martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mazara, sindaco con tre stipendi piange miseria
Pubblicato il 13-02-2012


 

Ritocco del trenta per cento sulla sua indennità di sindaco, 4817 euro mensili. E come “rinforzino”, i vitalizi da deputato parlamentare (5839 euro) e regionale (3500). Di certo non se la passa male Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara Del Vallo. Un primo cittadino dai mille redditi e dalla fame apparentemente insaziabile. «Molti di più dovrei averne», ha dichiarato di recente a Repubblica, cercando di cavalcare l’ondata di polemiche sollevate dalla scoperta del suo mensile più che generoso, specialmente in un periodo in cui gli italiani non se la passano proprio benissimo. Il sindaco del comune siciliano però non sembra sentirsi in colpa e, anzi, va “all in” per giustificare un maxi-stipendio che oggi sembra inconcepibile: «Sono efficiente, creativo, disponibile all’ascolto, prudente quando serve ma testardo e controcorrente quando è necessario. Io produco opere, e le accompagno con le parole, con il sentimento. Non sono un mediocre. E la mia fatica – incalza – va ripagata. Le apparirò presuntuoso, invece sono soltanto consapevole della mia forza, delle mie capacità». In faccia alle malelingue, Cristaldi schiaffa tutta la sua onestà: «Penso al bene comune ventiquattro ore al giorno e non bado alla popolarità». E questo si era capito.

FELICE ANNO NUOVO – La vecchia giunta aveva ridotto le mensilità del primo cittadino del 30 per cento. Ma con l’insediamento di Cristaldi, in carica dal 2009, un vento di cambiamento sembra aver investito i costi della politica comunale. Resosi conto dei tagli operati dal suo predecessore, Giorgio Macaddino, il nuovo sindaco è corso subito ai ripari, operando un robusto aumento al suo stipendio da sindaco. Ma non si è fermato lì: ai consiglieri qualcuno doveva pur pensare. E allora felice anno nuovo anche a loro, che da gennaio percepiscono un’indennità di 1600 euro. 

GLI INTOCCABILI – Poco più di un mese fa, la commissione Giovannini, istituita per operare una comparativa fra gli stipendi medi dei parlamentari europei e quelli italiani, non è riuscita (non ha voluto?) trovare appigli per giustificare eventuali tagli. Le urla dei cittadini indignati sono state però coperte dallo sbraitare dei politici, che hanno cercato un disperato salvataggio all’incrocio dei pali. Fra tutti, quella che ha tuonato più forte è stata sicuramente Alessandra Mussolini, deputata Pdl: «Tagli agli stipendi? Ci istigano al suicidio. Toglierci il vitalizio è come mandarci in giro nudi per strada». E con questo freddo come darle torto. E ancora: «Poi è ovvio che uno si ammala, prende l’influenza, si aggrava, arriva la polmonite e quindi…». Piange lacrime di coccodrillo anche Andrea Pastore, senatore Pdl: «Basta antipolitica. Dobbiamo vivere con decoro e dignità. Non possiamo vivere sotto un ponte…». Più chiaro ancora è stato Rodolfo Paolini della Lega, che se non parla di stipendi da fame poco ci manca. «Prendiamo come i magistrati – afferma Paolini –  prendiamo molto meno di tanti direttori, segretari comunali e dirigenti locali, che zitti zitti portano a casa molti più soldi con molto minore impegno orario. Prendiamo 10 mila, 12 mila euro netti a seconda dei casi. È molto? È poco? Lascio il giudizio al popolo». E oggi Paolini, sentito dall’Avanti!online, ha confermato quanto già detto in passato: «Prima di fare il parlamentare, percepivo un reddito annuo di 70mila euro. Oggi sono poco più di 20mila». E quando gli si chiede di commentare l’episodio di chi di stipendi ne riceve addirittura tre, il deputato si lascia scappare un commento laconico: «È uno scandalo, ma è altrettanto vero che sul piano giuridico il diritto è acquisito e non ci si può fare niente». E che vadano in malora i diritti di quei milioni di cittadini che neanche se li sognano i loro stipendi da favola. Risparmiano anche in fantasia.

Raffaele d’Ettorre

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