giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Oscar, The Artist fa contenti tutti. Trionfo di Ferretti-Lo Schiavo
Pubblicato il 27-02-2012


Una vittoria annunciata quella di “The Artist”, il film del francese Michel Hazanavicious premiato, all’84esima edizione della notte degli Oscar, con ben cinque statuette su dieci nomination. La pellicola, muta e in bianco e nero, era data 1.06 dai bookmaker come miglior film. Oltre a rispettare questa previsione, The Artist ha trionfato anche nelle categorie costumi, colonna sonora originale, migliore regista e migliore attore, con Jean Dujardin. Il film è un tributo al cinema da parte del cinema stesso che, in un’epoca caratterizzata dalla ricerca dell’”hi-tech a tutti i costi”, cerca di riscoprirsi, tornando alle sue origini e privilegiando l’impatto emotivo alla ricerca esasperata della modernità. L’idea pare aver funzionato e così, anche quest’anno, Hollywood s’inchina al cinema d’oltreoceano e sposa la linea europeista in modo un po’ nostalgico. Una nostalgia forse più furba che sentita, visto che The Artist è sì un omaggio raffinatissimo al cinema ma è soprattutto un tributo a quello americano degli esordi. Hollywood in questo modo premia se stessa, e lo fa attraverso le macchine da presa  francesi.

ITALIA FELICE SOLO IN PARTE – Dei cinque oscar assegnati a “Hugo Cabret” di Martin Scorsese (che ha vinto anche per la migliore fotografia, effetti speciali, effetti e montaggio sonoro), uno è andato agli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. La coppia,  nelle vesti rispettivamente di production designer e set decorator, ha vinto infatti il premio per la miglior scenografia. Pronte le congratulazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Questo terzo prestigioso riconoscimento premia, con il vostro qualificato apporto al film di Martin Scorsese, il ricco patrimonio di esperienze, di creatività e di cultura del cinema italiano». Entusiasta anche il regista Marco Risi: «Il trionfo di Ferretti-Lo Schiavo rappresenta la vittoria della bottega italiana – ha dichiarato Risi – perché, al di là degli effetti speciali, tecnici, che imperversano in tutto il cinema americano, esiste la capacità dell’artigianato e del talento italiano». Delusione invece per “La Luna” di Enrico Casarosa, che è stato battuto da “The Fantastic Flying Books of Mr.Morris Lessmore” di William Joyce e Brandon Oldenburg, nella categoria miglior corto animato.

GLI ALTRI OSCAR – A spopolare è anche Meryl Streep che, con la sua performance in “The Iron Lady”, restituisce una Margaret Thatcher che convince tutti. L’attrice porta così a casa la terza statuetta, e le manca solo un quarto Oscar per eguagliare Katharine Hepburn. Vince a sorpresa il premio come miglior film in lingua straniera “Una separazione”, diretto dall’iraniano Ashgar Farhadi. Woody Allen si aggiudica il premio come miglior sceneggiatura originale per il suo “Midnight in Paris”.

SARKOZY SULLA VITTORIA FRANCESE, “MERITO DELLA MIA POLITICA” – Quello di The Artist sarebbe «un successo tremendo del cinema francese e del cinema di qualità». Lo ha dichiarato il presidente francese Nicolas Sarkozy alla radio RTL, commentando la vittoria di cinque Oscar del film muto in bianco e nero The Artist. Sarkozy ha inoltre precisando poi che questa vittoria sarebbe «testimonianza dell’eccezionale vitalità del nostro cinema e il successo della politica del governo a favore dell’eccellenza di questa importante industria in Francia».

IHR, RIFLETTORI ANCHE SU REGISTI IN CARCERE – «L’Oscar a Una separazione accenda i riflettori anche su tutti quei registi iraniani che le autorità di Teheran hanno incarcerato e costretto al silenzio». Lo ha dichiarato in una nota Marco Curatolo, presidente di Iran Human Rights (Ihr) Italia, commentando la conquista della statuetta come miglior film in lingua straniera da parte della pellicola di Asghar Farhadi. «Al tempo stesso – ha precisato Curatolo – auspichiamo che l’Oscar, in quanto premio statunitense assegnato a un film iraniano, possa essere motivo di distensione tra i due paesi e ispirare positivamente il dialogo tra Stati Uniti e Repubblica Islamica, allontanando le ipotesi di scontro militare. Le vie della cultura e dell’arte – ha concluso – molte volte, hanno preceduto e indicato quelle della politica e della diplomazia».

Raffaele d’Ettorre

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