senato in quanto primo dei non eletti in Liguria – spiega il responsabile economico del Pd-. Ma di fronte ad una vicenda inaccettabile, non è possibile tacere per chi ha responsabilità politiche». «Brunella Ricci, di Imperia, dopo di me nella lista. Donna e ligure -prosegue Fassina-. Un piccolo risarcimento agli elettori liguri del Pd, alle migliaia di uomini e donne che con grandi sacrifici hanno fatto campagna elettorale per il Pd e per noi nel 2008. Ma, il senatore Lusi non intende dimettersi. E aggrava i danni alle istituzioni della Repubblica, alla politica e al Pd, in una fase segnata da profonda sfiducia dei cittadini. Speriamo, nonostante tutto, in un ripensamento da parte del senatore Lusi, per dignità e senso di responsabilità».

NENCINI (PSI) – «Lo diciamo da quattro anni, da soli. E solo ora, forse, verremo ascoltati. Non si può dare denaro pubblico a partiti che non esistono più». E’ il commento di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, alla vicenda che ha coinvolto l’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi. «Non è giusto che il denaro pubblico non assegnato ai partiti che non hanno superato lo sbarramento elettorale venga redistribuito alle forze politiche che invece sono riuscite a superarlo», aggiunge il segretario socialista. «Quei soldi dovrebbero ritornare nelle casse dello Stato ed essere utilizzati per misure a sostegno dell’occupazione giovanile. Due anni fa abbiamo raccolto le firme in tutta Italia per riformare la normativa sui rimborsi elettorali in modo da precluderne il diritto ai partiti che non rispettino l’articolo 49 della Costituzione ed i principi che ne derivano. I partiti che non utilizzino procedure democratiche per l’elezione dei propri vertici e degli organismi direttivi, non abbiano diritto a nessun rimborso. I fatti dimostrano che avevamo ragione e che la questione deve essere affrontata in tutta la sua urgenza», conclude Nencini.

CHITI (PD) – Fra le tante voci si è levata anche quella di Vannino Chiti, esponente del Pd e attuale vicepresidente del Senato. «Al di là delle responsabilità personali – ha dichiarato –  la vicenda pone sul tappeto una questione non rinviabile: quella della riforma del finanziamento elettorale dei partiti. Così non si può andare avanti». Secondo l’esponente Pd, «occorre che il finanziamento, collegato alle elezioni, sia delimitato nella sua entità e cioè più contenuto; erogato in tempi più definiti e in ogni caso non più a partiti che siano nel frattempo scomparsi; ancorato, in parte, al metodo democratico per la scelta dei candidati alle elezioni e alla presenza, non inferiore e a un terzo, di entrambi i sessi».

DI PIETRO (IDV) – «Non c’azzecca niente, sono cose diverse». Così Antonio Di Pietro risponde ai cronisti che gli chiedono se vi sia un parallelo tra il caso Lusi e Mario Chiesa che diede il via Tangentopoli.

LETTA (PD) – «Quella di Lusi è una vicenda incredibile. Si riunisca al più presto, ad horas, l’organo di gestione della Margherita per i chiarimenti e le decisioni conseguenti». Lo scrive sul proprio profilo di Twitter il vice segretario del Pd, Enrico Letta, a proposito della vicenda del tesoriere della Margherita, Luigi Lusi.

LEONE (PDL) – «Sulla colossale ruberia del senatore Lusi, l’ex presidente della scomparsa Margherita, Francesco Rutelli, anziché indignarsi e basta farebbe bene a spiegare come abbia potuto il suo ‘stimato’ tesoriere sottrarre 13 milioni di euro in perfetta solitudine, senza che nessuno se ne accorgesse, Rutelli in prima persona». Se lo chiede Antonio Leone (Pdl) vicepresidente della Camera dei Deputati, che aggiunge: «E’ vero che Lusi ha ammesso le sue colpe, ma spero che la fretta di chiudere il processo con il patteggiamento non sia poi utilizzata per evitare ulteriori chiarimenti di carattere politico» conclude Leone.

RONCONI (UDC) – «Già nella passata legislatura si propose la “costituzionalizzazione” degli statuti dei partiti per evitare il rischio di gestioni disinvolte e per garantire finanziamenti comunque pubblici. Si può sempre fare ma c’e’ anche l’urgenza di dare risposte immediate. Intanto si sospendano immediatamente i finanziamenti pubblici ai partiti che non esistono più che non solo non hanno rappresentanza parlamentare ma che alle ultime elezioni politiche non sono presentati. Si nomimi una specifica autority che certifichi con comprovata terzietà i bilanci dei partiti i cui fondi debbono essere esclusivamente utilizzati per le attività politiche e mai per investimenti immobiliari o perfino in fondi esteri. I partiti debbono fare politica e per questo finanziati, non possono essere trasformate in finanziarie».Così Maurizio Ronconi (Udc) in una nota.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. A proposito di Lusi e tutta la compagnia: un amico, prima socialista poi diessino, si è così con rabbia espesso:” prima mi trovavo in un partito ritenuto di ladri ma fra gente onesta poi mi sono ritrovato in un partito cosiddetto degli onesti, ma fra gente ladra!” Che dire!!!!!!!!!

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