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Opinioni e commenti
 

Milan, Juve e la commedia dell’assurdo
Pubblicato il 27-02-2012


Tagliavento annulla un gol fatto al Milan e vede un fuorigioco millimetrico ai danni della Juve; Galliani ironizza sulle lagne di Conte; l’allenatore bianconero gli dà del mafioso e poi litiga in diretta con Boban; Buffon dichiara pubblicamente che non ha visto entrare la palla e se pure l’avesse vista avrebbe fatto finta di nulla; Nicchi è indignato e ferito; Berlusconi chiede la moviola in campo. Insomma lo scontro tra Milan e Juve è andato ben oltre i novanta minuti di gioco. Insomma, più che una partita di calcio sembra una commedia dell’assurdo.

Che quella di sabato sera non fosse soltanto una sfida scudetto, l’avevano capito un po’ tutti e almeno un mese fa. Quando i bianconeri chiedevano un’ulteriore squalifica per Ibra e si lamentavano sistematicamente degli arbitraggi e Galliani cercava di mettere le mani avanti per parare i colpi. Strategia della Juve per alimentare lo scontro e mettere pressioni sui direttori di gara, tattica rossonera per contenere i danni. Una polemica durata qualche settimana, le cui motivazioni sono tante, antiche, alcune travalicano anche il calcio, ma, a mio parere, sono irrilevanti.

Quel che conta, come al solito, sono i fatti. E, visto che stavolta i protagonisti hanno superato il ridicolo, per una volta tanto prendiamola a ridere.
Iniziamo da Tagliavento: l’eroe del San Paolo, l’uomo che aveva coraggiosamente ordinato la ripetizione del rigore di Hamsik durante Napoli-Juve e chiuso gli occhi su un fallo di Pepe ai danni di Maggio nell’azione del secondo gol bianconero, quello di Estigarribia, questa volta si trovava tra due fuochi; così, per non scontentare nessuno, dopo aver annullato un gol fatto al Milan s’è sentito in dovere di compensare, inventandosi al settantacinquesimo un misterioso fuorigioco sul primo pareggio juventino. Il “cerchiobottista”.
I torti subiti dal Milan erano palesi e perciò Adriano Galliani, uno che i torti non è abituato a riceverli ma preferisce spartirsi le torte (quelle dei diritti televisivi che per anni ha gestito a vantaggio del Milan e di Mediaset), s’è sentito male e ha lasciato la tribuna in anticipo. Il rosicone.

Purtroppo nel tunnel che porta agli spogliatoi s’è imbattuto in Antonio Conte e non ha resistito. Nonostante il malore s’è complimentato con lui: la strategia delle lamentele, a suo parere, ha dato ottimi frutti. L’allenatore della Juve, che non ha caso per cognome ha un titolo nobiliare, ha sfoderato tutta la sua eleganza: “da che pulpito,” gli ha risposto, “voi siete la mafia”. Non pago, al termine della partita, ha invitato Zvone Boban a svestire la maglia rossonera prima di aprire la bocca. Un vero e proprio conte.

Nel frattempo, interrogato sui fatti, Gigi Buffon ha negato di aver visto la palla entrare. “Io guardo l’avversario e la palla, mica la riga di porta,” ha giustamente fatto notare. Certo, poteva fermarsi lì, ma lui è uno troppo educato, lo sappiamo. Non si permetterebbe mai di mettere in evidenza gli errori altrui. Così ha tenuto a precisare che anche quando avesse visto il gol non l’avrebbe mai detto all’arbitro. L’omertoso.

A questo punto, e dopo le dichiarazioni di Buffon, Nicchi, il direttore dei direttori di gara, s’è profondamente indignato. Certo per stemperare le polemiche almeno lui poteva tacere – come fa puntualmente quando gli arbitri danneggiano le squadre minori – ma si trattava di Milan e Juve e, siccome pochi mesi fa aveva aperto bocca per stigmatizzare l’operato di Rocchi ai danni dell’Inter, non s’è potuto esimere. Gli arbitri hanno sbagliato, ha dichiarato, ma tutte queste polemiche sono esagerate e non aiutano a migliorare il clima. Ma soprattutto ha fatto sapere che le parole di Buffon, il “suo portiere”, il capitano della “sua” nazionale l’hanno particolarmente ferito. E così ha preso una decisione durissima: anche se aveva deciso di mandare gli arbitri in conferenza stampa, non lo farà più. Non ci è dato sapere se li manderà almeno in punizione. L’amante ferito.

In questo parapiglia non poteva mancare la reazione a caldo di Silvio: “ci vuole la moviola in campo”. Pare che abbia chiamato il fido Ghedini per ordinargli una riforma della giustizia sportiva. Ma l’onorevole avvocato era impegnato nelle ultime pratiche del processo Mills: “t’ho fatto avere la prescrizione,” avrebbe risposto, “e poi pare che Monti oltre ad essere comunista sia pure juventino”. Così Berlusconi ha incassato due pareggi e s’è addormentato sereno. Lui che non perde mai.

Per finire un po’ di domande. Riuscirà Antonio Conte a ricordarsi che era il capitano della Juventus di Moggi e soprattutto a capire che non è il caso di utilizzare argomenti seri e dolorosi come la mafia per alimentare una polemica stupida e poco sportiva? Galliani, troverà una soluzione per restare carnefice pur passando ancora una volta per vittima del sistema? Buffon imparerà a stare zitto e non dire fesserie e soprattutto, sarà punito per il suo comportamento antisportivo? Il povero Nicchi troverà consolazione dopo la delusione per le parole di Buffon, ma soprattutto riuscirà almeno una volta mandare in campo arbitri lucidi e non condizionabili?

Chissà come e se finirà. Nel frattempo continuiamo a ridere, che è meglio. Perché, e non ce ne voglia Becket, il baraccone del calcio questa settimana pur abbassandosi ai suoi livelli più infimi s’è elevato ai livelli di commedia dell’assurdo.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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