martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nevicasse sempre!
Pubblicato il 06-02-2012


Nevicasse sempre non ci sarebbe traffico. Nevicasse sempre vedrei le strade piene zeppe di gente allegra. Nevicasse sempre ce l’avrebbero finalmente tutti i giorni e sempre con Alemanno. Le strade di Roma son deserte. Attraversare di notte piazza San Lorenzo in Lucina è surreale: un manto bianco intonso di almeno venti centimetri copre l’intera piazza, e poi diritto fino a piazza di Spagna. Nevicasse sempre a Roma la città sarebbe sempre sileziosa e taciturna, come in una fiaba.

Nevicasse sempre quando accendo la tv non vedrei più programmi spazzatura che ancora si ostinano a simulare il botto della Costa Concordia, non vedrei più Capitan Schettino che da qualche giorno ostruisce la mia regolare digestione. Nevicasse sempre le partite di calcio sarebbero sempre annullate, e resterebbe ben poco da fare se non scendere in strada e prendere a pallate i passanti. Nevicasse sempre, problemi come il caro benzina, le vignette Sarkozy-Merkel, le lacrime della Fornero, e così via, passerebbero in secondo piano, perché le latterie hanno esaurito il latte e spalare la neve dal cancello di casa diventerebbe la priorità.

Nevicasse sempre sarebbe anarchia e gioia per tutti. Perché qui a Roma molti schemi son saltati: bar aperti fino all’alba, gente accampata da amici perché non poteva tornare a casa, maratone alcoliche durate un intero week end, gente che prima si copriva ma poi preferiva scoprirsi per poi ritrovarsi a fare l’amore. E poi ancora il trionfo dei possessori di Suv, ora spavaldi piloti che finalmente possono giustificare cinquantamila euro di spesa inutili per quel modello di macchina; signore impellicciate con Moon Boot che passeggiano per il Fleming come se fossero in piazzetta a Cortina; Facebook impazzito di foto con fessi che scendono la gianicolense in sci o che scrivono “che tenerone il mio cagnolino che si rotola sulla neve”.

Nevicasse sempre staremmo di più in famiglia: per via del Corso a Roma sabato pomeriggio non c’era una persona che non era felice o un bambino che non sprizzava felicità dal volto. Nevicasse sempre avremmo enormi problemi di viabilità, come in effetti si è verificato, perchè qui a Roma non siamo preparati, inutile stupirci o arrabbiarci. Nevicasse sempre diventeremmo tutti noi romani abili uomini di montagna, visto che il comune ha praticamente abbandonato a se stessi moltissimi quartieri, lasciando che i cittadini si facessero giustizia da soli verso il “mal tempo”.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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Commenti all'articolo
  1. Citazione dal libro “Neve”, di Maxence Fermine.
    La neve possiede cinque caratteristiche principali. E’ bianca. Congela la natura e la protegge. Si trasforma continuamente. E’ sdrucciolevole. Si muta in acqua.
    Quando [Yuko] ne parlò al padre, questi vi trovò solo aspetti negativi, come se la strana passione del figlio per la neve gli rendesse l’inverno ancor più ostile. “E’ bianca; pertanto è invisibile e non merita di essere vista. Congela e protegge la natura; la superba, chi si crede d’essere per pretendere di rendere statua il mondo? Si trasforma continuamente; pertanto è infida. E’ sdrucciolevole; chi mai può provare piacere a cadere sulla neve? Si muta in acqua; lo fa per meglio inondarci durante il disgelo.”
    Yuko, invece, nella sua compagna vedeva cinque caratteristiche diverse, che appagavano il suo talento artistico.
    “E’ bianca, dunque è poesia. Una poesia di una grande purezza.
    Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell’inverno. Si trasforma continuamente. dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve. E’ sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve un uomo può credersi funambolo. Si muta in acqua. Dunque una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.”
    “Per te è dunque tutto questo?” chiese il monaco.
    “E ben altro ancora.”
    Quella notte il padre di Yuko Akita capì che l’haiku non sarebbe bastato per riempire con la bellezza della neve gli occhi del figlio.

  2. Trovo del vero in questo articolo, ma mi sorge una domanda: secondo voi perché per tornare umani non ci resta che confidare nell’aiuto delle calamità naturali? Siamo ridotti così? Se abbiamo tutto e diamo tutto per scontato smettiamo davvero di essere felici?

  3. Perché mai anche il più importante ritrovato della scienza e del progresso non sarebbe mai in grado di donare a un bambino la stessa allegria di due fiocchi di neve? Cos’è il progresso?

  4. La tecnologia ci serve davvero sempre e comunque, o siamo noi a essere utili, senza rendercene conto, alle “macchine”? Posso capire un ragazzino e il suo stupore per un nuovo videogioco. Ma poi passa. Se gli fai vedere lo stesso viedogioco dopo un anno lui fa una smorfietta disillusa e ti risponde: “Già lo conoscevo …”. Invece quando vedono la neve, fosse anche per la decima volta, iniziano subito a fare a pallate, a cercare buste di plastica per scivolare, a raccattare ramoscelli di legno per fare un pupazzo. E questa è una cosa che non ho mai capito. Chiedo scusa per le risposte multiple. Saluti.

  5. Il progresso e’ utile/inutile, ma come dici bene te nulla potrà sostituire ancestrali emozioni che grazie al cielo ancora ci appartengono. Vivendo però in una società viziata ed abitata da viziati, ben vengano a questo punto nevicate, o magari eventi ancora più clamorosi, se sono rimasti questi l’unica via per riscoprirci esseri umani.

  6. altro che neve, qui ci vuole il diluvio universale! via le signore impellicciate, via i burini con le air max a via del corso, via i fighetti metrosessuali coi cardigan rigorosamente lilla..
    MISANTROPIA UNICA VIA!

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