martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

No Tav, Cantore (Pdl): Sta diventando una guerra civile
Pubblicato il 29-02-2012


La tav è l’argomento che in questi giorni sta riempiendo le pagine di cronaca, soprattutto per l’attesa che si è creata attorno alle sorti del leader No Tav Luca Abbà, 37 anni, precipitato da un traliccio dell’alta tensione sul quale era salito per urlare le ragioni della protesta. Dal punto di vista delle parti, la situazione è, apparentemente, molto semplice: i comitati non vogliono che si costruisca una linea ferroviaria ad alta velocità nella Val di Susa, in gioco le bellezze del paesaggio e l’intero ecosistema ambientale. Il mondo politico, a parte la sinistra estrema, è per ultimare la tratta Torino-Lione (anche l’ex premier Romano Prodi, da leader del centrosinistra, era d’accordo). I motivi, anche qui, sono semplici: l’Italia ha bisogno di un collegamento veloce con il resto d’Europa e questo è l’unico modo per permettere scambi commerciali più frequenti e rapidi. A tal proposito abbiamo ascoltato Daniele Cantore, dal 2010 nel Consiglio della regione Piemonte, già in commissione “Ambiente”.

Partiamo dal tragico evento di ieri, salire su un traliccio è un gesto da cretini, come titolano oggi i giornali di destra o è giustificabile nell’ambito della protesta?

Un gesto sicuramente esasperato quello del sostenitore No tav, ma anche un gesto molto pericoloso. Lo sappiamo, salire sul traliccio è un rischio, ma proprio perché gesto estremo, viene ad essere dettato da uno stato d’animo disperato. Poi è avvenuto ciò che non doveva avvenire e mi auguro che questo ragazzo in coma, riesca a riprendersi.

E’ stata affrontata male la situazione dalla polizia?

La polizia ha fatto il proprio dovere. Bisogna immedesimarsi nelle Forze dell’ordine, se vengono provocate, tendono a reagire, ma non sono state effettuate violenze nonostante tutto. Io penso che ci sia diritto di esprimere la propria posizione, si può essere dubbiosi su alcune posizioni, ma non ci si può chiudere al dialogo. Riguardo le proteste di questi anni i partiti, sia a livello locale che centrale, dovrebbero fare autocritica per non essere stati capaci di comunicare con queste popolazioni e di informare. Il problema sorge quando tra i No tav spuntano i centri sociali, che non hanno alcun interesse perla Valdi Susa: l’unico loro interesse è imbrattare e distruggere, sono venuti da tutt’Italia per far questo. Il movimento No tav si dovrebbe apertamente dissociare da queste frange violente. E’ notizia della scorsa settimana: la marcia pacifica dei No tav è stata trasformata in un vero e proprio assalto di violenti nella stazione Porta Nuova di Torino. Troppo spesso si evidenzia un filo diretto No tav-centri sociali. Quest’ultimi vogliono creare un clima di terrore pericoloso per il Paese.

Non c’è il rischio che dei No tav rimanga solo la violenza e non le ragioni?

I No tav non se ne accorgono o non vogliono accorgersene, il che sarebbe più grave: bisogna abbassare i toni, sta diventando una guerra civile. Mi auguro che il movimento no-tav lasci libera la valle e trovi momenti di dialogo con le istituzioni. Questa occupazione sta provocando solo danni al turismo e alla visibilità della zona. Fino a esso il bilancio delle proteste è negativo, bisogna partire con il dialogo.

L’impatto ambientale devastante che avrebbe l’opera denunciato dai No tav è reale?

Questa è una vicenda di cui si parla da vent’anni. C’è un problema nella struttura montana caratterizzata da amianto. A oggi è in progetto un trattamento particolare per cui l’amianto non sarà dannoso per la salute. Certo la zona, ventosa per sua natura, non aiuta, ma nel nuovo progetto è stato garantito uno smaltimento adeguato. Purtroppo questo i cittadini non lo sanno, c’è stata poca comunicazione da parte delle istituzioni. Poi ovviamente non si può imporre niente a nessuno. Ognuno è libero di manifestare la propria opposizione, ma bisogna abbandonare la via della violenza e credere. Credere che la violenza sia dovuta alle forze dell’ordine è pretestuoso, i No tav si devono distaccare dalle frange violente.

L‘alta velocità rischia di essere una delle grandi opere fantasma con stanziamento di soldi pubblici anch’essi destinati a sparire oppure diverrà davvero il grande snodo verso il centro Europa?

Se non parte il progetto rischia di diventare fantasma. Ci vorranno venti anni per essere portata a termine, rallentando anche le connessioni importanti con il centro   Europa. Adesso che il progetto ha cambiato obiettivo, rivolendosi a quella parte della montagna con minor tasso di amianto non ci dovrebbero essere problemi, ammesso che la popolazione la accetti.

Molte famiglie della Val di Susa si sono ritrovate senza casa, non è arrivato loro l’avviso d’esproprio, lei che lavora sul territorio ne sa niente?

No, l’esproprio attualmente, in questa prima fase, riguarda zone non abitate, che sono state sgomberate per iniziare i carotaggi per la costruzione del tunnel. Nella seconda fase verrà ad essere utilizzato territorio a oggi abitato, ma questo avverrà tra 10 anni.

Buemi, segretario Psi regione Piemonte ieri ha ipotizzato infiltrazioni mafiose tra i No tav, lei ne è a conoscenza?

Non lo so, sono certo della violenza dei centri sociali, per il resto non so niente.

Vattimo invece ha detto che il Pd è a favore del’alta velocità perché i lavori sarebbe stati appaltati ad una cooperativa vicina ai democratici, che ne pensa lei?

Se cominciamo a ragionare pensando che dietro a ogni opera ci sia un partito non approdiamo a nessun risultato, sono contrario a questo modo di ragionare.

Come finirà?

Non lo so, la situazione è difficile, bisogna tenere i nervi saldi cercando un dialogo assolutamente necessario e fattibile solo dicendo basta a questo braccio di ferro.

Diletta Liberati

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