lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Milano Fashion Week – 3 giorno.
Pubblicato il 25-02-2012


MOSCHINO – Un certo look può accontentare tutti, senza distinzioni di classe: l’intellettuale e il rockettaro, il politico e l’uomo di spettacolo, il borghese e l’emarginato. E’ il look il valore universale che si ha. L’abito fa il monaco? Non solo: sulla passerella di Moschino l’abito fa il soldatino, il tamburino, il centauro, la mademoiselle, la party girl. La donna di Rossella Jardini, direttore creativo della maison, rimette sempre in evidenza il proprio lato migliore, per catturare l’ammirazione e il consenso. Giocolerie stilistiche, lontane anni luce dalla spettacolarizzazione di se stessi: cappotti militari in pelle trapuntata, giubbotti chiodo con citazione pacifista, pantaloni da baseball con ginocchiera. Tutto si mescola, tutto si democratizza: dalle cadette militari alle cheerleader, dalle divise con gli alamari e cintura a vita alta alle cappe di raso dalle tonalità iridescenti, fino agli abitini bon ton in maglia a scacchi, in marabù, e in taffetas. La ragazza Moschino – che “rotolò su champagne e caviale, e se ne andò” – vuole soltanto divertirsi. Voto 8.

LES COPAINS – I tagli e i materiali giusti, sono gli elementi decisivi per il successo di un buon prêt-à-porter. Ispirata alla modella Lisa Fonssagrives, moglie del fotografo Irving Penn, la donna Les Copains, per la prima volta disegnata da Alessandro Dell’Acqua, indossa caldi e voluminosi cappotti e abiti lavorati a trama grossa. Il gioco del rimbalzo tra la lana pesante e il tulle ricamato, è un soffice e simbiotico accostamento arricchito da inserti di pelliccia e abbagli di paillettes. La delicatezza trova corrispondenza estetica nelle sfumature del nero, del grigio, e del viola. La pienezza dei volumi ingombranti invade lo spazio di armonia. Voto 7.

VERSACE – Le rivisitazioni non l’hanno mai intimorita. Donatella esplora la storia della sua maison con una convincente combinazione di soggettivo passato e oggettivo contemporaneo. Nessun rimpianto antiquariale: si guarda al futuro, da Versace. Con molta acutezza la stilista ha riassunto lo splendore di Bisanzio (già ampiamente citato nei primissimi anni novanta da suo fratello) in dettagli luminescenti. «Le croci bizantine sono state il motivo dell’ultima collezione che, Gianni e io, abbiamo fatto insieme; sono la nostra ultima ricerca», dice la stilista. «Abbiamo visitato le chiese bizantine, provando delle sensazioni incredibili. Quel ricordo è riaffiorato improvvisamente». Croci, dunque, ricamate su redingote di velluto e stampate su abiti di pizzo. L’irrefrenabile processo evolutivo della maison si consacra sui falcianti dettagli che fanno brillare e impreziosiscono la pelle, la seta, e il velluto. Un look contrastante: raffinato & scostumato come il rock, tanto caro a Donatella, che picchia e affascina allo stesso tempo. L’irradiante maglia di metallo – inventata da Gianni, e usata al rovescio per renderla più opaca – è indubbiamente la componente più sfavillante e narrante della sfilata. Voto 9.

Martina Alice de Carli

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