lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’addio di Whitney e quell’hotel maledetto
Pubblicato il 13-02-2012


Una stanza d’albergo, scatole di medicinali e una vasca da bagno: così ci ha lasciato all’età di 48 anni, in circostanze ancora da definire, la regina del pop, Whitney Houston. Figlia della cantante gospel Cissy Houston, cugina della celebre Dionne Warwick nonché parente di Aretha Franklin, Whitney aveva il talento nel sangue: 7 album registrati dal 1985 al 2009 e più di 170 milioni di copie vendute, è l’eredità che ci lascia “The Voice”. La ricordiamo per il grande contributo dato all’industria discografica, di cui è stata regina indiscussa, con brani come “Saving all my love for you”, “How will I know” e “The greatest love of all”.

MATRIMONIO E DROGA – È entrata nei nostri cuori con la sua apparizione sul grande schermo nel film “The Bodyguard”, al fianco di Kevin Kostner, la cui colonna sonora ha venduto 45 milioni di copie. Da anni però, soprattutto a seguito del fallimento del suo matrimonio con il cantante Bobby Brown, era piombata nel vortice di cocaina, crack e psicofarmaci, che l’ha portata a vivere sola, rifiutando l’aiuto di amici e familiari.

DIVI E DIPENDENZE – Sembrerebbe che i divi della musica debbano andarsene necessariamente in modi oscuri, indecifrabili o legati al terribile mondo delle dipendenze da alcool e droghe. E forse anche le camere d’albergo, dove le star dalla vita controversa spesso si trovano circondate solamente dalla loro profonda solitudine, fanno da cornice perfetta alla dipartita dei belli e dannati. Due icone del rock, Janis Joplin e Jimi Hendrix, nel 1970 vennero trovate esanimi nella stanza di un hotel, probabilmente a seguito di uno smodato uso di sostanze stupefacenti. Sempre soli, ma nelle loro case, vennero scoperti senza vita Jim Morrison e Kurt Cobain, leader dei gruppi storici Doors e Nirvana. Anche oggi siamo costretti ad assistere a scomparse tragiche e spesso misteriose di grandi figure della musica come Michael Jackson, stroncato dall’uso esagerato e scorretto di medicinali, e per ultima, nello scorso luglio, Amy Winehouse, talentuosa e giovanissima cantante, la cui vita è andata in fumo tra alcool, droga e psicofarmaci. Il tragico elenco potrebbe essere molto più lungo e più macabro. Preferiamo, tuttavia, ascoltare la loro musica e ricordarceli per quello che sono stati. Il resto è show biz.

Martina Perrone

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