mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Megastore Benetton sul Canal Grande? Sgarbi: «un progetto ripugnante»
Pubblicato il 15-02-2012


Un altro centro storico patrimonio dell’umanità e un altro monumento che fa litigare per una «valorizzazione» imprenditoriale considerata da molti un po’ troppo «aggressiva». A Roma è stato il caso del Colosseo e del restauro firmato Diego Della Valle. A Venezia si è scatenato il putiferio intorno al cinquecentesco Fondaco dei Tedeschi che il gruppo Benetton vuole trasformare in un polo commerciale con tanto di terrazza a vasca che dominerebbe sul Canal Grande, modificando lo skyline e gettando la sua ombra anche sul Ponte di Rialto.

LA CONVEZIONE – Il fondaco è uno scrigno d’arte rinascimentale con un nucleo duecentesco successivamente impreziosito dal lavoro di Tiziano e Giorgione. Dopo esser stato sede delle Poste, è stato acquistato dal gruppo Benetton nel 2008 per 53milioni, un valore che sarà più che raddoppiato con la trasformazione di circa 9mila metri quadri in area shopping. Benetton si è impegnato a sborsare al Comune di Venezia 6milioni di euro entro quest’anno a condizione che l’amministrazione rilasci tutti i permessi entro 12 mesi e che i lavori si concludano in 48 mesi. Altrimenti l’intera cifra dovrà essere restituita con gli interessi. Il gruppo di Ponzano Veneto, si legge nella convenzione, creerà nel Fondaco «una superficie di vendita non inferiore a mq 6.800», e dunque chiederà varie autorizzazioni commerciali ed edilizie, anche in deroga al piano regolatore. Il Comune invece si impegna a far presto con i permessi su un progetto che è stato presentato il 31 gennaio con la firma dell’archistar Rem Koolhaas ed ha già ricevuto i via libera tecnici.

IL DILEMMA – Il megastore con terrazza è un affare anche per il Comune? O i 6milioni sono un piatto di lenticchie che consente ai Benetton di fare il bello e cattivo tempo? Siamo di fronte a una valorizzazione urbana che innesta elementi di modernità nel cuore storico di Venezia? Oppure è l’ennesimo scempio che in cambio di trenta denari sfregia il delicato equilibrio urbanistico della città lagunare? Italia Nostra è sul piede di guerra, ma i tecnici comunali hanno certificato che il tetto era stato quasi completamente rifatto negli anni ‘20 con materiali non originali.

LA REAZIONE DEI BENETTON – «Non è detto nemmeno che la terrazza si faccia. La polemica di Settis si è scatenata a partire da una bozza di progetto del settembre 2009 – spiegano all’Avanti! online da Edizione Srl, la finanziaria della famiglia Benetton – Nel frattempo il progetto stesso è cambiato varie volte e ci sono quattro o cinque soluzioni alternative in grado di ottemperare ai regolamenti in vigore nell’area veneziana che vietano le terrazze a vasca». Da Ponzano Veneto cercano di ammorbidire i toni: «E’ fondamentale il rispetto dell’edificio e che non si veda nulla dal Ponte di Rialto. Tra l’altro esiste già un lucernario centrale, il tetto è già praticabile e non si tratta di un soffitto cinquecentesco, ma di un manufatto degli anni ’20 che comunque Koolhaas salva al 70%». Secondo il gruppo Benetton ci sarebbero solo da «abbattere alcune capriate in cemento armato» e comunque «noi lavoriamo di concerto con la sovrintendenza».  Di tutt’altro tenore le parole di Vittorio Sgarbi: «Ha ragione Settis: avevo già sollevato il problema quando ero sovrintendente a Venezia. E’ la solita scelleratezza che vede da una parte imprese danarose e dall’altra comuni in miseria. Un progetto ripugnante con la copertura di un architetto famoso e geniale. Speriamo ci siano delle modifiche».

PAROLA AL CONSIGLIO – Aldilà del roof garden e delle polemiche, il gruppo industriale trevigiano prevede la creazione di 400 posti di lavoro ed è in trattativa con grandi retailer (si parla di Coin o Rinascente, ma non solo) per la concessione dello spazio commerciale. L’accordo con il Comune contempla inoltre 2mila mq di spazio che resterebbe pubblico e che il concessionario commerciale dovrà riservare ad eventi culturali ed attività artigiane come quella vetraria. La sovrintendenza riceverà in settimana il progetto definitivo e l’ultima parola spetta al Consiglio comunale, che probabilmente deciderà entro i primi di marzo.

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