martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Miracolo-Madonna al Super Bowl: la regina è tornata
Pubblicato il 07-02-2012


Madonna si è presentata in maniera faraonica: vestita da Cleopatra, e scortata da uno stuolo di possenti centurioni. Una performance sfarzosa che, oltre a declassare ulteriormente i tanti cloni acerbi che ambiscono a rubarle lo scettro, appare come un omaggio smaccato all’amica Elizabeth Taylor. Miracolo. Intorno a lei si respira la solita aria di miracolo; di quel misticismo un po’ blasfemo, divenuto punto di forza, e giocato sulla scelta  di chiamare sua figlia Lourdes, sul chiacchierato fidanzamento con il giovanissimo Jesus, e sul desiderio di farsi inchiodare a una gigantesca croce tempestata di cristalli Swarovski. La sacerdotessa degli anni di plastica, che a 53 anni sembra già evasa da una dozzina di vite, è tornata: più tonica, più levigata, più ipertrofica, certamente più bella e sofisticata della ventisettenne del Bronx, drappeggiata da Jean Paul Gaultier, all’epoca di «Who’s That Girl».

 

E’ proprio la sua insaziabile voglia di cambiamento a spingerla alla ricerca di stilisti che documentino la sua evoluzione. E questa volta, Madonna, è riuscita nel miracolo di trasformare per 12 minuti la torrida e maschia arena del football americano in una passerella, affidandosi (ancora una volta, dopo la collaborazione per lo Sticky & Sweet Tour) alle creazioni Haute Couture di Givenchy by Riccardo Tisci, ulteriormente impreziosite da una corona di Philip Treacy e dai gioielli di Bulgari. Il segreto del perenne successo di Nostra Signora? La capacità di restare se stessa a prescindere da tutto.

 

L’icona massima di una femminilità multiforme – ancora capace di riempire stadi, vendere dischi, e rinascere – leggera come una farfalla dall’età indefinita, impartisce l’ennesima benedizione ai fedeli che chinano il capo, sulle celebri note di «Vogue» sul ritmo elettropop di «Give Me All Your Luvin» (cavallo di battaglia dell’album «MDNA», in uscita il 26 marzo), sull’ossessiva «Music» e sull’immortale «Open Your Heart».

Singolare, ma forse non casuale, che Madonna abbia scelto di chiudere il suo imperiale show con un’intensa versione di «Like a Prayer», strategicamente eseguita come richiamo alla famigerata Prayer (preghiera) che nel football è l’ultimo, disperato, tentativo di vincere una partita quando il tempo sta per scadere. Alla fine dell’esibizione, come solo nei luoghi di venerazione mariana accadde, Madonna scompare in una nuvola di fumo, e sul palco appare la scritta World Peace.

 

Martina Alice de Carli
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